La professoressa Rosa Maria Marini continua a insegnare filosofia, come ha sempre fatto da quando la sua scuola, l’istituto superiore De Gasperi-Battaglia di Norcia, ha riaperto il 14 novembre 2016 dopo la terribile scossa del 30 ottobre. Ma fare scuola oggi a Norcia non è una cosa semplice. Non lo è per i ragazzi e non lo è per gli insegnanti, dei quali lei è rappresentante sindacale per la Flc Cgil.

“Ora le lezioni si tengono nei container posizionati sul piazzale della vecchia scuola, che è inagibile – spiega – la mattina ci siamo noi delle superiori, mentre il pomeriggio tocca alla scuola media. Ma siccome le aule non bastano, spesso vengono utilizzate da due classi contemporaneamente. Di problemi ce ne sono ancora tantissimi – continua la docente –, a partire dal fatto che con i primi caldi fare lezione nei container sta diventando complicato. E poi mancano gli spazi per noi insegnanti e per i ragazzi, non abbiamo gli armadietti, non abbiamo una palestra”.

Ma non solo. Per molti c’è anche il problema degli spostamenti. Chi non ha un’abitazione agibile a Norcia, continua a fare la spola dalle sistemazioni di emergenza che sono state assegnate dopo il sisma. La cosa peggiore, però, è che non sembra all’orizzonte il ritorno a una situazione che si avvicini alla normalità. “Mi chiede quali prospettive abbiamo? Non le so davvero dire – risponde la prof –: in tutte le zone colpite dal terremoto si ha la stessa sensazione di un preoccupante immobilismo. Certo, i vigili del fuoco, i militari, anche alcuni privati ci hanno dato un grandissimo aiuto, per esempio nella predisposizione dei container, che ci consentono di fare scuola ogni giorno, ma a livello generale l’impressione è che sia tutto fermo”.

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In questo contesto, tenere alto il livello della didattica e dell’attenzione degli alunni non è una sfida semplice. Anche perché ci sono ragazzi che si sono visti crollare la casa addosso, sono logicamente ancora molto provati e ognuno ha i suoi tempi di recupero. Esistono però degli “strumenti” che possono accelerare questo percorso, anche attraverso una rielaborazione collettiva di quanto accaduto. Uno di questi è il teatro.

Nei giorni precedenti il terremoto, la professoressa Marini e i suoi studenti stavano preparando un copione per partecipare al concorso “Scrivere il teatro”, indetto dal Miur e dall’Unesco. Poi però è arrivata la scossa e la scuola è rimasta chiusa per 20 giorni, proprio fino all’ultima data utile per presentare il proprio lavoro. Da qui è nata l’idea di rivoluzionare il copione, inserendo la realtà vissuta dai ragazzi in quei giorni terribili nel testo teatrale, attraverso i messaggi scambiati su whatsapp dagli stessi studenti.

“Ragazzi, come state? Ci siete tutti? Io per metà. Cosa si sa di Norcia? Dicono che le chiese non ci sono più”. E ancora: “Casa mia è un bordello, i muri portanti si sono crepati”, “io ero rimasta sul letto con la scarpiera e la tv addosso”, “io ci sono, ma mezza Norcia non c’è più”. Tutti messaggi naturalmente accompagnati dalle immancabili “faccine”, gli emoticon che poi daranno il titolo alla stessa opera teatrale: “Ma c’è un emoticon per il terremoto?”.

Il 27 marzo scorso, giornata mondiale del teatro, lo spettacolo della professoressa Marini e dei suoi ragazzi, sostenuto fortemente da tutta la scuola e dal dirigente Rosella Tonti, è stato premiato come vincitore del concorso del Miur e dell’Unesco. E ora, anche con il sostegno della Flc e della Cgil, lo spettacolo verrà portato in giro, per l’Umbria e non solo. Il sindacato della scuola dell'Umbria ha attivato una sottoscrizione volontaria, allargata a tutte le categorie di lavoratori, proprio per permettere all'opera di essere portata in scena. Cosa che accadrà forse già in occasione del prossimo Primo Maggio, che vedrà la festa regionale del Lavoro ospitata proprio a Norcia. Un modo per ricordare a tutti che quella città, così duramente colpita, c’è e vive, anche grazie al coraggio e al talento dei suoi giovani.