Il governo ha deciso, per evitare il referendum promosso dalla Cgil, di abrogare con decreto legge i voucher e la norma sugli appalti. Si poteva intraprendere prima, e per tempo forse, una strada diversa che apportasse modifiche sostanziali delle normative nella direzione da noi richiesta.

Così non è stato ed oggi, dal momento dell’entrata in vigore del decreto, che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni, non si possono più acquistare voucher. Quelli già acquistati potranno essere spesi entro la fine del 2017, secondo quanto disposto dal decreto.

Ovviamente siamo i primi a chiedere di definire nuovi strumenti che regolamentino queste attività, sulla base di un confronto largo e rapido con tutti i soggetti interessati. Basta volerlo fare.

L’indizione del referendum abrogativo dei voucher, così come quello per il ripristino della responsabilità solidale negli appalti, era ed è stata funzionale a far modificare l’orientamento dei provvedimenti legislativi in materia di lavoro, promuovendo sia politiche di maggiore tutela rispetto al precariato, sia pratiche per migliorare la qualità del lavoro.

Non solo no, quindi, dalla Cgil, ma proposte precise e dettagliate consegnate al dibattito parlamentare sei mesi fa, ben sapendo che possono e devono esserci spazi di flessibilità del lavoro, compreso quello accessorio, ma mai utilizzazioni strumentali volte ad abbattere unicamente i costi o a nascondere prestazioni di dipendenza a tutti gli effetti.

Le idee della Cgil in materia di lavoro occasionale accessorio sono contenute negli articoli 80 e 81 della proposta di legge di iniziativa popolare (qui il testo completo): la Carta dei diritti universali del lavoro. La proposta è stata depositata in Parlamento alla fine del settembre 2016 dopo aver raccolto, lo scorso anno, 1 milione e 300 mila firme. La settimana scorsa è stato avviato l’iter per il suo esame in commissione lavoro della Camera.

La proposta di legge interviene sui settori di applicazione e definisce tetti più stringenti per gli importi che ciascun soggetto potrebbe erogare e per quelli che ciascun fornitore di prestazioni potrebbe ricevere.

Ciò detto, è utile precisare che nell’attesa di ridefinire la materia non vi sono vuoti che impediscano di ricorrere ad altre e legittime forme di regolamentazione di queste prestazioni, in tutti i settori, anche nel mondo delle associazioni e dei servizi sociali e assistenziali. A partire dal lavoro a chiamata.

Il nero che incombe, a detta di qualcuno, non mi pare proprio sia inevitabile, a meno che non lo si cerchi volutamente.

Infine, anche per coloro che lamentano perdite di posti di lavoro con l’abolizione dei voucher, è utile ricordare - ed alcuni esempi si ritrovano nel settore dell’agroalimentare o nel commercio, turismo, cultura e spettacolo - che si può dare lavoro ricorrendo a molteplici strumenti, compresi alcuni contratti di settore che danno garanzie di maggiore qualità e tutele più ampie allo studente lavoratore, al lavoratore occasionale, all’inoccupato o al pensionato che offrano servizi occasionali, agli stessi datori di lavoro.

Gianni Peracchi è segretario generale della Cgil Bergamo