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28 settembre

Prove di dialogo

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Diverse tra loro oggi le prime pagine dei principali quotidiani italiani. Il Corriere della sera sceglie le riaperture: “Stadi e teatri, più spettatori”, mentre la Repubblica apre con il caso di cronaca che scuote la Lega: “Morisi, 'droga dello stupro'. Salvini sempre più solo”. Il Sole24Ore opta per: “Sprint del petrolio, verso 80 dollari”, la Stampa sceglie: “Conte; con Salvini Draghi non dura”. Il Messaggero apre invece con “Pubblico allo stadio al 75%”, mentre il Fatto quotidiano titola: “La giustizia funziona, panico tra i due Matteo”. Il Manifesto infine sceglie la politica tedesca: “Soluzione Scholz”.

Interviste
Molte oggi le interviste che analizzano i risultati delle elezioni politiche in Germania. Sul Corriere della sera a pagina 5 Francesca Basso intervista a David Sassoli: “Era annunciato dai sondaggi, ma personalmente mi aspettavo una vittoria dell'Spd e un buon risultato dei Verdi peri temi posti al centro della loro campagna elettorale - si legge -. Sono le questioni della vita delle persone: il lavoro di qualità, il salario minimo, la sostenibilità sociale e ambientale. Sono i temi con cui tutti devono fare i conti, in famiglia, in fabbri cambiamento Già dopo il voto europeo era chiaro che la vecchia maggioranza non era più possibile ca, nel mondo dei servizi. Spd e Verdi in campagna elettorale sono sembrati più coinvolti con i problemi reali delle persone. E sono stati premiati per questo. Che messaggio arriva all'Unione Europea? Il voto conferma la solidità della democrazia tedesca e la chiara visione europeista. Nel pieno di trasformazioni politiche e geopolitiche epocali, il voto manda all'Europa un messaggio progressista, ma anche di stabilizzazione. L'estrema destra esce pesantemente sconfitta. E evidente che dalla crisi si esce mettendo al centro le persone, la coesione, la solidarietà. Questa è la strada che l'Europa ha intrapreso durante il Covid e non dobbiamo smarrirla”.

Sulla Repubblica, a pagina 13, Anais Ginori pone invece delle domande a Pierre Moscovici, che dice: “Ci sono incertezze legate al sistema tedesco che dovrà portare alla definizione della coalizione e del contratto di governo. Ma Scholz ha un vantaggio chiaro nel voto, rafforzato dal cattivo risultato della Cdu/Csu, indice di un desiderio di cambiamento. Lo conosce bene? Ci siamo frequentati per anni durante gli Ecofm, e sono andato a trovarlo ad Amburgo quando è diventato ministro delle Finanze, quattro anni fa. Già allora mi aveva spiegato la sua strategia: era convinto che dopo 'Mutti' (la 'mamma' Merkel, ndr.) i tedeschi avrebbero cercato un padre. È un uomo meticoloso, un instancabile lavoratore, molto pragmatico. Come definirebbe la sua idea di socialdemocrazia? Ha spostato la Spd più a sinistra restando pero fedele a una cultura di governo. Alla radicalità, preferisce la credibilità. Nel voto tedesco la battaglia si è giocata al centro. Gli estremi, come Linke e Afd, ne hanno risentito”.

Sul Messaggero, a pagina 4, Mario Ajello intervista Romano Prodi: “Penso che non sia facile questo accordo e che alla fine si possa tornare alla grande coalizione, a parti rovesciate. Anche per un semplice motivo. Fino a poco tempo fa si diceva che il junior partner, cioè l'Spd, sarebbe stato distrutto. Ma ora quello è il partito che ha vinto. Io la grande coalizione non l'ho mai scartata. Dopo questo risultato la ritengo non probabile, ma più possibile di prima”.

Sulla Stampa, a pagina 15, Letizia Tortello intervista poi l'ex presidente dell'Europarlamento ed ex capo dell'Spd Martin Schulz, che dice: “I tedeschi hanno dimostrato che vogliono lui alla guida. Naturalmente il successo di questo Rinascimento socialdemocratico dipende da Scholz e non dalla debolezza degli altri candidati. Olaf è il più preparato e convincente. Nelle ultime settimane ha messo in testa alla gerarchia dei suoi argomenti, chiaramente davanti alla politica del clima, le diseguaglianze e la giustizia sociale, e questo è il tema centrale dell'Spd”.

Sempre sulla Stampa infine, a pagina 2, si torna alla politica italiana con un'intervista all'ex premier Giuseppe Conte a firma di Niccolò Carratelli: “Con questa maggioranza e questi problemi mi sembra improbabile arrivare al 2023 – si legge -. Quindi, come suggerisce sempre Giorgetti, Draghi al Quirinale e poi si va al voto? Anche su questo vedo grande confusione: prima dicono Draghi fino al 2023, poi Salvini lancia Berlusconi per il Quirinale, ora Giorgetti ribalta la prospettiva. Io non partecipo al gioco della destabilizzazione, le tirate di giacca fanno male: per il Colle ci sono tante variabili da considerare e ne parleremo in prossimità della scadenza”.

Analisi, commenti, editoriali
Sul Sole24Ore, a Pagina 14, Giuseppe Di Taranto e Angelo Guarini portano avanti gli interessi delle imprese sul tema delocalizzazioni: “A ogni annuncio seguono dure dichiarazioni di rappresentanti politici e sindacali contro le multinazionali, invocando l'intervento del governo. Simile il copione anche delle istituzioni con l'annuncio di sistemi sanzionatori per chi delocalizza. Si ignora che le disposizioni regolanti la concessione di aiuti pubblici prevedono già clausole di clawback, ovvero la restituzione degli aiuti ricevuti in caso di trasferimento dell'attività finanziata in un determinato arco temporale. La stessa logica sanzionatoria pare sia stata quella dell'annunciato decreto Todde-Orlando. Un intervento che rischierebbe di essere percepito dai grandi gruppi come un ulteriore appesantimento alla propria azione d'impresa e, quindi, di generare un effetto contrario a quello voluto. Dinanzi alla perdita di posti di lavoro e di eccellenze produttive, assistere a un dibattito incentrato sugli effetti delle delocalizzazioni e non su un'analisi empirica delle cause reali, non è più sostenibile”.

Il fondo del Corriere della Sera è invece sul salario minimo ed è affidato a Dario Di Vico: “A lanciare la proposta è stato il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ed è stata fatta propria nei giorni successivi dal segretario del Pd e da Giuseppe Conte. Tridico così si conferma il vero playmaker dell'elaborazione economico-sociale del campo giallorosso visto che aveva ricoperto lo stesso ruolo in almeno altre due occasioni, la nascita del reddito di cittadinanza e la stesura del Decreto Dignità. Ma proprio come il Reddito, che nella versione originaria mescolava confusamente assistenza e avviamento al lavoro, si è rivelato uno strumento largamente imperfetto, anche la proposta del salario minimo si presta a molte obiezioni e rilievi. So ovviamente che la riflessione sull'introduzione di una paga garantita di base non è affatto una prerogativa italiana (anzi) ma è da noi che i proponenti vogliono introdurla e perciò è utile analizzare le controindicazioni che si presentano hic et nunc. A cominciare dalla sostanziale opposizione di sindacati e Confindustria. n principale pericolo di un salario minimo fissato per legge è quello di scardinare la contrattazione nazionale laddove quest'ultima ha mostrato di funzionare visto che oggi i minimi previsti dagli accordi siglati, ad esempio dai metalmeccanici, segnano già 10 euro”.

Sempre di salario minimo, ma con posizione opposte scrive anche Elsa Fornero sulla prima della Stampa: “Studiare le esperienze altrui sarebbe una buona partenza. Si scoprirebbe che i costi iniziali possono trasformarsi nel tempo in elementi positivi, determinando un aumento della produttività dei lavoratori interessati e della competitività delle imprese. In secondo luogo, l'Unione Europea ha avanzato una proposta di direttiva - nella quale bisognerebbe collocarsi - mirante a evitare che, soprattutto per i giovani, "il lavoro non paghi", non sia cioè sufficiente - come accade per molte famiglie nel nostro Paese - a evitare la povertà. Il mondo del lavoro è, in definitiva, l'ambito nel quale si riflette il progresso complessivo di un Paese, i suoi valori costituenti. La fissazione di regole valide per tutti serve a evitare abusi e distorsioni eccessive. Il minimo salariale per ora di lavoro è una di queste regole: non un toccasana ma un elemento di civiltà, da preparare con cura e applicare con rigore”.

Sulla Repubblica, a pagina 25, Tito Boeri e Roberto Perotti scrivono invece di politiche attive del lavoro: “Con la Gol, Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, il Pnrr si propone di affrontare questo problema; ma questo acronimo dovrebbe essere declinato più correttamente come Grande Opportunità Lasciata. La Gol prevede di distribuire un miliardo all'anno, 5 in totale, a tutte le Regioni italiane, anche a quelle che palesemente non hanno alcuna capacità di attuare politiche attive. La giustificazione del governo è che il titolo V della Costituzione assegna alle Regioni la competenza in materia; inoltre il piano deve essere legge entro l'anno e non c'erano i tempi per far passare nella Conferenza Stato Regioni un testo diverso. In questo ragionamento ci sono due errori di fondo. Il titolo V non impedisce affatto di riformare le politiche attive del lavoro. E non bisogna spendere a tutti i costi: se non si può spendere bene, meglio salvaguardare le risorse per quando si sarà in grado di utilizzarle. Trovare lavoro a una persona con occupabilità bassa è incredibilmente difficile. Richiede un contatto diretto con l'interessato, il che obbliga a decentrare le politiche attive. Ci vogliono poi grandi professionalità sul territorio, oggi purtroppo largamente assenti soprattutto in Regioni con il 30 per cento di disoccupazione”.

Economia, welfare, sindacato
Ampio spazio nelle pagine economiche all'incontro tra Draghi e i sindacati di ieri sera. Sul Sole24Ore a pagina 3, Giorgio Pogliotti scrive: “Ieri sera a palazzo Chigi insieme al capo del Governo hanno partecipato al vertice i ministri del Lavoro, Andrea Orlando, e della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, coni segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Plerpaolo Bombardieri. Una delle prime azioni consiste nel rendere interoperabili le banche dati di diverse amministrazioni per favorire il passaggio di informazioni sulle sanzioni irrogate tra i soggetti che si occupano della sicurezza nei luoghi di lavoro (Ispettorato nazionale del lavoro, Inail, Inps, Regioni e As!). In prospettiva si punta alla creazione di un'unica banca dati centrale. Per i sindacati può essere il primo passo per l'introduzione di una patente a punti per premiare le imprese virtuose nella partecipazione ai bandi”.

Sul Corriere della sera, a pagina 7 Marco Galluzzo ed Enrico Marro, svelano poi un retroscena sul “patto sociale”: “E probabile - si legge - che Draghi decurterà lo stanziamento per il reddito di cittadinanza, oltre a modificare la struttura delle misure introdotte dai 5 stelle: con l'appoggio di Confindustria avrà meno resistenze. Ma sarà così anche per altri argomenti: le politiche attive sul lavoro ad esempio. Il ministro Andrea Orlando ha lavorato ad una riforma che a giudizio dello staff del premier delega troppo alle Regioni e non risolve il gap strutturale del nostro Paese rispetto ai concorrenti europei. Anche in questo caso le eventuali resistenze del Pd saranno diluite in una consultazione che includerà altre voci in capitolo. E' questo metodo, anche se è ancora da delineare in modo preciso, coinvolgerà anche gli ammortizzatori sociali, la fine di quota 100 con un probabile ampliamento dell'Ape sociale e l'aumento della lista dei lavori gravosi, il tema delle delocalizzazioni, che verrà in qualche modo «sprovincializzato» rispetto all'attuale concorrenza, chiamiamola così, fra Mise e e Ministero del Lavoro. Insomma il Patto di cui ha parlato Draghi non è ancora chiarissimo, ma è già un timore per tanti”.

Sulla Repubblica, a pagina 21, Marco Patucchi scrive invece di delocalizzazioni: “Il testo è sul tavolo del premier, Mario Draghi, che ora dovrà decidere se dargli la forma di decreto o di emendamento ad altre norme. Magari apportando qualche ulteriore modifica. Sta di fatto che sulle delocalizzazioni il ministero dello Sviluppo economico e il ministero del Lavoro hanno raggiunto un accordo e hanno prodotto un articolato condiviso. Le ultime novità riguardano il versante relativo alle sanzioni per le aziende inadempienti: accantonate da tempo (per le proteste della Confindustria recepite dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti) le ipotesi di multe parametrate sul fatturato (si era parlato di quote fino al 2%) e di lista nera, la soluzione adottata dovrebbe essere quella di una sanzione commisurata al numero di lavoratori coinvolti dalla chiusura. Si tratterebbe di una cifra tra i 20 mila e i 30 mila euro moltiplicata per il totale degli addetti dello stabilimento”.

Sempre di delocalizzazioni scrive Piero Bevilacqua sulla prima del Manifesto, ma qui il discorso è più ampio: “Allora, ai timorosi e ai prudenti, occorre ricordare quali sono stati sul piano storico gli effetti generali della pratica della delocalizzazione, affermatasi con i processi di globalizzazione negli ultimi 30 anni. La possibilità di trasferire agevolmente le imprese in ogni parte del mondo, grazie anche alla rivoluzione informatica, ha depotenziato gravemente quello che è stato uno dei motori dello sviluppo capitalistico in Occidente lungo l'età contemporanea. Il motore segreto della sua prosperità sociale. La delocalizzazione, infatti, la possibilità dell'imprenditore - di fronte alla richiesta delle maestranze di aumenti salariali, migliori condizioni in fabbrica, diminuzione dell'orario di lavoro - di spostare l'impresa dove gli operai non hanno troppe pretese, mutila alla radice quel minimo di "parità" tra operai e capitale che ha reso possibile la lotta di classe per oltre due secoli di sviluppo industriale. Dobbiamo rammentarlo a tutti. E' stata la lotta operaia, la possibilità dei lavoratori e dei loro sindacati di imporre agli imprenditori migliori condizioni di lavoro, insieme, certo, alla competizione intercapitalistica, a spingere i capi d'impresa alla continua innovazione tecnologica per recuperare i margini di profitto erosi dalle conquiste operaie”.

Oggi Collettiva apre con un'intervista a Gianmaria Gazzi, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali, che parla di povertà, sostegno economico e welfare. Spazio anche all'incontro tra Draghi e i sindacati sulla sicurezza. Ancora ben visibile in homepage, lo Speciale Futura 2021, con tutti i contenuti della tre giorni di Bologna.

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