“Dietro la facciata di una ‘riorganizzazione strategica’ si nasconde, in realtà, un brutale piano di 167 esuberi mascherati attraverso il trasferimento di altrettanti lavoratori a livello nazionale”. A dirlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil e Rsu della sede di Modena di Zenita group, multinazionale italiana nel settore dell’information technology, che il 17 giugno ha presentato il proprio piano industriale.

“Il territorio modenese viene colpito duramente: ben 20 dipendenti su un totale di 58 sono destinati al trasferimento presso la sede di Milano”, spiegano i sindacati: “Una scelta non solo sbagliata ma condotta in violazione di norme e contratti. Vengono infatti coinvolti lavoratori che non possono essere trasferiti, quali i lavoratori con disabilità o soggetti tutelati dalla legge 104; lavoratori in fasce d'età fragili per il mercato del lavoro (donne sopra i 48 anni e uomini sopra i 52 anni); delegati sindacali, mettendo così a rischio anche la rappresentanza dei lavoratori in azienda”.

Per Fiom, Fim e Uilm il “vero obiettivo di Zenita Group è evidente: dopo aver già annunciato la chiusura della sede di Napoli, il management punta a svuotare lentamente e progressivamente tutte le sedi periferiche, compresa quella di Modena. L’obiettivo è arrivare alla loro definitiva chiusura?”.

Sindacati e Rsu denunciano “con sdegno l'atteggiamento dell'azienda. Trattandosi di una procedura collettiva, la direzione aziendale anziché convocare sindacati e Rsu, come tassativamente previsto dalla legge per operazioni di questa portata, sta procedendo a telefonate individuali a singoli lavoratori per indurli ad accettare il trasferimento nella sede di Milano”.

Il piano industriale, proseguono le tre sigle, non risponde “a una crisi di mercato, infatti l'azienda sta acquisendo e continuerà ad acquisire altre società già presenti sul mercato. Dunque si usano i trasferimenti forzati, invece di costruire un piano industriale che garantisca occupazione e sviluppo futuro”.

Fiom, Fim, Uilm e Rsu modenesi pertanto proclamano l'immediato stato di agitazione di tutto il personale, con il blocco di qualsiasi prestazione di lavoro straordinario e flessibilità. Nei prossimi giorni verranno comunicate le iniziative di sciopero e mobilitazione che saranno coordinate a livello nazionale con i lavoratori delle altre sedi del gruppo.

Sindacati e Rsu così concludono: “Esigiamo il ritiro di questo piano di licenziamenti mascherati e l'apertura di un confronto serio per un vero piano industriale che mantenga e sviluppi tutti i siti industriali. A fronte di questa vertenza nazionale, chiediamo formalmente alla Regione Emilia-Romagna l'attivazione immediata di un tavolo di crisi aziendale che, data la capillarità del gruppo sul territorio italiano, veda il coinvolgimento diretto del ministero delle Imprese”.