Si è chiusa con un accordo la trattativa tra il Gruppo Natuzzi e le organizzazioni sindacali al ministero del Lavoro sulla modifica della cassa integrazione straordinaria. Un’intesa che, secondo Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, rappresenta soltanto “un primo tassello” dentro una vertenza che resta aperta e che continua a pesare sul futuro occupazionale e produttivo del gruppo del mobile imbottito.

Al centro del confronto c’era la richiesta avanzata dall’azienda di portare fino all’80% l’utilizzo della Cigs. Una soglia che i sindacati hanno contestato per settimane attraverso scioperi, presìdi e mobilitazioni negli stabilimenti tra Puglia e Basilicata. L’accordo raggiunto ha ridotto quella percentuale al 62%, prevedendo però un confronto preventivo con le rappresentanze sindacali sui calendari e sulla modulazione della cassa integrazione.

I punti dell’intesa

L’accordo stabilisce inoltre che sarà l’azienda ad anticipare il trattamento di integrazione salariale ai lavoratori. Prevista anche la disponibilità di sei milioni di euro destinati a un piano di incentivazione volontaria all’esodo, che dovrà essere definito in un successivo passaggio negoziale.

Nel testo rientrano anche strumenti di politiche attive e formazione messi a disposizione dalle Regioni Puglia e Basilicata, oltre a un monitoraggio trimestrale presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione anche del ministero del Lavoro, per verificare l’applicazione concreta degli impegni sottoscritti.

Confermato inoltre il tavolo convocato al Mimit per il 27 maggio, considerato decisivo dai sindacati per affrontare i nodi industriali della vertenza: investimenti, volumi produttivi, prospettive occupazionali e futuro degli stabilimenti italiani.

“La vertenza non è chiusa”

Le organizzazioni sindacali hanno rivendicato il risultato ottenuto, sottolineando come l’intesa abbia evitato una gestione unilaterale della procedura da parte dell’azienda e riconoscendo al ministero del Lavoro un ruolo di mediazione importante nel raggiungimento dell’accordo.

Ma il giudizio resta prudente. “L’accordo non chiude la vertenza”, hanno ribadito i sindacati, che chiedono ora risposte “chiare e verificabili” sul piano industriale del gruppo.

La crisi che attraversa Natuzzi si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del settore del mobile imbottito, colpito dalla contrazione degli ordini internazionali e dalle tensioni economiche globali. Un impatto che si riflette direttamente sul distretto produttivo tra Puglia e Basilicata, dove migliaia di lavoratori attendono garanzie sul mantenimento dell’occupazione e sulla continuità produttiva.

La pressione dei lavoratori

Nel comunicato unitario le sigle sindacali hanno ricordato come il risultato sia arrivato dopo settimane di mobilitazione partecipata negli stabilimenti del gruppo. “I lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo”, hanno affermato, annunciando che continueranno a vigilare sull’attuazione dell’accordo e a chiedere garanzie industriali per il futuro del distretto.

Il confronto vero, però, si sposterà ora al tavolo del Mimit. È lì che si misurerà la capacità del gruppo di presentare un piano industriale in grado di dare prospettive occupazionali e produttive ai siti italiani.