Quando Fontanarossa si ferma, la Sicilia resta senza una parte essenziale dei suoi collegamenti. Per Cgil, Fillea e Filt Sicilia una soluzione alternativa all’aereo può però essere sperimentata subito, senza aspettare il completamento delle grandi opere ferroviarie previste nei prossimi anni.

La proposta arriva da uno studio dei docenti universitari Francesco Russo e Massimo Di Gangi, secondo il quale sarebbe possibile portare il tempo di viaggio ferroviario da Catania a Roma a poco più di sei ore intervenendo sull’utilizzo delle infrastrutture già disponibili.

L’ipotesi prevede l’impiego di un Frecciarossa in composizione ridotta, con quattro vetture e una lunghezza di poco superiore ai 100 metri. Una configurazione che permetterebbe di imbarcare l’intero convoglio sui traghetti ferroviari dello Stretto, senza doverlo scomporre e ricomporre.

A Salerno, inoltre, i treni provenienti dalla Sicilia verrebbero instradati sulla linea ad Alta velocità verso Roma, invece di proseguire sulla linea ferroviaria ordinaria. È questa la combinazione di soluzioni che, secondo lo studio, consentirebbe di ridurre drasticamente i tempi di percorrenza.

Una seconda possibilità quando l’aeroporto si ferma

Cgil, Fillea e Filt Sicilia chiedono alla Regione e al ministero delle Infrastrutture di verificare sul campo la proposta e di sperimentarla. L’obiettivo, spiegano i segretari generali Alfio Mannino, Giovanni Pistorio e Alessandro Grasso, non è sostituire l’aereo, ma mettere a disposizione una seconda modalità di trasporto realmente utilizzabile per raggiungere Roma e, da lì, il resto d’Italia.

Il problema si ripropone ogni volta che l’attività dell’aeroporto di Catania viene sospesa o fortemente limitata a causa dell’Etna. Gli effetti non riguardano soltanto il capoluogo etneo: la riduzione dei collegamenti aerei mette sotto pressione l’intero sistema dei trasporti siciliano, con ricadute su cittadini, lavoratori, imprese e turismo.

Una connessione ferroviaria più rapida potrebbe assorbire almeno una parte della domanda nei periodi di emergenza, riducendo i disagi per i viaggiatori e la pressione sugli altri aeroporti dell’isola.

Usare subito quello che già c’è

Per i tre sindacati il tema non è soltanto quello delle nuove infrastrutture. La Sicilia ha bisogno degli interventi programmati per i prossimi anni, ma nel frattempo può intervenire sull’organizzazione dei servizi e sull’utilizzo delle infrastrutture esistenti.

La proposta dei due docenti parte proprio da questo presupposto: modificare composizione e instradamento dei convogli per ottenere tempi di viaggio significativamente più brevi senza attendere il completamento delle opere ferroviarie.

Per Cgil, Fillea e Filt, collegare più rapidamente la Sicilia al resto del Paese significa intervenire non soltanto sulla mobilità. La disponibilità di un collegamento ferroviario affidabile e competitivo riguarda anche la possibilità per imprese e lavoratori di spostarsi e per il turismo di mantenere i collegamenti anche quando l’aeroporto di Catania è in difficoltà.

Da qui la richiesta alla Regione e al ministero di passare dalla proposta alla sperimentazione. L’obiettivo è verificare se una diversa organizzazione del trasporto ferroviario possa offrire già oggi una risposta concreta alle emergenze provocate dalle eruzioni dell’Etna.