Tre gravissimi infortuni sul lavoro in Veneto in poche ore tra Verona, Vicenza e Treviso, di cui due mortali. 

A Verona muore un imprenditore artigiano 42enne

Il primo nella mattinata di lunedì 28 settembre ha causato il decesso di un imprenditore artigiano di 42 anni all’interno di una ditta di Santa Maria di Zevio, la Torneria DueB, che si trova in via Apollo, nel Veronese. L’uomo, Andrea Baraldo, è morto intorno alle 9:30 a causa dello schiacciamento della testa provocato da un macchinario. Le indagini sono in corso e al momento non è nota l’esatta dinamica dell’accaduto.  

“Esprimiamo un profondo sdegno e la vicinanza ai familiari delle vittime – ha detto Raffaello Fasoli della segreteria della Cgil di Verona –. C’è un’emergenza quotidiana spaventosa confermata dall’Inail: nei primi sette mesi dell’anno ci sono state, mediamente, 41 denunce di infortunio al giorno nella nostra provincia. Che sia in una piccola torneria o in una grande fabbrica o in un cantiere, salute e sicurezza devono venire prima del profitto”.

A Vicenza un operaio muore cadendo dall’alto

Non ce l’ha fatta l’operaio di 56 anni precipitato da un’impalcatura nel pomeriggio di lunedì 28 settembre ad Altavilla Vicentina. L’uomo è morto dopo il ricovero all’ospedale San Bortolo di Vicenza. Secondo una prima ricostruzione l’edile stava facendo dei lavori nella sede della Tobaldini spa quando, per cause da ricostruire, è caduto dall’impalcatura da un’altezza di quattro metri, riportando un grave trauma alla testa.

Nelle stesse ore, sempre lunedì 28 settembre, in mattinata, in un cantiere edile in via Lorenzo Lotto a Treviso, un operaio di 67 anni, impegnato in alcuni lavori in quota, é caduto da un’impalcatura al quarto piano dell’edificio. Ricoverato al Ca’ Foncello l’uomo non è, fortunatamente, in pericolo di vita. 

La Fillea Cgil di Treviso, vicina all’operaio, ha commentato il “fatto grave, che impone verifiche rigorose e che deve interrogare tutti. Le cadute dall’alto, gli schiacciamenti e gli altri incidenti gravi non sono fatalità e si ripetono con una frequenza ormai insostenibile – ha dichiarato Cristian Dalla Pozza, segretario generale della federazione degli edili Cgil provinciale –. Sono il segnale di un sistema che continua a mettere sotto pressione lavoratori e lavoratrici, spesso in nome della rapidità e della riduzione dei costi. La sicurezza deve venire prima dei tempi di consegna, del profitto e della competizione al ribasso”. 

“Le dinamiche sono praticamente sempre le stesse”, dichiara Sara Pasqualin, segretaria generale Cgil Treviso.  “Eppure lo stillicidio continua – aggiunge Sara Fanelli, segreteria regionale Cgil Veneto –, anche perché la sicurezza sembra essere considerata un costo da tagliare anziché un investimento necessario, sacrificata in nome della fretta, del subappalto incontrollato e della riduzione dei costi”.

I dati Inail aggiornati a luglio 2026 confermano questo tragico andamento: le denunce di infortunio nel periodo gennaio-luglio 2026 sono state 43.458 mentre nello stesso periodo del 2025 erano 42.431; i morti da gennaio a luglio 2026 sono stati 66 (63 nello stesso periodo del 2025). Questo quadro è ancora più allarmante considerando che crescono gli incidenti di lavoratori dai 60 anni in su: da 3.458 a 3.787.

“Sono numeri – ha detto Giancarlo Puggioni, segretario generale Cgil Vicenza – che esigono con urgenza un rafforzamento immediato degli organi di vigilanza, più ispettori e maggiori controlli in tutte le province del Veneto insieme a un’azione concreta per contrastare le irregolarità negli appalti e nei subappalti”. La Cgil Veneto continuerà a pretendere che la salute e la sicurezza delle persone vengano prima di ogni logica di profitto, perché nessun lavoro può valere una vita umana.

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