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“Ancora un colpo di spugna sulle responsabilità dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, padrone della Eternit, nei confronti di migliaia di vittime d’amianto mietute in tutte le fabbriche del gruppo. Martedì scorso la Corte d’Assise di Appello di Napoli ha emesso una sentenza di prescrizione per la morte per mesotelioma del lavoratore della Eternit di Bagnoli, Antonio Balestrieri, assistito in sede legale dalla Cgil, per la quale Schmidheiny era stato condannato a tre anni e mezzo. La mannaia della prescrizione si era già abbattuta sulle 540 vittime accertate fin dall’inizio della vicenda giudiziaria, causate dalle lavorazioni, in assoluta assenza di sicurezza e di tutela per la salute degli addetti ai reparti, eseguite nello stabilimento di Bagnoli chiuso nel 1985”. È il commento della Cgil Napoli e Campania alla sentenza di prescrizione per la morte dell’operaio ex Eternit di Bagnoli.
Per il sindacato, con questa sentenza “si chiude una pagina tristissima della storia industriale del comprensorio di Coroglio-Bagnoli, oggi investita da un importante processo di rigenerazione urbana atteso da anni anche come risarcimento morale e sociale per le gravi sofferenze delle famiglie delle vittime e del peggioramento della vita per l’inquinamento ambientale, sul quale da tempo c’è l’impegno della Cgil”.
“Le prescrizioni – denuncia il sindacato – sono un’onta per i familiari delle vittime, parzialmente mitigate dalla conferma dei risarcimenti alle parti civili. Ma in Campania si continua a morire di amianto. A oggi, sono stati censite circa 4 mila strutture con materiali contenenti amianto e più di tre milioni di metri quadri da rimuovere e smaltire, con l’aggravante dell’assenza di siti specializzati per il conferimento delle scorie d’amianto diffusi nell’ambiente. Molto si deve ancora fare per le bonifiche dei siti inquinati e per la sorveglianza sanitaria per gli esposti, disattivata per molti anni”.
Oltre il rammarico e la delusione per la sentenza, il sindacato avanza anche delle richieste, a partire dall’aggiornamento e l’attuazione del Piano Regionale Amianto e del Piano Prevenzione 2025 oltre al pieno funzionamento del Registro del mesotelioma e del Centro Operativo Regionale Mesoteliomi “che deve diventare – sostiene il sindacato – un punto di riferimento per la sorveglianza e la raccolta dei dati sui casi di mesotelioma maligno (pleura, peritoneo, pericardio e tunica vaginale del testicolo) e sulle storie di esposizione all'amianto”.






















