Mercoledì 4 novembre sciopero di otto ore alla Mibex di Somma Vesuviana (Napoli), con presidio di lavoratrici e lavoratori davanti alla sede della Regione Campania. Ad annunciare la mobilitazione sono Fiom Cgil, Uilm Uil, Uglm e Rsu, parlando di una vertenza che ha raggiunto il “punto di non ritorno”.

“Nell'ennesima riunione – spiegano i sindacati – le dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato non lasciano spazio a molte speranze: in azienda non ci sono più commesse importanti in grado di saturare la capacità produttiva degli impianti. Le poche lavorazioni ancora in essere si esauriranno definitivamente entro il 10 novembre, momento in cui si dovrà inevitabilmente ricorrere agli ammortizzatori sociali”.

Per Fiom, Uilm, Uglm e Rsu siamo di fronte a “una situazione di stallo drammatica: noi non siamo alla ricerca di colpevoli, ma sicuramente quello che sta accadendo è la conseguenza di una gestione miope”, che porta “la piena responsabilità di non aver mai voluto diversificare le attività aziendali, consegnando al destino ingrato del mercato il futuro di 59 famiglie del territorio di Somma Vesuviana”.

L’azienda, specializzata nella progettazione, tornitura, fresatura e fabbricazione di cuscinetti a rulli e organi di trasmissione ad alta precisione, ha “il dovere di spiegare ai lavoratori quali soluzioni intende intraprendere per garantire la salvaguardia occupazionale delle proprie aziende. Il primo passo imprescindibile deve essere un incontro immediato e trasparente con i lavoratori”.

Ma c’è di più. “A rendere lo scenario ancora più critico – proseguono - è il fattore tempo. Siamo ben consapevoli della complessità del momento e dell'enorme mole di lavoro e vertenze che la Regione Campania si trova a gestire quotidianamente sul territorio; tuttavia, il ritardo nella convocazione del tavolo di crisi richiesto già ad agosto lascia 59 famiglie in un'angosciosa incertezza che non può più protrarsi”.

Sindacati e Rsu evidenziano che “la situazione dei lavoratori della Mibex è disperata. Non si possono abbandonare 59 famiglie: serve un intervento tempestivo delle istituzioni (a onore del vero siamo stati ascoltati solo dalla Prefettura, di cui abbiamo ascoltato i consigli evitando di inasprire il confronto) e un solido impegno da parte dell'intera società civile, che deve farsi carico di questa vertenza per individuare e supportare soluzioni condivise, concrete e tutelanti per il futuro industriale del territorio”.