“Il sostegno dell’Esecutivo al ceto medio? Pochi spiccioli e una disparità di trattamento che non potrebbe essere più clamorosa. Al 92% di lavoratori e pensionati questa manovra non dà alcuna risposta”. Lo afferma, in una nota, il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari.

Secondo il dirigente sindacale, “un professionista benestante con un reddito lordo di 100.000 euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito di 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia”. Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro all’anno.

Inoltre, secondo Ferrari, “l’autonomo sarà completamente esentato dal pagamento delle addizionali locali, mentre il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali. Questo sarà l’effetto dell’estensione della flat tax da una parte e dell’abbattimento dell’aliquota Irpef tra i 50.000 e i 55.000 euro dall’altra, con un risparmio massimo di 500 euro all’anno. Quest’ultimo intervento costerà circa 1,3 miliardi, a fronte di un drenaggio fiscale che, nel solo 2026, sta costando 4,5 miliardi a lavoratori e pensionati”.

“Ma quanti sono i lavoratori dipendenti e i pensionati sotto la soglia dei 50.000 euro di reddito lordo annuo? Secondo i dati del MEF – riferisce Ferrari – ben 22,2 milioni di lavoratori su un totale di 24,1 e 13,4 milioni di pensionati su un totale di 14,5: in entrambi i casi oltre il 92% del totale. Per questa enorme platea di persone che vive di reddito fisso, drammaticamente eroso dall’inflazione e dal fiscal drag (tra il 2022 e il 2025 chi vive di salario o di pensione ha già pagato oltre 30 miliardi di euro di Irpef non dovuta), la manovra non prevede alcun sostegno sostanziale”.

“Infine – aggiunge il segretario confederale – se dovessero essere confermate le indiscrezioni sull’ennesimo taglio alla perequazione delle pensioni, il quadro sarebbe completo: una manovra di bilancio che impoverisce ancora di più le persone che rappresentiamo”.

“Se tutto questo non bastasse, c’è anche la scelta, dissennata, di indebitare ulteriormente il Paese per incrementare la spesa militare di 14,4 miliardi nei prossimi due anni. Per avere un termine di paragone, nel 2027 alla sanità saranno destinati 3,4 miliardi di euro. Poche, indecenti cifre (in attesa del testo completo della manovra), ma più che sufficienti per spiegare perché, come Cgil, abbiamo indetto lo sciopero generale per il prossimo 20 novembre”, conclude Ferrari.