L’A.S. Roma ha avviato una riorganizzazione interna che ha comportato il trasferimento di 33 lavoratrici e lavoratori dalla sede di Trigoria ai punti vendita aziendali, con una conseguente modifica delle mansioni fino a quel momento svolte. Secondo Filcams Cgil Roma Lazio e Fisascat Cisl Roma Capitale e Rieti, tale operazione presenta evidenti profili di demansionamento e rischia di tradursi in veri e propri “licenziamenti mascherati”, inducendo il personale a rassegnare le dimissioni per l’impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro. Un processo di riorganizzazione, denunciano le organizzazioni di rappresentanza, che la società ha ricondotto al “progetto del nuovo stadio”.

“Pur riconoscendo il valore strategico dell’investimento per la città e per il futuro della A.S: Roma – scrivono Filcams e Fisascat –, non è accettabile che un progetto di sviluppo possa tradursi in un arretramento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. La crescita aziendale non può essere costruita a scapito dell’occupazione, della professionalità e della dignità di chi ha contribuito negli anni ai risultati dell’azienda”.

I sindacati chiedono un tavolo alla Regione Lazio

Per queste ragioni, i sindacati hanno chiesto con la massima urgenza alla Regione Lazio la convocazione di un tavolo istituzionale, con la partecipazione di Roma Capitale e dell’A.S. Roma, al fine di verificare la legittimità delle procedure adottate, sospendere gli effetti della riorganizzazione e individuare soluzioni che salvaguardino tutti i posti di lavoro. Filcams e Fisascat confermano, così, la propria disponibilità al confronto, ma ribadiscono che non accetteranno soluzioni organizzative che determinino espulsioni indirette del personale o compromettano la continuità occupazionale.

E intanto hanno proclamato lo sciopero e un presidio di protesta per il giorno 30 luglio, davanti alla sede dell’A.S. Roma, piazzale Dino Viola ore 9.00, per ribadire con fermezza un messaggio chiaro: “No ai licenziamenti mascherati. Il nuovo stadio non può essere costruito sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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