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Tutele zero

Una fabbrica di precarietà

Patrizia Pallara
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Chiedono continuità occupazionale e stop al turn over esasperato, parità di trattamento economico e soluzioni ai problemi abitativi. Per questo i lavoratori in somministrazione di Amazon, 10mila in tutta Italia, aderiscono allo sciopero con i sindacati degli atipici Nidil Cgil, Felsa Cisl, Uiltemp

Contratti di tre mesi, prorogati di solito fino a un massimo di nove. I lavoratori in somministrazione di Amazon, un esercito di manodopera che il colosso dell'e-commerce assume attraverso le agenzie, sono accomunati dalla stessa sorte: restare a casa dopo neppure un anno di attività. E scioperano il 22 marzo per l’intera giornata insieme ai colleghi della filiera, addetti della logistica, diretti e indiretti. I sindacati che rappresentano il lavoro atipico Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil aderiscono infatti alle iniziative indette dalle categorie dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil per chiedere stabilizzazioni e parità di trattamento economico, in particolare sulle maggiorazioni per il lavoro notturno, per dire basta al turn over esasperato, per trovare una soluzione ai problemi abitativi, anche con la partecipazione economica di Amazon.

“Sono 10mila in tutta Italia, oltre 2.300 nel Lazio – racconta Mihai Popescu, segretario generale Nidil Cgil di Rieti Roma Est Valle dell'Aniene -. La durata minima dei rapporti e i loro continui rinnovi comportano sforzi aggiuntivi quotidiani su carichi già molto intensi. Inoltre, non sono chiari i criteri di scelta sulle possibilità di rinnovo e sulle stabilizzazioni dirette. Se Amazon vuole fare la storia, come dice nei suoi slogan, deve smetterla di giocare con i cavilli normativi e sedersi con le organizzazioni sindacati e discutere”.