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Lavoro atipico

Storie di ordinaria precarietà

Patrizia Pallara
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Cristina, guida turistica di Firenze, a casa e senza lavoro dall'inizio della quarantena, e Roberto, somministrato all'ospedale Molinette di Torino “in scadenza” a giugno. Due lavoratori perennemente in bilico, che della flessibilità hanno fatto una filosofia di vita, loro malgrado

Cristina Di Giorgio fa la guida turistica, con base a Firenze. Ha 35 anni e in questo lavoro ci mette tanta passione. Ha studiato arte, pianoforte al conservatorio, architettura, e dopo un corso specialistico, dal 2016 è diventata la sua professione. Con la pandemia tutto si è fermato: i musei sono stati chiusi, i tour anche all’aperto bloccati, gli assembramenti vietati. E così come molte guide turistiche d’Italia, da febbraio è costretta a casa e fa fronte alle spese correnti, bollette e affitto, con i risparmi messi via l’anno precedente.

Roberto De Sio invece un contratto ce l’ha e in tempo di Coronavirus ha continuato a lavorare senza interruzione. È un somministrato a tempo indeterminato dipendente della Synergie, in missione fino al 30 giugno come amministrativo nel settore oncologico dell’ospedale Le Molinette di Torino. È uno degli ex cococo dell’ospedale con alle spalle almeno un decennio di servizio, poi stabilizzati con un’assunzione come somministrati. Una situazione di precarietà che nel suo caso dura da 11 anni. In piena emergenza Covid-19 ha dovuto anche fare i conti con le questioni della sicurezza e le carenze dei dispositivi di protezione, lui che ha il ruolo di Rsa per il Nidil Cgil. Adesso, scaduta la missione, se l’appalto non viene rinnovato rischia insieme ad altri suoi colleghi di tornare nella disponibilità dell’agenzia. “Senza rinnovo, se non riescono a piazzarmi in un’altra azienda ospedaliera prenderei il minimo garantito, che sono 800 euro”  spiega Roberto, che non si lamenta. Ma dopo tanta flessibilità, a 42 anni vorrebbe anche un po’ di stabilità. “Stiamo spingendo l’azienda a reiterare le nostre missioni almeno per altri due anni. Il bando è aperto, vedremo che cosa succede”.

Nella stessa situazione ci sono 42 somministrati nell’area amministrativa, più cento tra operatori socio-sanitari e infermieri, che dipendono da quattro agenzie. Tutti hanno un orizzonte di lavoro breve, ma un orizzonte almeno c’è. Per Cristina non c’è nemmeno quello. Solo la certezza che il gruzzolo messo da parte sta per esaurirsi. “La maggior parte di noi campa così: quello che fatturiamo durante l’alta stagione ci serve per arrivare a quella successiva – ci racconta Cristina -. Ma questa volta non si è fatto in tempo nemmeno a partire”. Una boccata di ossigeno sono stati i 600 euro riconosciuti a marzo, ma i prossimi mesi, aprile, maggio e oltre, rimangono una grande incognita. Perché Cristina lavora con la partita Iva, quindi senza protezioni né paracadute. Se si ammala, se ha un problema o succede qualcosa di eccezionale, come in questo caso, non lavora e non guadagna. E la ripartenza, ancora lontana, ha degli strani connotati. “Me l’immagino il turismo, il mio lavoro nei mesi a venire? Sì, con mascherine, guanti, radioline, e piccoli gruppi che vanno in giro per Firenze”.

Cristina e Roberto hanno storie molto diverse, accomunate però dalla precarietà del lavoro e della vita, seppure con tratti e sfumature diverse. Come loro c’è un esercito di persone escluse da qualsiasi forma di sostegno in questo momento. “È la cartina di tornasole dell’assenza di un sistema universale di diritti, welfare, supporto per diverse tipologie di lavoratori – spiega Andrea Borghesi, segretario generale Nidil Cgil -. Prendiamo gli autonomi occasionali, sono centinaia di migliaia, non conosciamo bene neppure il numero, non hanno iscrizione all’Inps, né coperture né indennità né disoccupazione. Ma questa è una situazione ordinaria, non solo dovuta alla pandemia”. Un piccolo risultato positivo è quello ottenuto per i collaboratori sportivi, che si sono visti riconoscere un’indennità di 600 euro, beneficio che riguarda anche il mondo delle associazioni bandistiche e culturali, non iscritti ad alcuna forma di previdenza obbligatoria “Ma poi c’è una massa difficilmente quantificabile di lavoratori che hanno subito o subiranno le conseguenze dell’emergenza perché non troveranno alcuna occasione di lavoro – prosegue Borghesi -. Persone che l’anno scorso hanno avuto un’occupazione a termine e pensavano di averla anche quest’anno. Con il decreto di aprile-maggio ci dovrebbe essere un allungamento della Naspi e della Dis Coll, che ridurrà le difficoltà di coloro che non riusciranno a trovare nuova occupazione. Una cosa però è chiara: si è intervenuti con indennità e bonus ma ci vogliono strumenti ordinari di sostegno al reddito, che siano universali, coprano tutte le situazioni, dai disoccupati a chi ha forme di lavoro precario, fino a coloro che non hanno nessuna forma di lavoro”.