Dal 2014 a oggi il trend di spopolamento delle cinque aree interne siciliane coinvolte nella fase pilota della Snai, strategia nazionale aree interne, non si è arrestato. Tra ritardi procedurali, incapacità di spesa e visione miope, i risultati non sono stati quelli attesi. “Anche perché il tema aree interne non ha acquisito nel Paese e in Sicilia la centralità che sarebbe stata necessaria affiancando alla Snai altri interventi strategici ordinari e a valere su altre programmazioni, con l’obiettivo di impostare un nuovo modello di sviluppo a partire proprio dalle aree più marginali”. Lo sostiene la Cgil Sicilia che oggi, 10 giugno, nel corso di un’iniziativa a Castelbuono, comune nelle Madonie, ha tenuto un Focus sull’argomento.

Le aree pilota a suo tempo individuate in Sicilia sono i comuni del Calatino, delle Madonie, della Valle del Simeto, delle Terre Sicane e dei Nebrodi. Con la programmazione 2021/2027 sono state aggiunte altre sei aree – Corleone, Troina, Bronte, Mussomeli, Santa Teresa di Riva, Palagonia –, ma anche su queste si registrano ritardi. “Il problema – ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino – è che il tema delle aree interne non ha acquisito centralità nell’azione politica complessiva sia nazionale che regionale. Le Snai sono uno strumento importante del quale vanno certamente superate le criticità, ma andavano supportate da iniziative di politica generale che non ci sono state. Perché parlare di aree interne – ha sottolineato Mannino – significa parlare di sanità, mobilità, istruzione, lavoro, economia, di tutto quello cioè che manca e determina l’abbandono dei residenti, temi che si intrecciano trasversalmente e che vanno dunque affrontati nell’ambito di politiche generali”.

In Sicilia è “area interna” il 39,6% del territorio e qui risiede l’11% della popolazione

In Sicilia è “area interna” il 39,6% del territorio e qui risiede l’11% della popolazione (dati Istat 2025). Nelle cinque zone della prima Snai il calo demografico, dal 2014 al 2025, è proseguito, più marcato sui Nebrodi con 10.412 abitanti in meno, più lento nelle Madonie, dove gli abitanti che se ne sono andati sono stati 770. Il Calatino ha perso 6.577 abitanti, la valle del Simeto 4.091, le terre Sicane 6.331. Al calo demografico si è accompagnata la diminuzione delle istituzioni scolastiche, con punta del 53,84% nelle terre Sicane (sette unità in meno).

“In queste aree – ha detto Gabriella Messina, segretaria confederale Cgil Sicilia – le difficoltà infrastrutturali, dalla rete viaria alle connessioni digitali, continuano a rappresentare uno dei principali fattori di svantaggio. Esse contribuiscono a determinare quel deficit di cittadinanza, insieme alle carenze del sistema sanitario, dei servizi sociali e delle strutture deputate all’istruzione, che causano lo spopolamento”. Messina ha sottolineato che “oggi, alla luce della situazione reale, occorre guardare senza filtri al fatto che il tema non è solo la gestione dei fondi ma la costruzione di una visione politica per il futuro delle aree interne. Non esistono territori destinati a morire – ha sottolineato –, ma territori che hanno bisogno di investimenti, diritti, servizi e opportunità”.

Mariani, Cgil nazionale: “Noi non ci arrendiamo a un destino irreversibile di queste aree”

laura mariani cgil in sicilia
laura mariani cgil in sicilia

Laura Mariani, responsabile Politiche per le Aree interne Cgil nazionale

La Snai “a livello nazionale – ha detto Laura Mariani, responsabile della Cgil nazionale per le politiche per le aree interne – non ha prodotto né crescita dell’occupazione né del turismo. Si è registrato un +2% nell’edilizia e nell’industria, ma solo nelle aree interne del Nord. Occorre considerare che sono stati anni di tagli in tutti i settori – ha aggiunto –, che hanno concorso a indebolire ulteriormente aree già abbandonate da decenni dalle politiche ordinarie. È chiaro – ha aggiunto – che la Snai non poteva supplire. La strategia per le aree interne – ha sottolineato Mariani – deve diventare strategia ordinaria con poste di bilancio ordinarie, perché i diritti essenziali vengano garantiti a prescindere dai numeri, diventando diritti di base per l’abitare. Ci vogliono inoltre politiche per creare lavoro partendo dalle vocazioni del territorio e garantire il ruolo dei comuni e del partenariato sociale. Noi non ci arrendiamo a un destino irreversibile di queste aree, vogliamo andare oltre la discussione accademica, partendo dai diritti veri e dalla qualità demografica”.

La Cgil Sicilia sottolinea che “le aree interne sono una risorsa strategica”. E “il fatto che non si investa su di esse dando loro centralità – ha detto Alfio Mannino – è ancora più grave se si guarda proprio alla Sicilia. Qui – ha specificato il segretario della Cgil – le aree interne hanno enormi potenzialità, per le produzioni agricole tipiche, per il patrimonio ambientale e culturale, per i borghi di valore storico di cui sono disseminate. Occorre vedere tutto questo, cosa che finora non è accaduto – ha specificato – come elementi su cui costruire un nuovo modello di sviluppo che faccia da traino all’intera economia regionale costruendo una valida risposta per quella che oggi viene definita ‘la restanza’, la possibilità cioè dei giovani di non abbandonare la propria terra”. Il contrasto allo spopolamento deve dunque diventare, per la Cgil, una priorità.

La Regione non ha finora colto la drammaticità della condizione dei queste aree – ha detto Mannino – e non ha previsto altri interventi strategici, la situazione deve cambiare”. Tra le richieste della Cgil oltre alle misure trasversali di un nuovo modello e piano di sviluppo (sanità, trasporti, istruzione, infrastrutture digitali, lavoro) la costruzione di una politica demografica che sostenga giovani e famiglie e nuove forme di residenzialità nei piccoli comuni, l’istituzione di una consulta regionale contro lo spopolamento, la valorizzazione del ruolo dei comuni nell’ambito di una programmazione stabile.