Un presidio unitario dei sindacati inquilini per dire no al piano casa del governo. Si tiene martedì 23 giugno alle 10 in piazza Capranica a Roma, in concomitanza con i lavori di conversione in legge del decreto alla Camera.

Le ragioni sono le stesse illustrate alla commissione ambiente in sede di audizione: “Il piano casa, così come configurato nel decreto 66/2026 – scrivono Sunia, Sicet, Uniat e Unione inquilini - non potrà consentire un rilancio delle politiche abitative coerente con il fabbisogno abitativo effettivo e più grave. Penalizza proprio il comparto dell’edilizia residenziale pubblica, che ha l’obiettivo di garantire l’accesso alla casa ai ceti meno abbienti, in particolare attraverso la previsione di nuovi piani vendita degli alloggi per finanziare l’ammortamento dei titoli di Stato, oltre che consentire senza limitazioni il cambio di destinazione delle vecchie case popolari che verranno recuperate. In questo modo si rischia di depotenziare l’offerta necessaria per il contenimento dell’emergenza abitativa”.

“Si tratta di decisioni gravi, visto che il governo ha dato anche impulso a un iter parlamentare per l’accelerazione delle procedure esecutive per il rilascio degli immobili - proseguono i sindacati - senza prevedere sussidi in favore degli inquilini in difficoltà e un rafforzamento della rete dei servizi sociali comunali. Mentre si profila il rischio di una recrudescenza drammatica dell’emergenza abitativa, dall’altro lato l’esecutivo non interviene con misure immediate per la mitigazione degli affitti di mercato: tutte le speranze vengono riposte nel cofinanziamento pubblico-privato per lo sviluppo di un’offerta di alloggi a canone calmierato, che naturalmente richiede tempi medio-lunghi di attuazione.

“Inoltre, come già accaduto con i piani di housing sociale voluti da precedenti governi – concludono Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini -, è molto probabile che verrà realizzata un’offerta troppo vicina ai prezzi di mercato e quindi inadeguata a soddisfare la domanda delle famiglie prive dei requisiti per accedere alle vecchie case popolari, che sono meno solvibili e risentono maggiormente del caro casa”.