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Mettete giù le armi

Mettete giù le armi
Foto: foto da Pixabay.com
Fabrizio Ricci
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Produrre missili e aerei da guerra in questo momento è “semplicemente scandaloso”. Ne abbiamo parlato con Claudio Gonzato, della Fiom Cgil: “Proseguano solo le attività civili utili nell'emergenza. La salute dei lavoratori viene prima del profitto”

Fermare tutte le produzioni che non sono strategiche nell'emergenza coronavirus non significa azzerare l'attività dell'intero settore aerospazio-difesa. Tuttavia, pensare di continuare a produrre missili o veivoli da guerra in un momento come questo è “semplicemente scandaloso”. L'aggettivo ce lo mette Claudio Gonzato, responsabile del settore difesa-aerospazio per la Fiom Cgil nazionale, profondo conoscitore delle industrie di questa filiera, che è composta in Italia da una decina di grosse realtà (a partire da Leonardo, che da sola ha 30mila addetti) e da una miriade di piccole e medie imprese della fornitura e sub-fornitura.

“Ad oggi – ci spiega Gonzato – anche grazie agli accordi che abbiamo fatto con i gruppi maggiori, l'attività produttiva, il manifacturing in senso stretto, è ridotta ad un 30-35%, mentre c'è un ampio ricorso all smart-working per tutte le attività che lo consentono”. Ed è proprio sulla tipologia di attività da proseguire che si sta giocando una partita fondamentale, che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore.

“Ci sono attività effettivamente essenziali nell'emergenza sanitaria che stiamo affrontando”

“Ci sono attività effettivamente essenziali nell'emergenza sanitaria che stiamo affrontando – chiarisce ancora il sindacalista della Fiom - ad esempio, quelle di supporto alle forze dell'ordine, ai vigili del fuoco, alla Croce Rossa e quindi, le manutenzioni e revisioni di aerei ed elicotteri, le telecomunicazioni, le trasmissioni satellitari e via dicendo”. Insomma, la parte “civile” delle produzioni.

Poi però ci sono anche altre attività che stanno ancora andando avanti e che “di strategico in questo momento – osserva Gonzato – hanno solo il profitto”. Su questo punto la posizione delle tute blu Cgil, come detto, è molto chiara: fermare tutto ciò che non è necessario, concentrare risorse e lavoro solo sulle attività di assistenza civile, mettere al primo posto la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori.

La scorsa settimana un appello in questa direzione è arrivato anche dal mondo dell'associazionismo. In particolare, Sbilanciamoci, Rete Disarmo e Rete della Pace hanno chiesto di bloccare subito qualsiasi produzione di armamenti. “Ci si può ammalare per produrre mascherine e ventilatori per la terapia intensiva, ma per un F35 e un mitragliatore, proprio no”, ha osservato Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci.

“Ci si può ammalare per produrre mascherine e ventilatori per la terapia intensiva, ma per un F35 e un mitragliatore, proprio no”

Ora la partita si sposta sui territori e la responsabilità delle scelte è in capo ai prefetti. Sono loro, infatti, che, confrontandosi anche con le organizzazioni sindacali, dovranno decidere cosa è davvero strategico – e si dovrà quindi continuare a produrre – e cosa invece non lo è ed andrà fermato e gestito con gli strumenti a disposizione.

Qui si apre un altro discorso: la prospettiva di un settore, quello dell'aerospazio (in particolare la parte civile), che sarà investito da questa emergenza in maniera probabilmente inedita. “Temo che stavolta non ci troveremo di fronte a qualche rallentamento, come è stato dopo l'11 settembre o con la crisi del 2008, ma ad un vero e proprio shock per il settore – osserva ancora Claudio Gonzato – e questo perché non è possibile sapere quale sarà il quadro del trasporto civile nel mondo nei prossimi mesi e anni. Diverse compagnie potrebbero addirittura fallire e comunque di certo nessuno in questo scenario per un po' di tempo comprerà aeroplani”.

Un esempio calzante, secondo il dirigente sindacale, è quello di Avio Aero del gruppo General Electric, che produce parti per motori aeronautici: qui i segnali di rallentamento sono già evidenti, non è nemmeno escluso che alcune compagnie decidano di revocare gli ordini già fatti, vista la mole di aerei a terra. Non a caso in Avio è già partita la cassa integrazione.

“Nessuno in questo scenario per un po' di tempo comprerà aeroplani”

Ma non si tratta di un caso isolato: “Con gli accordi che abbiamo siglato siamo riusciti fin qui a coprire le chiusure e i rallentamenti con istituti contrattuali e senza penalizzare i lavoratori – conclude Gonzato – Tuttavia, questa fase potrà durare fino a Pasqua, non oltre. Poi vanno trovati strumenti nuovi, per un periodo che temo sarà lungo. Quello che vogliamo sia chiaro alle aziende è che, con il senso di responsabilità che il sindacato ha sempre dimostrato, quando sarà necessario ripartire, noi faremo la nostra parte. Ma oggi quello che conta è solo la salvaguardia dei lavoratori, delle loro famiglie e delle nostre comunità”.