Una tappa importante per il salario minimo in Europa: il 4 ottobre il Consiglio dell'Unione europea ha dato il via libera definitivo alla direttiva che promuove l'adeguatezza dei salari minimi legali e la contrattazione collettiva, per contribuire a garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose per i lavoratori europei. La direttiva, già approvata dal Parlamento europeo il 14 settembre, entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Gli Stati membri hanno due anni per recepirla.

Passo avanti fondamentale

Per Cgil, Cisl e Uil si tratta di “un passo in avanti fondamentale, frutto di un lungo percorso durato oltre due anni”, dichiarano le segretarie confederali Cgil e Uil Francesca Re David e Tiziana Bocchi e il segretario confederale della Cisl, Giulio Romani.

È il risultato di “una battaglia - proseguono - condotta con caparbietà da tutto il movimento sindacale europeo, che rappresenta un segnale importante e coerente con il Pilastro dei Diritti Sociali con cui l’Europa ha deciso, dopo la stagione più dura del Covid, di ripartire, rinnovando la propria visione della sostenibilità dello sviluppo”.

“La nuova normativa arriva - spiegano Re David, Bocchi, Romani - in un momento in cui è quanto mai necessario porre al centro dell’attenzione la questione della povertà, anche nell’ambito del lavoro; un tema reso ancora più cruciale dalla crisi che stiamo vivendo, amplificata dalla guerra, dovuta alla crescita dell’inflazione conseguente all’aumento dei prezzi del gas e dei beni al consumo, con una generale riduzione del potere di acquisto per le famiglie”.

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Cosa cambia

La direttiva stabilisce procedure per l'adeguatezza dei salari minimi legali, promuove la contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari e migliora l'accesso effettivo alla tutela garantita dal salario minimo per i lavoratori che hanno diritto a un salario minimo a norma del diritto nazionale. Si chiede agli Stati membri in cui sono previsti salari minimi legali di istituire un quadro procedurale per fissare e aggiornare i salari minimi secondo una serie di criteri chiari. Saranno quindi aggiornati almeno ogni due anni (o al massimo ogni quattro anni per i Paesi che utilizzano un meccanismo di indicizzazione automatica).

La nuova normativa non indica un livello di salario minimo specifico che gli Stati membri devono raggiungere. Uno degli obiettivi è aumentare il numero di lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva. Per raggiungere l'obiettivo, i Paesi dovrebbero promuovere la capacità delle parti sociali di partecipare alla contrattazione collettiva. Se ad esempio il tasso di copertura della contrattazione collettiva dovesse essere inferiore a una soglia dell'80 per cento, gli Stati membri dovrebbero stabilire un piano d'azione per promuovere la contrattazione collettiva.

Il piano d'azione dovrebbe definire una tempistica chiara e misure specifiche per aumentare progressivamente il tasso di copertura della contrattazione collettiva. Il testo prevede anche che gli Stati membri adottino misure volte a migliorare l'accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo legale. Le misure necessarie a tal fine comprendono controlli da parte degli ispettorati del lavoro, informazioni facilmente accessibili sulla tutela garantita dal salario minimo e lo sviluppo delle capacità delle autorità responsabili dell'applicazione della legge di prendere provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro non conformi.

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Salari minimi, l’Europa ci prova

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Così si combatte il lavoro povero e la precarietà

“Il contrasto alla precarietà e al lavoro povero – ragionano Cgil, Cisl e Uil - si realizza: sostenendo gli aumenti salariali, garantendo condizioni di vita e di lavoro dignitose per tutte le lavoratrici e i lavoratori europei; combattendo il dumping salariale tra i Paesi dell'Unione; contrastando le delocalizzazioni selvagge, che negli ultimi decenni hanno consentito una destrutturazione del nostro sistema produttivo nonché dei servizi; rafforzando i sistemi di contrattazione collettiva, soprattutto laddove vi sia una copertura contrattuale al di sotto dell’80%”.

Secondo Re David, Bocchi, Romani “il messaggio politico che arriva dall’Ue è forte e chiaro e conferma quanto, da sempre, sostenuto da Cgil, Cisl, Uil, ossia la necessità di rafforzare la contrattazione collettiva in tutti gli stati membri. La direttiva riconosce che la via della contrattazione, perseguita da sempre dal sindacato italiano, è quella maestra per ottenere condizioni economiche adeguate e diritti per i lavoratori e per questo non prevede obblighi per i Paesi, come l’Italia, in cui oltre l’80 per cento dei lavoratori sono coperti dalla contrattazione”.

“Siamo tuttavia consapevoli - concludono Re David, Bocchi, Romani - che, anche per contrastare la congiuntura economica sfavorevole, sia ora necessario mettere in campo il massimo impegno per migliorare l’efficacia della contrattazione, nazionale e di secondo livello, e per aumentare salari e retribuzioni complessive. In tal senso auspichiamo non solo un rapido recepimento della direttiva, ma soprattutto un coinvolgimento attivo delle parti sociali, da parte del futuro governo, nella definizione di iniziative che puntino a rendere la contrattazione sempre più diffusa, efficace e di qualità”.