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La grande partecipazione al referendum costituzionale dello scorso marzo racconta di una vera passione per la Costituzione, quella che la destra al governo vorrebbe cambiare perché non ha contribuito a scrivere e non si sente da essa rappresentata. Quanti si sono recati alle urne, invece, sono fermamente convinti che la Carta vada difesa e applicata. Se c’è una parte della Costituzione che non solo non è applicata ma che in parte è stata tradita, è quella sul fisco.
La pressione fiscale
La prima notizia l’ha appena data l’Istat, nel secondo trimestre 2026 la pressione fiscale è ulteriormente cresciuta arrivando al triste traguardo del 43,5%. Smentita quindi Meloni quando afferma che il suo è il governo che taglia le tasse, al massimo concede qualche favore dell’ultima ora come il taglio del bollo auto, peccato sia solo per un anno ed essendo quella una imposta regionale il rischio è che alla fine la pagheremo tutti noi cittadine e cittadini italiani attraverso l’aumento delle addizionali regionali.
Pagano dipendenti e pensionati
La seconda notizia arriva da Itinerari previdenziali, nei giorni scorsi al Cnel è stato presentato l’ultimo Rapporto, anche in questo caso i dati sono chiari: “Il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l’anno - all’incirca 2mila euro netti al mese – e versano il 65% di tutta l’Imposta sui redditi delle persone fisiche”. E se si entra dentro il Rapporto si scopre ciò che il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ripete da tempo: a pagare l’Irpef per oltre l’80% dell’intero ammontare sono lavoratrici e lavoratori dipendenti, pensionate e pensionati.
Evasione insostenibile
La terza notizia è quella che riguarda chi le tasse non le paga o le paga solo in parte. Censis e Confcooperative hanno diffuso uno studio sull’economia sommersa che avrebbe dovuto creare molto più scandalo di quanto non sia successo. Secondo il Rapporto sono ben 108,2 miliardi di euro (+21,6% dal 2019 ad oggi) quelli sottratti all’erario da sottodichiarazione: imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva.
E poi Istat
Proprio in queste ora Istat ha reso nota la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva: non ci sono buone notizie. Secondo il Documento, obbligatorio in vista della manovra di bilancio, nel 2023 – anno di riferimento dello studio - l’economia sommersa ha raggiunto quota 198 miliardi di euro. In termini di incidenza sul Pil ha registrato un lieve incremento, passando dal 9,1% del 2022 al 9,2% nel 2023. Sempre nello stesso anno l’evasione complessiva (tributario e contributivo) ammonta a 112,8 miliardi di euro, con un incremento nel quinquennio 2019-2023 compreso tra 2,3 e 3 miliardi di euro. Ma d’altra parte siamo il Paese la cui presidente del Consiglio ha definito le tasse “pizzo di Stato”, dunque perché mai ci si dovrebbe lamentare dell’evasione fiscale?
La strada della Via maestra
Ebbene sono anche queste tre notizie che hanno spinto la Via Maestra, la rete composta da oltre cento associazioni, tra cui la Cgil e numerose realtà della società civile, a riprendere il cammino per la piena attuazione della Costituzione. Si torna in piazza, dunque, l’appuntamento è per sabato 17 ottobre a Roma.
Costituzione tradita
L’articolo 53 della Carta del 48 recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Se, come attesta Itinerari previdenziali, quasi la metà dei cittadini e delle cittadine non dichiara redditi, quel tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche non trova realizzazione, così come un sistema che tassa il lavoro dipendente con l'Irpef progressiva fino al 43%, mentre le rendite finanziarie godono di un'imposta sostitutiva fissa (flat tax) al 26% o al 12,5%.
Equità e progressività cercasi
Secondo la Costituzione a parità di reddito bisognerebbe pagare le stesse imposte e invece, grazie alla flat tax per gli autonomi introdotta dal Governo Meloni, così non è. A parità di reddito, 35mila euro lordi l’anno, un lavoratore dipendente paga 6.758 euro di imposte, un pensionato 8.273 euro, un autonomo 4.095 euro e una rendita finanziaria 4.375 euro. L’autonomo, però, manda i figli a scuola, usufruisce della sanità pubblica, e magari anche del trasporto pubblico locale.
Il drenaggio fiscale
Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti e pensionati hanno pagato una tassa in più che non gli è stata restituita e, a causa dell’aumento dell’inflazione, la pagheranno anche in futuro. Si chiama drenaggio fiscale, dal 2022 al 2025 sono oltre 30 i miliardi prelevati indebitamente da dipendenti e pensionati e non restituiti come chiedeva la Cgil.
Un fisco davvero giusto
Un fisco giusto per davvero è quello che applica l’articolo 53 della Costituzione, progressivo per davvero. La piattaforma della Via Maestra è chiara, occorre, innanzitutto, combattere l’evasione, la Relazione dell’Istat non consente alibi. È necessario, inoltre, ridurre il carico fiscale su salari e pensioni. Siamo in una stagione in cui nelle mani di pochi si concentra la gran parte della ricchezza ed allora è costituzionalmente giusto tassare extraprofitti, rendite e grandi ricchezze ed è necessario garantire la progressività fiscale. Lo dicevano le madri e i padri costituenti, chi ha di più deve contribuire di più.
Rivendicare è necessario
Il primo appuntamento, dunque, per riprendere la strada della Costituzione tracciata con il referendum dello scorso marzo, alle ore 13.30 a Roma in piazza della Repubblica sabato 17 ottobre prossimo.































