La crisi della democrazia europea passa dalla busta paga, dalla precarietà, dalla sanità che non funziona, dalla scuola impoverita. E l’avanzata dell’estrema destra non si contrasta soltanto sul terreno dei valori, ma tornando a cambiare concretamente la vita delle persone.

È il filo che attraversa l’intervento di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, al Comitato esecutivo della Ces riunito a Oslo. Un discorso che parte dalla visita all’isola di Utøya, luogo della strage del 2011, per arrivare alle scelte che oggi attendono il movimento sindacale europeo.

La democrazia e la vita delle persone

Per Landini esiste un legame tra l’avanzata delle destre radicali e il deterioramento delle condizioni sociali. Negli ultimi quindici anni, osserva, le forze dell’estrema destra hanno costruito consenso “sulla crisi della democrazia e sul peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle persone”. A questo scenario si sono aggiunte le guerre, la crisi industriale e le conseguenze delle transizioni energetica e digitale.

Il punto, secondo il segretario generale della Cgil, è ormai strutturale: “Quello che oggi è in discussione è l’esistenza stessa dello Stato sociale europeo così come l’abbiamo conosciuto”. Salari e pensioni insufficienti, sanità, scuola, università, ricerca e diritto al lavoro sono sotto pressione in tutto il continente.

E proprio qui Landini individua una delle contraddizioni delle politiche europee: mentre torna l’austerità, aumentano le risorse destinate alle armi e alla difesa. La strada indicata dalla Cgil è opposta: investimenti pubblici e privati, un diverso modello di sviluppo, redistribuzione della ricchezza e un nuovo equilibrio tra capitale e lavoro.

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Unire le lotte in Europa

Da qui la proposta politica rivolta alla Ces. Le mobilitazioni che attraversano Francia, Spagna, Germania e Italia non possono rimanere separate. Occorre provare a costruire una risposta comune. Landini propone al sindacato europeo di indicare “una giornata, un periodo in cui ci sia una mobilitazione che unisca anche le varie iniziative” nazionali. Al centro, salario e reddito, precarietà giovanile e difesa dello Stato sociale.

Una mobilitazione che deve parlare soprattutto alle nuove generazioni. “Noi, come sindacato, dobbiamo tornare a essere uno strumento anche per le nuove generazioni, rimettendo al centro il lavoro, rimettendo al centro la democrazia”, afferma il leader della Cgil.

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Contro le destre servono salari, sanità e scuola

Il contrasto all’estrema destra, insiste Landini, non può limitarsi alla denuncia. Bisogna ricostruire la fiducia nella possibilità che la democrazia migliori davvero l'esistenza quotidiana.

“Il sindacato, così come chi fa politica e vuole rappresentare un’alternativa all’estrema destra, deve tornare a occuparsi della vita materiale delle persone”. Significa aumentare i salari, far funzionare la sanità pubblica e la scuola, costruire una politica industriale e un modello europeo capaci di ridurre le disuguaglianze.

Landini invita anche il movimento sindacale a interrogarsi sulle proprie responsabilità. L’aumento del consenso delle destre, sostiene, è anche il risultato di scelte politiche ed economiche del passato che hanno accresciuto le disuguaglianze. “Dobbiamo essere onesti tra di noi, non solo dire cosa è sbagliato in quello che fanno gli altri, ma chiederci cosa dipende da noi e cosa facciamo noi per cambiare questa situazione”.

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“I soldi sono in mano a pochi”

Uno dei terreni decisivi è quello fiscale. Landini porta l’esempio italiano, dove denuncia un sistema che grava soprattutto sul lavoro. E pone una questione che considera europea: tassare maggiormente grandi patrimoni, profitti e rendite per finanziare sanità, scuola e politiche industriali.

“I soldi bisogna andarli a prendere dove sono e oggi non è vero che non ci sono soldi: sono tanti, ma sono in mano a pochi”, dice. La redistribuzione diventa così parte della battaglia democratica. Perché senza una risposta alle disuguaglianze, alla paura e all’insicurezza sociale, il terreno continua a essere lasciato alle destre.

Il 17 ottobre e la Via Maestra

Nel suo intervento Landini richiama infine le mobilitazioni che la Cgil sta preparando in Italia. A partire dalla grande manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma, insieme alle associazioni e alla società civile della Via Maestra. Ma l’obiettivo è andare oltre i confini nazionali. “Penso che sia importante, se ci sono le condizioni, che si possa anche indicare, come sindacato europeo, un percorso, delle giornate, dei momenti in cui tutti si parli e si lotti insieme”, afferma Landini. Un percorso capace di incontrare anche quei giovani che guardano al futuro e vedono soprattutto guerra e incertezza.

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Per il segretario generale della Cgil la difesa della democrazia, dunque, non può restare un principio astratto. Deve tornare a significare salari dignitosi, lavoro sicuro, welfare, diritti e possibilità di costruirsi un futuro. Perché, conclude, il richiamo ai valori democratici “non può essere solo teorico, ma deve collegarsi al miglioramento concreto della vita e della qualità delle condizioni di vita delle persone”.