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Nel 2026 ricorrono i cento anni dalla nascita di Bruno Trentin, un intellettuale a tutto tondo capace di unire teoria e prassi come pochi altri nella storia del movimento operaio e della sinistra europea. L’Archivio Storico Cgil Nazionale e Collettiva, attraverso la rubrica Buona Memoria, hanno scelto di onorare questo anniversario non con una celebrazione statica, ma con un percorso dinamico di riscoperta: una rassegna quindicinale di documenti inediti o rari che restituiscano la complessità di un uomo capace di unire la militanza sindacale a una raffinata analisi teorica.
Il viaggio inizia con un’intervista del 26 gennaio 1973 di Bruno Trentin, che trovate linkata alla fine di questo articolo, segretario generale della Fiom, rilasciata ad Enzo Biagi per La Stampa. L’anno si apre con la firma del contratto dei metalmeccanici, una vittoria storica che sancisce il diritto allo studio con le 150 ore e l’inquadramento unico tra operai e impiegati. In un contesto segnato dalla crisi petrolifera e dall’inflazione galoppante, Trentin intuisce la necessità di unire le lotte per il salario a una visione politica più ampia: la riforma dello Stato e lo sviluppo del Mezzogiorno. Il suo 1973 è la ricerca di un equilibrio difficile tra l’autonomia del sindacato e la necessità di riforme strutturali per il Paese, ponendo le basi per quello che sarà il protagonismo dei lavoratori negli anni a venire.
L’intervista che apre questo ciclo rappresenta uno spaccato unico. Se Biagi incarna la domanda civile di un’Italia che cerca di capire dove stia andando il Paese, Trentin risponde con la lungimiranza e la trasparenza, ma anche il rigore e il riserbo che lo contraddistingueranno sempre. Un riserbo in parte superato con gli accenni alla famiglia, ai figli e al padre. Per ritrovare altre parole di Trentin dedicate alla sua sfera privata bisognerà attendere il 2002 quando Bruno viene insignito della laurea ad honorem in Economia e Commercio dall’Università Ca’ Foscari di Venezia:
“Sono sempre stato restio a parlare di lui pubblicamente - dirà nell’occasione - per il rispetto e il riconoscimento che gli debbo. [...] Voglio soltanto testimoniare che quel poco di valido e di utile che ho saputo produrre nel corso della mia lunga vita, lo debbo interamente al suo insegnamento e al suo esempio; alla sua radicale incapacità di separare l’etica della politica dalla propria morale quotidiana, pagando sempre di persona per i propri convincimenti”.
Attraverso le sue preziose carte, l’Archivio Storico Cgil non offre solo una testimonianza del passato, ma mette a disposizione degli studiosi e dei cittadini una cassetta degli attrezzi per interpretare le sfide del lavoro contemporaneo. Buona lettura nel solco di un pensiero che non ha mai smesso di interrogarci.






















