Le pensioni devono cambiare radicalmente, “deve cambiare la legge e garantire la costruzione di una previdenza per i giovani, la possibilità di non immaginarsi un futuro da poveri”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, oggi (sabato 2 aprile) in piazza a Venezia per la giornata di mobilitazione nazionale unitaria. “Deve cambiare il rapporto con i singoli lavori – ha spiegato -, perché non si può usare un’età media indefinita per la quale sarebbe lo stesso lavorare su un’impalcatura o in ufficio. Ci vuole una relazione con la fatica del lavoro e con l’inizio dell’attività: chi va a lavorare a 15 anni non può immaginare di proseguire per un numero di anni infinito”.

FOTO: Venezia Roma - Napoli Terni
Mobilitazione dei pensionati il 19 maggio
In piazza contro le ingiustizie
L.Bartoli
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Pensioni, le «storie in piazza» a Terni

Va costruito un nuovo sistema all’insegna della solidarietà: “Chi ha avuto troppo dal sistema deve essere disponibile a dedicarlo a una solidarietà interna, per rendere la pensione ciò che è sempre stato: la condizione di vecchiaia delle persone dopo una vita di lavoro”. Uno dei problemi dell’attuale meccanismo “è che non abbiamo una separazione seria tra le politiche di assistenza e previdenza. Quelle di previdenza riguardano i contributi e devono avere una dinamica che consideri il lavoro svolto, gli istituti di previdenza vanno gestiti attentamente ma bisogna smettere di pensare che l’unica strategia è tagliare le risorse. Basta tagliare in basso e rendere sempre più povero questo paese”.

Dal palco, Susanna Camusso ha rilanciato la Carta dei diritti universali del Lavoro. C’è la necessità “di riscrivere lo Statuto dei lavoratori, attraverso la nostra legge di iniziativa popolare. Abbiamo fatto una campagna di assemblee a cui hanno partecipato anche gli iscritti di altre organizzazioni: la nostra proposta – dunque –la offriamo a tutte le forme di organizzazione del lavoro e al dibattito del paese".

Da parte sua, il governo deve respingere le scelte sbagliate delle aziende. “Quando un governo non fa nulla e non contraddice scelte sbagliate, allora significa che in realtà è d’accordo. Tanta parte della politica dell’esecutivo è una cambiale in bianco alle imprese, col risultato che abbiamo perso molti gioielli straordinariamente importanti che hanno preso la via dell’estero”. Per il segretario “c’è un grande punto interrogativo sulla chimica da un lato e sulla siderurgia dall’altro, quindi c’è bisogno che si decida quali sono gli assi sui quali si pensa di restare la seconda potenza industriale d’Europa”.

L’Italia “ha disperato bisogno di politiche industriali e risposte: dalle vertenze aperte al futuro strategico di alcune produzioni, penso alla situazione dell’Ilva o a Versalis, servono delle scelte che siano funzionali ad avere finalmente una politica industriale per il paese”. Tornando sulle pensioni, ha detto Camusso dal palco, “con la legge Fornero tra venti, trent’anni avremo un paese di poveri. Saranno poveri quegli stessi giovani che oggi affrontano precarietà e disoccupazione o sono costretti ad andare all’estero. Che risposte gli diamo? Che poi, dopo tanti sacrifici, saranno poveri?”. Il segretario generale ha concluso: “Non ce la faranno, non ci divideranno, siamo uniti e vogliamo risposte. Se non si aprirà subito un confronto con il governo sulle pensioni, torneremo in piazza”.

Furlan: avanti finché il governo non ascolta

“Andremo avanti finché non schioderemo il governo”. Così il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, alla manifestazione di Roma. “Siamo qui per dire – ha dichiarato – che l’esecutivo deve cambiare la legge Fornero, che dalla notte alla mattina ha alzato l’età pensionabile di 6-7 anni per lavoratori e lavoratrici. Migliaia di persone si sono trovate senza lavoro e senza pensione”. Per il segretario cislino, inoltre, “non si può stare fino a 67 anni su una gru, un’impalcatura o tenere una classe materna. Bisogna ripristinare la flessibilità in uscita e dare lavoro ai giovani”. Sulle risorse: “Non se ne può più, ogni volta che il paese ha bisogno di risorse si ricade sui lavoratori. Si possono prendere circa 150 miliardi dall' evasione fiscale e 50 miliardi dalla lotta alla corruzione. Qualcuno deve trovare le risorse per far andare in pensione a  un' età decente”.

Barbagallo: le piazze gridano di cambiare la Fornero

Il sindacato non sta perdendo rappresentanza, “guardate questa piazza: è ridicolo dirlo”. Sono le parole del segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, alla manifestazione di Napoli. “La gente insoddisfatta della politica economica del governo, non certo dei sindacati – a suo avviso -. Bisogna cambiare la legge Fornero. Un  anno fa Poletti disse che ha creato disagio sociale, e noi immediatamente gli abbiamo chiesto un tavolo di discussione. Stiamo  ancora aspettando. Ora gli gridiamo dalle piazze che non possiamo più aspettare”. L’Italia, ha aggiunto, “sta diventando un paese in via d' estinzione, fuggono i giovani e gli anziani che con pensioni da fame non possono rimanere. Quando va via un ricercatore che è costato alla collettività e alle famiglie 800mila euro, se lo regaliamo agli Stati europei piangiamo con un occhio perché è sempre Europa. Ma se va negli Stati Uniti, in Giappone, in Cina o in India piangeremo lacrime amare perché saranno i nostri competitori del  futuro”.

LA GIORNATA

Il paese scende in piazza per “cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani”. È questo lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil. Iniziative unitarie si sono svolte da Nord a Sud: a Venezia un corteo si è concluso a Campo Santa Margherita, con Susanna Camusso. A Roma manifestazione da piazza dell’Esquilino a piazza Santissimi Apostoli, con comizio conclusivo di Annamaria Furlan; a Napoli, infine, corteo da piazza Dante Alighieri a piazza Giacomo Matteotti, dove ha parlato Barbagallo.


Presidi, sit-in e volantinaggi si sono tenuti in numerose città d’Italia: da Bologna (in piazza Nettuno) a Cagliari (in piazza Palazzo), da Firenze (in diversi punti della città) a Reggio Calabria (sotto la Prefettura), da Bergamo (in piazza Matteotti) a Palermo (in piazza Ruggero Settimo), da Torino (corteo in bicicletta fino a piazza Castello) a Terni (davanti alla Prefettura). Iniziative che servono a rilanciare la piattaforma unitaria (decisa negli attivi interregionali dei quadri e delegati del 17 dicembre scorso) con la quale Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo un profondo cambiamento: tutela delle pensioni in essere, rafforzamento della previdenza complementare, pensioni dignitose per giovani, precari e discontinui, accesso flessibile al pensionamento, riconoscimento del lavoro di cura e della diversità dei lavori.

Vasta adesione alla mobilitazione delle regioni e delle categorie. Tra queste, erano in piazza gli edili della Fillea Cgil (foto Walter Schiavella su twitter).


Nella capitale grande presenza anche dei lavoratori pubblici (foto Fp Cgil Nazionale su twitter).

LA CRONACA DA VENEZIA

Concentramento in piazza Santa Lucia. Centinaia di bandiere di Cgil, Cisl e Uil sventolano nella mattinata grigia. Pensionati e lavoratori sono giunti da tutta la regione, da Vicenza a Padova, a Treviso, per chiedere di cambiare la legge Fornero. Si muove il corteo che, attraverso il Ponte degli Scalzi, raggiunge l'altra riva del Canal Grande alla volta di Campo Santa Margherita, dove è previsto il comizio finale.

"Il futuro dei giovani, la dignità del lavoro, il contrasto al Jobs Act e alla precarietà. È soprattutto per questo che tanti pensionati oggi hanno deciso di scendere in piazza e manifestare qui a Venezia" lo ha spiegato Vincenzo Malagugini, segretario organizzativo dello Spi Cgil di Rovigo. A fargli eco Giancarlo Franzoso, per 38 anni (dieci dei quali passati all'estero tra Belgio, Francia e Germania) fuochista nel mondo dei laterizi. Oggi sua nipote, laureata, lavora a singhiozzo, pagata con i voucher: "riconquistare la dignità del lavoro è l'unica battaglia possibile" ha detto Giancarlo. "Siamo l'unico welfare rimasto, noi genitori e noi nonni pensionati", secondo l'ex operaio metalmeccanico in una ditta privata di telefoni, Nazareno Pellegrini: "Altro che scontro generazionale, come insinua il governo. Siamo tutti dalla stessa parte, giovani e vecchi".

Contro la legge Fornero tutte le categorie in piazza. Bandiere di Flai, Filctem, Flc, Filcams e tante altre accanto a quelle dei pensionati. Anche gli operai di Porto Marghera, alcuni in mobilità, sono nel corteo per protestare non solo per le pensioni, ma anche contro la vendita di Versalis, la crisi e l'assenza di una politica industriale. "La legge Fornero ha dimenticato i lavoratori usuranti", ha dichiarato Davide Camuccio della segreteria Filctem veneziana: "Le donne del calzaturiero che lavorano in quella che è una vera e propria catena di montaggio e si ritrovano in pensione a 65 anni con tutto il carico familiare sulle spalle. E poi gli operai del petrolchimico che respirano le esalazioni e iniziano a lavorare da giovanissimi. Non puoi rimanere in fabbrica a fare il turnista oltre i 62, 63 anni. E la crisi del distretto di Murano, un esempio su tutti quello della vetreria Venini. Damiani l'ha acquistata e poi ha iniziato a licenziare".

"Siamo la modernità di questo paese. Questo significa oggi affrontare il tema della previdenza, del precariato, del lavoro dei giovani. Oggi siamo qui in piazza per una battaglia per il paese e per il futuro". Così Elena Di Gregorio, segretaria regionale Cgil Veneto, ha aperto il comizio dal palco a Venezia.


LA CRONACA DA ROMA

Piazza dell'Esquilino è subito piena. Le bandiere colorate delle diverse categorie di Cgil, Cisl e Uil hanno riempito l'area antistante la basilica di Santa Maria Maggiore. "Riforma Fornero: crimine legalizzato" è scritto su un cartello nelle mani di una delle centinaia di "pantere grigie" presenti sul piazzale in attesa della partenza del corteo. Colpisce il lenzuolo issato su dei palloncini colorati, sorretto dai lavoratori edili, con una vignetta raffigurante due operai in stile Cipputi: "Il futuro mi terrorizza, Faruq"; "Non preoccuparti, Beppe - è la risposta -, se non cambia la legge Fornero il futuro non arriva, né per noi né per i giovani".


“Oggi siamo qui, insieme ai pensionati, lavoratori e lavoratrici di Roma e del Lazio, per cambiare le pensioni e di conseguenza ridare lavoro ai giovani”. Così Omar Neffati, studente, all'interno del corteo.


Il corteo è giunto a piazza Santi Apostoli, che si è riempita per i comizi finali della manifestazione di Cgil, Cisl e Uil per cambiare la riforma Fornero. "La pensione la voglio da vivo", recita uno striscione dei manifestanti. "Da tutte le piazze d'Italia mandiamo un segnale forte al governo e al presidente del Consiglio. Basta chiacchiere e propaganda elettorale, abbiamo visto tutti le conseguenze della legge Fornero sulla pelle dei lavoratori", hanno detto dal palco gli organizzatori.

LA CRONACA DA NAPOLI

È partita da piazza Dante alle 9.40 la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil di rivendicazione di un cambiamento del sistema pensionistico. Oltre 90 i pullman provenienti dalle cinque province campane, presenti delegazioni di tutti i luoghi di lavoro. Il corteo ha attraversato per un tratto via Roma, prima di confluire in piazza Matteotti per il comizio conclusivo tenuto dal leader della Uil Carmelo Barbagallo.

Le voci del corteo: Ernesto Landi, lavoratore edile salernitano attualmente disoccupato. “Lavoro da oltre 30 anni, è assurdo credere che io possa reggere fino ai 67 anni” ha detto: “I miei contratti sono saltuari, di durata breve, due mesi, al massimo tre. Con la riforma degli ammortizzatori sociali maturo la metà dei contributi, ma non sono riuscito a ottenere la Naspi”.

Le voci del corteo: Loredana Del Vecchio, lavoratrice del settore pulimento per le Asl. “Sono in piazza soprattutto per i giovani. Lavoro da vent'anni, con l'amarezza di sapere che quando andrò in pensione il mio assegno si discosterà di poco dalla pensione sociale” ha detto: “I miei figli sono all'estero, qui non avevano futuro, come avrebbero potuto? Se non ci consentono di andare in pensione, quando si creerà spazio per i giovani?”.

Le voci del corteo: Alfredo Garzi, Cgil di Napoli. “Vogliamo dare un futuro al paese, modificare le pensioni per poter fare in modo che le persone possano finalmente uscire a un’età e con un’anzianità contributiva dignitosa. Questo deve far spazio ai giovani che, altrimenti, non riescono a entrare nel mondo del lavoro” ha detto l’esponente sindacale: “Dare un futuro al paese vuol dire anche finalmente riattivare la perequazione delle pensioni, consentendo a questa platea immensa di pensionati con redditi molto bassi di poter condurre una vita dignitosa. E quando qualcuno dice che bisogna rilanciare la domanda interna e i consumi, bisogna anche tener conto che i redditi siano più elevati, altrimenti questo non si può fare. Dare un futuro al paese vuol dire anche far in modo che le persone abbiano le risorse per potersi curare”.

PARLANO I PROTAGONISTI

“Siamo in piazza oggi per rivendicare il cambiamento della legge Fornero e chiederne una profonda modifica” ha affermato il segretario generale della Fp Cgil Rossana Dettori, oggi in piazza per la manifestazione. “Pretendiamo che si attui la flessibilità in uscita per alcune categorie di lavoratori, come gli infermieri, gli educatori delle scuole per l’infanzia, i vigili del fuoco. Questo permetterebbe un ringiovanimento della pubblica amministrazione e l’ingresso di numerosi giovani nel mondo dei servizi pubblici”.

“La prima esigenza è quella di rivedere la riforma Fornero, garantendo la possibilità dopo 41 anni di contributi di uscire con una pensione dignitosa”. Queste le parole di Elena Lattuada, segretario generale della Cgil Lombardia, alla manifestazione milanese di piazza San Babila: “Occorre poi ricalibrare le pensioni degli attuali lavoratori giovani, che avranno pensioni ben più basse di quelle già basse che oggi l’Inps registra”. Ma il tema delle pensioni si lega strettamente a quello del lavoro: “Immaginare un’età pensionabile diversa da quella stabilita dalla riforma Fornero, rivedendola al ribasso, significa anche costruire le condizioni affinché dentro i luoghi di lavoro riparta l’occupazione. I dati di oggi ci dicono che ripresa tanto ventilata non c’è: se non si mette mano anche a una riforma delle pensioni, per i giovani di oggi non ci sarà futuro né pensione”.

“Il tema delle pensioni riguarda la coesione sociale, la tenuta del modello di sviluppo, l’idea di paese. E l’operazione che è stata fatta sulle pensioni è stata la più grande operazione finanziaria contemporanea”. Così il segretario generale della Cgil Emilia Romagna Vincenzo Colla, oggi a Modena per la mobilitazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil: “La riforma delle pensioni è stata una risposta all’Europa, ma tutta in termini finanziari, perché sembra che l’Europa debba reggere solo in termini finanziari e non sociali”. Colla ha sottolineato anche la riforma Fornero “non funziona e non fa crescere l’occupazione. Di quella riforma nessun euro è andato ai giovani, e si costringono le persone a lavorare fino a 70 anni, quando non ce la si fa più anche psicologicamente”.

“La nostra iniziativa sulle pensioni guarda agli anziani ma anche ai giovani. In un mondo del lavoro sempre più incerto e precario bisogna lottare sia per l’occupazione sia per garantire assegni pensionistici dignitosi a tutti, ai pensionati di oggi e a quelli di domani”. Così Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia, nel comizio tenuto a Catania durante la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil. “In questi ultimi anni – ha aggiunto – si è cercato di far fronte ai buchi dei conti pubblici solo prelevando dalle tasche di lavoratori e pensionati e incidendo negativamente sui diritti. Di contro, le politiche per il lavoro messe in campo si sono e si stanno rilevando inadeguate. Siamo qui oggi per un cambiamento radicale, per ridare dignità al lavoro e alle pensioni, per dire basta a politiche becere e inique che stanno pesando soprattutto in regioni, come la Sicilia, in cui la povertà è ormai alle stelle”.

“Abbiamo la necessità di rimettere mano al sistema previdenziale, che ha creato tanti danni nel corso di questi anni: dagli esodati, alla consapevolezza dei giovani di essere carne da macello”. A dirlo è stato il segretario generale della Cgil di Bari Pino Gesmundo, concludendo la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil: “Stiamo facendo sul serio, ci stiamo assumendo le responsabilità delle nostre azioni. Oggi c'è una consapevolezza diversa da parte di tutti e questa è una grande occasione: il paese ha bisogno di noi, di una svolta nelle politiche economiche e del lavoro”. Gesmundo ha anche criticato il Jobs Act: “Non ha stabilizzato il lavoro, perché pagare le decontribuzioni a chi trasforma il rapporto di lavoro non equivale a creare nuova e stabile occupazione. Dobbiamo riportare il paese a pensare che il lavoro va rimesso al centro di tutte le politiche”.

“Non intendiamo fermarci, questa sarà la nostra sfida per il 2016: per far ripartire il lavoro e dare prospettive ai giovani bisogna cambiare le regole sulle pensioni”. Con queste parole Nicola Marongiu, responsabile Area Contrattazione sociale della Cgil nazionale, ha concluso la manifestazione regionale di Terni. “La grande partecipazione in tutta Italia alla mobilitazione di oggi – ha poi aggiunto – dimostra come il tema delle pensioni sia centrale per il paese. Per questo un confronto vero, sui contenuti della nostra piattaforma e sulle idee che ha il governo, non è più rinviabile. Si tratta di una grande questione democratica sulla quale il sindacato italiano, unitariamente, non si fermerà”.

A cura di Michela Aprea, Emanuele Di Nicola, Guido Iocca, Maurizio Minnucci, Carlo Ruggiero, Giorgio Sbordoni (RadioArticolo1), Marco Togna