La crisi dell’automotive e le trasformazioni industriali mettono sotto pressione anche il tessuto produttivo di Abruzzo e Molise. Alla Dayco, azienda che produce cinghie per motori endotermici e occupa circa 600 lavoratori sul territorio abruzzese, la decisione di separare alcune funzioni strategiche, tra cui ricerca e sviluppo, marchi, brevetti, amministrazione e sistemi informatici, ha provocato una dura reazione sindacale.
Il timore era quello di indebolire la struttura dell’azienda e compromettere il futuro degli stabilimenti, con conseguenze per l’occupazione e l’economia locale. Dopo la proclamazione di sette giornate di sciopero, sei delle quali effettivamente svolte, la mobilitazione ha portato a un accordo che ha ottenuto il ritiro completo della procedura.
Una vertenza che ha coinvolto lavoratori e famiglie, suscitando attenzione anche nelle altre fabbriche del territorio. Per il sindacato, il risultato dimostra che contrattazione e mobilitazione collettiva possono ancora incidere sulle scelte delle imprese, in una fase segnata da ristrutturazioni industriali e incertezze occupazionali.






















