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Ospedale di Crema: avanti senz'acqua?

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Fp Lombardia: "La trattativa con la direzione generale dell'azienda sanitaria non ha prodotto alcun risultato"

La Funzione pubblica Cgil ha da subito ritenuto "ingiusta e insopportabile la decisione della direzione generale dell'ospedale di Crema, peraltro assunta senza alcun confronto preventivo, di attuare la spending review, negando l’acqua minerale ai pazienti e diminuendone la colazione, negando il panino al personale del turno notturno e riducendo le ore delle lavoratrici e dei lavoratori della cooperativa Markas, cui è assegnato il contratto di pulizia e di ristorazione".
 
"Volendo comunque verificare nel merito tale decisione – sostiene la Fp regionale –, abbiamo chiesto, invano, all'azienda di fornirci nel dettaglio tutti i costi del capitolo beni e servizi, assoggettati al taglio del 5%. Come anche di motivare l’obiettivo aziendale dello stesso taglio del 5%, laddove la delibera regionale di recepimento della spending review indica (allegato 6) per questo capitolo l'1% di riduzione per il 2012".

Qui l’unico riscontro avuto è il rimando alla gerarchia delle fonti, per cui una legge dello Stato è più importante di un provvedimento regionale – sostiene Monica Vangi, segretaria Fp Cremona –. Forse è anche per questo che ci è stato risposto che l’atto regionale del 2009, le linee di indirizzo per il menu delle persone ricoverate, dove l’acqua è naturalmente contemplata, non è vincolante per l'azienda! Vorremmo capire perché il direttore, a confronto ancora aperto fra Regione Lombardia e aziende sanitarie, nega la possibilità di cambiare decisione e che lo farà solo se obbligato. Da chi? Se non fossimo in tempi di crisi e di una spending review che interviene con tagli lineari, se si puntasse a una vera razionalizzazione e ottimizzazione dei servizi pubblici, ci piacerebbe proporre d’investire finalmente sull’acqua come bene comune, depurata in loco e gratis per tutti nell’ospedale”.
 
Alberto Villa, segretario Fp Lombardia, dichiara: “Decidere di tagliare le bottigliette d’acqua ai malati, oltre che ferire un diritto umano universale, significa altresì misurarsi con una nuova organizzazione del lavoro. Perché, ad esempio, ai pazienti non autosufficienti dovrà essere garantito un bicchiere d’acqua pieno. L’azienda ne ha tenuto conto?”