“Nell’ultimo numero de L’Espresso, il professor Carlo Cottarelli ha richiamato la necessità di non tornare indietro sulle riforme pensionistiche. È un richiamo che merita attenzione, ma il tema delle pensioni, centrale per le persone e per il modello di protezione sociale che un Paese decide di darsi, richiede una riflessione più ampia, alla luce dell’aumento dell’aspettativa di vita e dell’incidenza crescente della popolazione anziana sulla popolazione in età da lavoro”. Lo dichiara Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil.

La sostenibilità e la pensione di garanzia

“Allora bisogna partire da alcuni fatti – a suo avviso –. Il primo di questi riguarda la sostenibilità: il sistema previdenziale del nostro Paese è sostanzialmente in equilibrio finanziario. La sostenibilità finanziaria, da sola, servirà tuttavia a poco se il sistema non sarà anche socialmente sostenibile, cioè capace di garantire pensioni adeguate e di tutelarne il potere d’acquisto. Una proposta di riforma il sindacato ce l’ha: si chiama pensione di garanzia. Le proiezioni sulle coorti di lavoratori entrate nel sistema a partire dal 1° gennaio 1996 evidenziano, per una parte considerevole, fragilità drammatiche nelle condizioni pensionistiche future”.

Salari bassi significano pensioni basse

“Il secondo fatto – prosegue – dimostra il legame con l’economia reale: la piena attuazione del sistema contributivo legherà sempre di più il trattamento pensionistico all’andamento della carriera lavorativa. In un Paese in cui sempre di più il lavoro è povero, precario e discontinuo, la prima preoccupazione deve essere il diritto al lavoro, la sua qualità e il livello dei salari. Salari bassi significano pensioni basse: circa il 70% dei pensionati arriva a 1.300 euro. Di fronte a una vera emergenza sociale già in atto, chi governa non può girarsi dall’altra parte. Non si rispetta la Costituzione impoverendo il mondo del lavoro e chi vive di una pensione frutto di quel lavoro".

Poi c’è il terzo fatto, che investe la demografia: “L’invecchiamento della popolazione non è un fenomeno che garantisce un’analoga aspettativa di vita per tutti. Quest’ultima dipende dallo stato di salute, dalle condizioni di vita e dal lavoro che si fa”.

L’invecchiamento non può portare l’aumento dell’età pensionabile

“Non si può pensare che la crescita dell’aspettativa di vita media porti con sé l’aumento costante dell’età pensionabile. I lavori non sono tutti uguali, gravosi o meno. E il diritto alla flessibilità in uscita, oltre che a condizioni certe e dignitose di pensionamento, dovrebbe essere asse portante del sistema pubblico. Il tema, quindi, non è tanto quello di voler tornare indietro. Il tema è affrontare con serietà una questione che riguarda la vita delle persone, i diritti che maturano dopo anni di lavoro. Rivedere le criticità del sistema contributivo per renderlo sostenibile è un’ipotesi doverosa”, conclude la segretaria.

Leggi anche