I dati pubblicati oggi dall’inchiesta Dataroom di Milena Gabanelli e Simona Ravizza “confermano quello che lo Spi Cgil denuncia da tempo: le pensioni sono state utilizzate come un vero e proprio bancomat dai governi, in particolare dall'esecutivo Meloni, colpendo duramente il ceto medio”. Lo afferma in una nota la segretaria generale dello Spi Cgil nazionale, Tania Scacchetti.

“Sapere che tra il 2023 e il 2025 il governo Meloni ha risparmiato ben 10 miliardi di euro sulle spalle dei pensionati, attraverso il meccanismo della rivalutazione a classi, dà la cifra di un impoverimento programmato – continua Scacchetti –. Non parliamo di 'pensioni d'oro', come la propaganda di chi governa vuole far credere, ma di lavoratori che oggi ricevono assegni da 2.826 euro lordi al mese (meno di duemila euro netti) e che tra il 2012 e il 2025 hanno perso complessivamente 37.498 euro lordi. Una stangata in piena regola che mina la stabilità economica di milioni di famiglie”.

Il fatto che in trent'anni il sistema di rivalutazione sia stato modificato ben 15 volte, poi, “dimostra un'incertezza intollerabile - sottolinea Scacchetti -. Come giustamente evidenziato dall'Ocse, l'Italia si ritrova con parametri che cambiano continuamente, rendendo la rivalutazione delle nostre pensioni una misura 'quasi discrezionale' e priva di regole stabili, a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei”.

“Questo scippo continuo deve fermarsi. Non si può continuare a far cassa sui pensionati per far quadrare i bilanci dello Stato, penalizzando chi ha lavorato versato contributi per una vita intera. Chiediamo che il meccanismo di perequazione sia stabile e che sia strumento certo di tutela del potere d'acquisto” conclude la segretaria generale dello Spi.