Si comincia oggi (martedì 2 aprile), con lo stop per l’intero turno di lavoro del reparto finance, control & procurement (a esclusione del settore frodi) e un doppio presidio davanti alla sede di via Severo e sotto la Regione Lazio. La mobilitazione porterà poi a incrociare le braccia a livello nazionale giovedì 11 aprile. Nel frattempo, da lunedì 8 aprile sono in programma gli scioperi degli straordinari, della reperibilità e del lavoro programmato, il tutto per la durata di un mese. Sono queste le prime contromosse dei sindacati di fronte alle recenti decisioni di Wind Tre che prevedono il trasferimento da Roma a Milano di un intero reparto con almeno 150 persone coinvolte, se non di più. “Un vero e proprio licenziamento mascherato”, denunciano le organizzazioni dei lavoratori.

L’azienda sta sbagliando completamente approccio. Noi siamo disponibili e aperti a ogni confronto, ma il percorso deve essere condiviso e non traumatico, e deve mettere sul tavolo un piano di sviluppo anche con la ri-professionalizzazione. Qui invece siamo di fronte a scelte unilaterali che rappresentano quasi un atto di violenza dal punto di vista professionale”. A dirlo è il segretario della Slc Cgil Riccardo Saccone interpellato da rassegna.it.

Il nodo da sciogliere non è affatto semplice. Si parla infatti di circa 150 persone che saranno costrette a spostarsi da Roma a Milano se vorranno proseguire a lavorare in azienda. “Ma la cosa ancora più grave – osserva il sindacalista – è che si tratta per la quasi totalità di donne che, come sappiamo, devono sobbarcarsi tanto lavoro di cura in famiglia. Mi pare evidente che se si pone loro la scelta di spostarsi a Milano o di accettare uno ‘scivolo’, saranno costrette a questa seconda ipotesi”.

“L’altra cosa che fa rabbia – insiste il sindacalista – è dover affrontare una vertenza del genere nel 2019, quando da anni ormai ci si riempie la bocca con la dematerializzazione e lo smart working in particolare nelle aziende di telecomunicazione. È davvero necessario, allora, spostare così tante persone da una città all’altra solo perché il responsabile di quel settore si trova a Milano? Noi crediamo di no e su questo proseguiremo nella nostra battaglia. Tra l’altro in questo modo l’azienda rischia di andare incontro a contenziosi giuridici”.

La partita è dunque ancora aperta è molto dipenderà dal successo della mobilitazione appena iniziata: “Le relazioni sindacali in passato sono state ottime, ma da qualche tempo a questa parte – conclude Saccone – le cose sono cambiate. Anche la possibile cessione del ramo d’azienda che si occupa dei data center è in netta controtendenza con le ambizioni di una grande azienda come questa. Ora vedremo come andranno gli scioperi. Come sindacato, ripeto, siamo disponibili a sederci a un tavolo per cercare una soluzione, me lo auguro. Ma per adesso la posizione aziendale per noi non è condivisibile”.