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Nel 2024 in Italia il lavoro irregolare ha coinvolto circa 3 milioni e 277 mila unità di lavoro, oltre 145 mila in più rispetto all'anno precedente. È uno dei dati che emergono dal rapporto dell'Istat sull'economia non osservata, che comprende le attività sommerse e quelle illegali. Il loro valore complessivo ha raggiunto 218,2 miliardi di euro, con un aumento dello 0,3% rispetto al 2023, mentre il Pil a prezzi correnti è cresciuto del 3,2%.
Il peso dell'economia non osservata sul prodotto interno lordo è quindi sceso dal 10,2% al 9,9%, con una riduzione di 0,3 punti percentuali. La diminuzione dell'incidenza sul Pil, tuttavia, si accompagna alla crescita del valore aggiunto generato dal lavoro irregolare.
Il lavoro irregolare vale il 3,9% in più
Secondo l'Istat, nel 2024 il valore aggiunto prodotto dall'impiego di lavoro irregolare è aumentato del 3,9%, pari a circa 3,1 miliardi di euro. Questa componente rappresenta il 36,8% dell'intera economia non osservata, contro il 35,5% del 2023: un incremento di 1,3 punti percentuali.
È il segnale più evidente della ricomposizione interna del sommerso. Il peso della sotto-dichiarazione, cioè la pratica di occultare in tutto o in parte ricavi e redditi effettivamente prodotti, è invece diminuito dal 49,7% al 49,3% del totale.
Ancora più marcata la contrazione delle altre componenti del sommerso, che comprendono, tra l'altro, mance e fitti non dichiarati. Il loro valore è sceso del 13,1%, con una riduzione di circa 1,6 miliardi di euro rispetto al 2023. La quota sul totale dell'economia non osservata è passata dal 5,6% al 4,9%.
Cgil: “Fallimento della strategia del governo”
“I dati dell'Istat sull'economia sommersa, pubblicati oggi, certificano il fallimento della strategia portata avanti in questi anni dal governo. Serve un cambio radicale, tanto negli strumenti di prevenzione e condizionalità quanto nell'azione di controllo e presidio del territorio e delle filiere produttive”. È il commento di Maria Grazia Gabrielli, segretaria confederale della Cgil, e Alessandro Genovesi, responsabile appalti e lotta al lavoro nero della Cgil nazionale.
Le unità di lavoro irregolari, sottolineano i due dirigenti sindacali, corrispondono a circa 2,4 milioni di lavoratori tipicamente dipendenti. “E poiché si tratta di unità di lavoro standard, ciò significa che, in termini di donne e uomini in carne e ossa, parliamo di almeno 4 milioni di persone”. La crescita riguarda in particolare “l'edilizia, dopo anni di calo, l'agricoltura e il terziario, anche al netto dei cosiddetti servizi alla persona”.
Per la Cgil è necessario superare le politiche basate su incentivi e adesione volontaria delle imprese. “Il governo a questo punto prenda atto che le varie strategie di compliance, accompagnamento soft, premialità, ecc. sono tutte fallite e che è giunto il momento di rendere alcuni strumenti obbligatori e condizionanti per l'esercizio di attività di impresa”, affermano Gabrielli e Genovesi.
Tra le proposte del sindacato c'è l'introduzione degli Indici di Coerenza in agricoltura, previsti dalla legge 199/2016, come condizione per la vendita e la trasformazione dei prodotti agricoli e per l'accesso ai contributi della Politica agricola comune. Il meccanismo dovrebbe collegare le quantità di prodotto al lavoro regolare impiegato. La Cgil chiede inoltre di rafforzare e generalizzare gli indici di costo medio, già utilizzati in alcuni settori, e di impiegare gli Indicatori sintetici di affidabilità contributiva (Isac) per indirizzare controlli e verifiche verso le imprese che presentano scostamenti significativi.
“Il punto è se vi sia o meno la volontà politica di combattere il lavoro nero, visto che oggi strumenti, dati e tecnologie renderebbero questo compito molto più facile”, proseguono i due sindacalisti. Che chiedono anche di sostenere le imprese corrette contro la concorrenza sleale, rafforzando i presìdi di legalità sul territorio, i servizi ispettivi e la capacità delle forze dell'ordine di contrastare illegalità e sfruttamento.
“Tra milioni di lavoratori precari, part-time involontari, lavoratori in appalto e subappalto, lavoratori a nero stiamo condannando intere generazioni, settori e territori ad una condizione permanente di sfruttamento, dove la competizione avviene esclusivamente negando diritti, tutele, salari dignitosi, altro che qualità ed innovazione tecnologica”, concludono Gabrielli e Genovesi, annunciando la partecipazione della Cgil alla manifestazione del 17 ottobre a Roma per rivendicare “una Repubblica fondata veramente sul lavoro e su maggiore giustizia sociale”.
Il sommerso vale 198,4 miliardi
Nel dettaglio, l'economia sommersa, al netto delle attività illegali, ha raggiunto nel 2024 un valore di 198,4 miliardi di euro, con un incremento di 800 milioni rispetto all'anno precedente. Le attività illegali hanno invece registrato una diminuzione dello 0,9%, pari a circa 200 milioni di euro, scendendo a 19,8 miliardi. La loro quota sul totale dell'economia non osservata è stata del 9,1%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2023 e di un punto rispetto al 2021.






















