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Salute e sicurezza

Toscana, una legge per i rider

Un Primo Maggio anche per i diritti dei rider
Foto: ARCHIVIO / Una protesta dei rider milanesi
Patrizia Pallara
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Approvata una norma regionale che applica il testo unico ai lavoratori delle piattaforme digitali, anche se autonomi: obbligatori dispositivi di protezione, abbigliamento ad hoc, formazione, informazione e Rls

Anche i rider hanno diritto alla tutela della salute e della sicurezza, come gli altri lavoratori. Anche se sono inquadrati come autonomi, anche se i datori gliela vorrebbero negare, anche se non sono rappresentati. Almeno in Toscana, dove la Regione, prima in Italia, ha approvato una legge ad hoc che di fatto estende il decreto legislativo 81 del 2008, il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, a chi è organizzato mediante piattaforme digitali.

“Una buona notizia, un risultato importante e molto atteso che arriva dopo un percorso compiuto anche con i sindacati fin dall’inizio della pandemia per garantire le necessarie misure di prevenzione e favorire l’attività di controllo dei rappresentanti dei lavoratori – commenta Jessica Beneforti, della segreteria Cgil Toscana -. La normativa impegna il governo regionale a emanare entro un anno un documento tecnico di valutazione dei rischi come punto di riferimento per l’attività di vigilanza, con la definizione di una serie di punti importanti”.

Si va dai dispositivi di protezione individuale più adatti ai rider all’abbigliamento tecnico da fornire ai lavoratori, dai contenuti della formazione specifica e obbligatoria a carico delle imprese alle iniziative di informazioni sulle malattie professionali, dall’obbligo di sorveglianza sanitaria a carico delle aziende alle modalità di vigilanza e controllo da parte della Usl. Inoltre la Regione si impegna a promuovere l’istituzione del rappresentante per la sicurezza dei lavoratori organizzati mediante piattaforme digitali, a prescindere dalla tipologia di contratto sottoscritto. Proprio in Toscana a settembre scorso è stato eletto il primo rider del food delivery rappresentante per la sicurezza, ruolo che la sua società non ha mai riconosciuto proprio per il tipo di contratto applicato.

“È la prima legge che prova a mettere un punto fermo sul fatto che garantire la salute e la sicurezza dei rider è un preciso obbligo delle imprese – conclude Beneforti -. E non varrà più la scusa dietro la quale le piattaforme si nascondevano, e cioè che questi sono lavoratori autonomi. Anche se autonomi hanno diritto a essere protetti, formati, sorvegliati”.