In evidenza:
Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

merci e logistica

Il caporalato delle consegne

Foto: Steve Lundqvist - Flickr
Davide Colella
  • a
  • a
  • a

In assenza del sindacato, nelle piccole cooperative del settore delle merci si opera con turni massacranti per paghe da fame. Racconta un lavoratore: “In caso di infortunio ci viene chiesto di metterci in malattia per evitare i controlli degli ispettori”

Non siamo certo sui campi di pomodori della Capitanata o nelle vigne dell'Astigiano, ma a macchia di leopardo, in tutta Italia, nel settore del trasporto merci resistono i casi di sfruttamento che sfociano in veri e propri episodi di caporalato nei confronti dei corrieri. Ad esserne vittime soprattutto cittadini stranieri e padri di famiglia inquadrati con contratti precari, costretti ad accettare in silenzio qualsiasi condizione peggiorativa. "La punta dell'iceberg è rappresentata da una montagna di straordinari non pagati – racconta Paolo, un fattorino che chiede di rimanere anonimo – . Uomini costretti a dire sempre sì – più consegne, più ore, stessi soldi – nella speranza un giorno di firmare la fatidica assunzione e, perché no, la tessera del sindacato senza il rischio di vedersi lasciar scadere il contratto". Accade soprattutto nelle piccole cooperative. I contratti sono a tempo e nessuno è nelle condizioni di poter mettere in discussione il poco che ha. Nonostante paghe da fame, turni massacranti e salari che con un'enorme forzatura comprendono anche ferie e tredicesima. Quindi senza diritti.

 

Vita da sindacalista

Riccardo, 120 stop

Davide Colella

Con lo scoppio della pandemia, l’aumento delle consegne è stato vertiginoso. "Si è passati da 80 a oltre 120 con un crescente livello di stress. Per sbaragliare la concorrenza, un gigante come Amazon chiede con sempre più insistenza di operare anche di sabato e domenica. "Varcare questa linea determinerebbe un netto peggioramento delle condizioni professionali per tutto il comparto. E sarebbe difficile tornare indietro – ammonisce Paolo – . La maggior parte dei corrieri sono già impegnati fino a 44 ore a settimana. Al mattino, c'è chi ha il compito prelevare il furgone in autorimessa, controllare il mezzo e fare il pieno. Per loro l’orario non inizia prima di essere arrivati in magazzino, aver caricato e iniziato il giro quotidiano".

Un'ammaccatura può capitare se passi la giornata alla guida di un furgone . Costa 250 euro. "Nonostante le cooperative stipulino assicurazioni Kasko su ogni mezzo, in caso di sinistro ci viene chiesto di pagare una franchigia. Soldi che le aziende intascano ai nostri danni. Anche le multe sono interamente a carico nostro e tutti immaginano quante volte al giorno un corriere lasci il furgone in doppia fila. Il sindacato resta fondamentale nel garantire un livello accettabile di diritti per i lavoratori del settore. Ma è necessario iscriversi. E lottare l’uno per l’altro fino al raggiungimento degli obiettivi. Senza tutele anche la sicurezza subisce una battuta d’arresto. “Le aziende – continua Paolo – fanno orecchie da mercante se segnali loro pneumatici che mostrano la corda o freni al limite. L’unica cosa che in realtà interessa loro è che non si segnalino infortuni. Quando capita, qualcuno ti propone immediatamente di metterti in malattia e di smaltire il danno senza denunce all’Inail. Per evitare l’arrivo degli ispettori nei magazzini”.

Leggi anche

Contratto scaduto

Merci e logistica: basta scatole cinesi

D. C.

Frenata nelle trattative per il rinnovo del contratto nazionale. Attesa per un milione di lavoratori che producono il 9% del pil. Per Michele De Rose, Filt Cgil: "Le multinazionali devono assumere direttamente"