Uffici postali trasformati in veri e propri forni, condizionatori guasti da mesi, portalettere costretti a turni estenuanti sotto il sole e, come se non bastasse, una riorganizzazione aziendale che taglia le zone di recapito proprio nel picco dell'emergenza calore. Ciro Casonato, funzionario per Venezia della Slc Cgil Veneto, lancia l'allarme sulla situazione insostenibile che stanno vivendo i dipendenti di Poste Italiane nella provincia di Venezia, parlando di un'azienda "totalmente sorda" e che "tira a campare" sulla pelle dei lavoratori.

Sportelli chiusi per il troppo caldo

Da settimane il sindacato segnala il malfunzionamento degli impianti di climatizzazione negli uffici postali del veneziano, dove si registrano temperature record comprese tra i 32° e i 36°C, diventando impraticabili sia per i lavoratori che per gli utenti. Negli ultimi giorni, la situazione è precipitata portando alla chiusura d’emergenza degli uffici di Spinea centro, Porto Santa Margherita, Lugugnana, Venezia 9 e Concordia Sagittaria.

Poste Italiane promette ma non mantiene

Molti altri sportelli si trovano nelle stesse condizioni critiche ma restano aperti: in particolare Lido di Venezia, Portogruaro centro, e Mestre 2. "L'azienda promette presidi e interventi che non arrivano mai – attacca Casonato - La strategia di Poste Italiane sembra essere quella di sperare e pregare che piova, confidando in un calo temporaneo delle temperature per tamponare il problema, salvo poi ritrovarsi al punto di partenza non appena torna il sole. Un atteggiamento inaccettabile per una grande azienda pubblica."

Le beffa del progetto Polis

Agli uffici chiusi per l'emergenza caldo, si sommano i tanti uffici chiusi per il progetto Polis, con tempistiche quasi mai rispettate, rispetto all’obiettivo di avvicinare l’azienda ai cittadini. Basti pensare all'ufficio di Ceggia, chiuso da quasi  dopo quasi 12 mesi di chiusura, costringendo la cittadinanza, fragili e anziani, a lunghe percorrenze sotto il sole per raggiungere l'ufficio più vicino, spesso sprovvisto del personale necessario perché purtroppo manca anche quello.

Portalettere allo stremo: la beffa della riorganizzazione

La situazione non è migliore sul fronte del recapito postale. I portalettere si trovano a lavorare sul territorio in condizioni ambientali roventi, come quelli impegnati nel centro storico di Venezia, che recapitano a piedi facendo diversi chilometri al giorno. A peggiorare drasticamente il quadro, Poste Italiane ha avviato in questi giorni una riorganizzazione che prevede per il veneziano il taglio di 36 zone di recapito per passare al più redditizio business dei pacchi, ampliando i giri di consegna e aumentando a dismisura il carico di lavoro e lo stress fisico dei lavoratori in piena emergenza climatica.

Casonato, Slc: “Urgente rinviare la riorganizzazione”

Significa ad esempio che nei prossimi giorni, in piena stagione e con queste temperature, si taglieranno i portalettere a Jesolo, a Mira e Riviera del Brenta, Mirano e Miranese, a Mestre centro storico e nel bacino di San Donà. La Slc Cgil Veneto, tramite il suo rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza Ciro Casonato, ha già inviato una nota formale all'azienda chiedendo il rinvio della riorganizzazione a settembre, mese in cui dovrebbe partire la nuova "rete corriere" (pensata per alleggerire i volumi di traffico sul recapito) e in cui si spera che le temperature siano più miti.

Violate le linee guida dell’ordinanza emessa dalla Regione Veneto

Il sindacato denuncia inoltre il totale mancato rispetto, da parte di Poste Italiane, delle disposizioni della Regione Veneto in materia di tutela della salute nei luoghi di lavoro indoor e outdoor durante le ondate di calore. L'azienda si sta muovendo in totale autonomia, ignorando i rischi concreti di colpi di calore e malori per il personale interno ed esterno.

Atalmi, Slc Cgil: “Rischio calore serio”

"Tutto ciò non è più tollerabile – conclude Nicola Atalmi, Segretario generale Slc Cgil Veneto - Chiediamo un immediato cambio di rotta. Non bastano i tavoli di facciata che non producono effetti: esigiamo la convocazione di un incontro urgente. L'azienda deve smetterla di fare finta di nulla, deve valutare seriamente il rischio calore per chi lavora in strada e deve garantire condizioni civili all'interno degli uffici, a tutela dei dipendenti e dei cittadini che usufruiscono dei servizi."

Leggi anche