Il 26 ottobre in 30 distretti giudiziari 500 firmatari coordinati da 99 avvocati presenteranno simultaneamente ricorsi di costituzionalità contro la legge elettorale pretesa da Meloni. Una legge elettorale che secondo costituzionalisti e giuristi presenta ben 6 punti di dubbia legittimità costituzionale. Lo spirito della mobilitazione che ha portato alla vittoria del No al referendum sulla giustizia dello scorso marzo si è rimesso in movimento.

Le leggi elettorali sono “strumenti” per trasformare i voti delle elettrici e degli elettori in seggi, nel solco di quanto sancito dalla Costituzione. Formule matematiche, dunque, ma su binari precisi: quella italiana è una Repubblica parlamentare fondata sulla separazione, autonomia e pari dignità dei diversi poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario.

La legge elettorale appena approvata a suon di voti di fiducia e di controllori sui votanti, non solo non è nel solco della Costituzione, ma anzi in maniera surrettizia vuole modificare, e di fatto superare, la Carta del ‘48. Ad esempio introducendo per legge ordinaria, in barba all’articolo 138 della Carta, il premierato;modificando così la natura della Repubblica, spostandone la centralità dal parlamento all’esecutivo.

Questo è l’assunto dal quale sono partiti costituzionalisti e giuristi, in origine erano 160 oggi sono oltre 300, ai quali si sono aggiunti una miriade di associazioni, di gruppi e di singole personalità che hanno dato vita alla “Rete per un voto libero e uguale”. Così l’ha definita Roberto Zaccaria, costituzionalista e coordinatore di una “macchina straordinaria”. La prossima tappa è la consegna dei ricorsi “perché la legge è gravemente incostituzionale”.

Sono 99, dicevamo, gli avvocati coordinati da Pietro Adami, che il 26 ottobre, due giorni dopo dall’entrata in vigore della legge, presenteranno nei 30 distretti giudiziari sedi di Corte d’Appello i ricorsi di costituzionalità ai tribunali. “Molti avvocati hanno già esperienza di ricorsi elettorali e l’hanno messa a disposizione della rete", ha sottolineato Adami nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.

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Sei, invece, i punti incostituzionali. Enrico Grosso – già presidente del Comitato dei magistrati per il No al referendum sulla giustizia – li ha illustrati sottolineando che i ricorsi saranno scritti in maniera tale che se la Consulta li riterrà illegittimi tutti e 6, la legge corretta sarebbe perfettamente funzionante.

"Riteniamo che molti aspetti di questa legge riflettono punti già dichiarati incostituzionali in passato" ha spiegato il professor Grosso nel corso di una conferenza stampa alla Camera. "La prima questione è il premio maggioranza, sia in termini numerici sia sotto l'aspetto delle modalità di assegnazione attraverso un numero fisso", ha spiegato. Il secondo aspetto riguarda l'assegnazione del premio al Senato su base nazionale. Il terzo riguarda le "modalità in cui i seggi vengono assegna ai singoli". Le preferenze sono finte e non consentono all'elettore di scegliere chi lo deve rappresentare in Parlamento, poi la mancata l'alternanza di genere contro la quale prosegue la raccolta di firme in calce a una lettera aperta al Presidente Mattarella, lanciata dalla Casa elle donne di Modena.

Gli ultimi due punti che la Rete per un voto libero e uguale ritiene in contrasto con la Costituzione riguardano il numero di firme necessario per poter presentare una lista. Il minimo di firme richiesto a chi non siede in Parlamento sale da 1.500 a 6 mila da raccogliere in ogni circoscrizione. Troppe davvero troppe. Infine, l'indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale limita le prerogative del capo dello Stato.

“Il Paese ha bisogno di essere rassicurato - ha chiosato Grosso - e sapere che la legge che rappresenta le regole del gioco è trasparente. Se la Corte risolverà i dubbi quel rapporto tra istituzioni e cittadini sarà comunque rafforzato”.

"Oggi c'è la staffetta tra i parlamentari che hanno fatto una opposizione molto forte e la società civile”. È in questa affermazione di Roberto Zaccaria nel corso della conferenza stampa, a richiamare sullo spirito che muove questa macchina, quello che ha animato i tanti e le tante che tra febbraio e marzo hanno animato i comitati locali per il No al Referendum costituzionali e che hanno portato alla vittoria del No.

La società civile che si è innalzata in difesa della Costituzione. Non è un caso che a firmare i ricorsi sono già oltre 500 uomini e donne della società civile, oltre che della politica: da Giovanni Bachelet (presidente del “Comitato della società civile per il No”) a Romano Prodi, da Rosy Bindi a Massimo D’Alema, da Pierluigi Bersani a Monica Guerritore, da Maurizio De Giovanni a Marisa Laurito, da Gad Lerner a Lucia Annunziata, da Gianrico Carofiglio a Tiziana Ferrario, solo per citarne alcuni.

Prima ancora che davanti alle sedi dei tribunali, questo spirito si ritroverà il 17 ottobre a Roma nella manifestazione convocata da La Via Maestra, una rete di oltre 100 associazioni tra cui la Cgil, per chiedere un futuro diverso, fatto di pace e diritti nel segno della Costituzione. Ci si vede alle 13.30 in piazza della Repubblica per poi arrivare - attraversando le vie della capitale - verso le 17 in piazza del Popolo.

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