Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge del ministero dell’Istruzione per l’avvio dell'anno scolastico 2026-2027. Tra i vari interventi, il testo introduce un tetto massimo alla presenza di alunni stranieri nelle classi. La Flc Cgil boccia duramente il testo, che ignora le vere urgenze della scuola pubblica e fa propaganda ideologica sulla pelle degli studenti.

Fracassi: atto gravissimo che mina i valori fondanti della comunità

“Ci troviamo di fronte all'ennesimo intervento propagandistico, del tutto scollegato dalla realtà delle nostre scuole”, dichiara la segretaria generale Gianna Fracassi. “Gli articoli 3 e 34 della Costituzione parlano chiaro: la scuola pubblica è aperta a tutti e la Repubblica ha il dovere di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. Trasformare l’accesso all’istruzione in una bandiera ideologica per inseguire un facile consenso elettorale è un atto gravissimo, che mina i valori fondanti della nostra comunità scolastica”.

Non c’è niente per salari e precari

Il decreto, poi, ignora le due questioni decisive per chi lavora nella scuola: i salari e il precariato. Non contiene nessuna norma per stabilizzare gli oltre 220mila precari, né un euro aggiuntivo per le retribuzioni di docenti e ATA.

Sugli istituti tecnici inoltre si interviene tardi e solo in parte: il monte ore viene rivisto ora, quando lo si poteva fare mesi fa. Questo risultato si deve esclusivamente alla mobilitazione del personale di quegli istituti e all’iniziativa della nostra organizzazione. Il cambio di denominazione in “licei tecnologici” e “licei professionali”, che lascia invariato l’ordinamento, è una mera operazione di facciata.

Sugli stranieri la solita logica securitaria

In tema di studenti stranieri si conferma la solita logica securitaria. Il tetto del 30% nelle classi prime, alla prova dei fatti, riguarderà un numero del tutto esiguo di alunni, spiega la Flc: “Il governo ha scelto un’impostazione burocratica, con parametri rigidi basati sulla cittadinanza e sugli anni di frequenza formalizzati”. Non tiene conto insomma della reale mappa demografica del Paese e dei singoli quartieri.

Nelle aree metropolitane a più alta concentrazione abitativa, chiarisce ancora il sindacato, queste barriere rischiano soltanto di penalizzare le scuole di prossimità e di creare gravi disagi organizzativi alle famiglie e agli uffici scolastici. A ciò si aggiungono le sanzioni. I genitori stranieri con difficoltà linguistiche vengono segnalati ai servizi sociali e obbligati a frequentare corsi di italiano. Se non li frequentano, rischiano multe da 200 a 1.000 euro irrogate dal prefetto. Il tutto senza alcuna risorsa aggiuntiva per i CPIA ( centri per l’istruzione degli adulti).

Non è questa la vera integrazione

La vera integrazione e l’apprendimento linguistico non si realizzano con quote sbarrate, divieti e multe, ma con interventi didattici strutturati. Emerge così tutta l'ipocrisia di un esecutivo che propaganda la “centralità della lingua italiana”. Eppure non stanzia i fondi necessari per l'organico di ruolo e per la formazione di docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano come seconda lingua (L2).

Flc: la scuola si migliora con risorse concrete

“La scuola non si migliora con le esclusioni o con i tetti percentuali, ma garantendo risorse concrete”, conclude Fracassi. “Servono salari dignitosi e la stabilizzazione dei precari. Servono docenti di italiano L2 stabili in tutte le scuole, figure di mediazione culturale, meno alunni per classe e risorse ordinarie contro la dispersione scolastica. Il governo – infine - sceglie invece di ignorare la carenza di organici, il precariato e i problemi reali degli istituti italiani, e approva un decreto discriminatorio e propagandistico”.