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Violenza

Una scia di sangue

Foto: Marco Merlini
Roberta Lisi
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Sharon Barni, Victoria Osagie, Roberta Siragusa, Teodora Casasanta, Socia Di Maggio, Ilenia Fabbri, Piera Napoli, Lulieta Heshata, Lidia Peschechera, Clara Ceccarelli, Deborah Saltori, Rossella Placati. Sono le donne vittime di femminicidio tra gennaio e febbraio di quest'anno

Sharon Barni, Victoria Osagie, Roberta Siragusa, Teodora Casasanta, Socia Di Maggio, Ilenia Fabbri, Piera Napoli, Lulieta Heshata, Lidia Peschechera, Clara Ceccarelli, Deborah Saltori, Rossella Placati. Sono le donne vittime di femminicidio tra gennaio e febbraio di quest’anno. Secondo l’Istat nel 2020, così come nel 2019, sono diminuiti gli omicidi mentre sono aumentate le uccisioni di donne per mano di uomini che dicevano di amarle. I mesi del lockdown hanno registrato un’impennata delle violenze tra le mura domestiche. Donne diverse, alcune italiane altre arrivate da Paesi stranieri, avevano relazioni, amicizie, affetti, a volte figli, lavoro. Alcune hanno chiesto aiuto e non lo hanno trovato. Altre non hanno avuto la forza di chiedere o di farsi capire. Tutte accomunate dallo stesso destino.

Rossella Placati, l’ultima in ordine di tempo di questo triste elenco: una donna forte e indipendente, questa era l’immagine che dava di sé. Lavorava alla Haemotronic, in provincia di Modena, un’azienda che produce biomedicali, da un anno eletta delegata per la Filctem Cgil. Non si era mai fermata, nemmeno nelle settimane più dure della pandemia, si era occupata di definire i protocolli per consentire a colleghe e colleghi di lavorare in sicurezza anche quando il virus correva veloce e poco si conosceva. I problemi di tutte sembrava avere, non aveva mai condiviso con le colleghe di lavoro o con le compagne del sindacato le difficoltà di una relazione con l’uomo che l’ha uccisa.

“L’omicidio di Rossella mi ha colto veramente di sorpresa, non ho mai avuto alcun segnale che potesse avere problemi con il suo compagno", ci dice Lisa Vincenzi della Filctem Cgil di Modena: "Eppure, come accade tra chi fa attività sindacale, le relazioni non sono soltanto ‘lavorative’, ma si intrecciano rapporti più stretti, amicali. Soprattutto nell’ultimo anno abbiamo gestito insieme tutta l’emergenza Covid, quindi ci siamo frequentate molto, e naturalmente con questo tipo di frequentazione si parla anche di cose più personali. Sapevo di questo compagno, ma né io né nessuno di noi aveva la minima idea che potessero esserci problemi”.

Elena Medici è una psicologa che opera sul territorio di Modena e Reggio Emilia, una parte del suo tempo lo dedica, come volontaria, all’Associazione donne e giustizia. “Secondo la sorella, Rossella era una donna indipendente, forte di carattere, molto coraggiosa e orgogliosa, che non chiedeva aiuto e non si lamentava mai", ci spiega: "In questa descrizione ho visto il ritratto di una donna emancipata, che sapeva badare a se stessa. Mentre l’idea che abbiamo è che queste cose possano succedere solo a chi magari è ingenua, dipendente, a chi non ha un buon lavoro o una vita soddisfacente, come se la vittima fosse la causa di ciò che le è successo. Non è così.  Purtroppo dobbiamo renderci conto che può succedere a tutte, anche a chi è forte. Ma non è mai colpa nostra”.


Rossella non ha raccontato, non ha chiesto aiuto. Altre lo hanno fatto, ma non sempre è andata bene. Riflette ancora la dottoressa Medici: “La solitudine dipende dal fatto che quando una donna denuncia, la sua vita viene passata in rassegna, vengono indagate le motivazioni che l’hanno fatta finire in trappola, tutto questo viene vissuto con un senso di inadeguatezza da parte delle donne. E si colpevolizzano. Poi, il fatto che non c’è la certezza della pena, che quando si denuncia ci vogliono le prove, che non sempre si è credute e supportate nel giusto modo, certamente non aiuta”.

Ma ha ragione Loredana Bertè: bisogna comunque denunciare, sempre. Esistono molti modi per farlo, anzitutto Polizia e Carabinieri. Poi ci sono le associazioni di donne cui è possibile rivolgersi per trovare aiuto e sostegno. Alla Rete D.i.r.e, aderiscono 80 centri antiviolenza sparsi in tutto il Paese: “Grazie alla loro accoglienza telefonica, ai colloqui personali, all’ospitalità in case rifugio, alla consulenza psicologica e legale, aiutano e sostengono le donne nel percorso di uscita dalla violenza”. Telefono Rosa dal 1988 assiste e aiuta le donne vittime di violenza, il centralino (0637518282) è attivo tutti i giorni . Anche il Dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio ha istituito un numero verde gratuito (1522), operativo 24 ore al giorno, cui le vittime di violenza possono chiedere aiuto.

Rossella aveva un bel lavoro, e un impegno sindacale che le piaceva. Secondo la dottoressa Medici nei luoghi di lavoro "andrebbero informate le donne su quali sono i servizi cui può rivolgersi chi subisce violenza, soprattutto per avere un supporto psicologico e legale. La violenza, è bene ricordare, non è solo quella fisica ma anche quella psicologica, che spesso arriva prima di quella fisica. Soprattutto c’è bisogno di solidarietà, di non mettere mai in dubbio quanto le altre donne raccontano. Ma in ogni caso non sempre si può capire perché spesso queste donne fanno di tutto per nasconderlo”.

“Parlarne, parlarne, parlarne. E continuare a parlarne non solo quando fatti come questi avvengono, e non solo nei giorni successivi o nelle ricorrenze. Il contrasto alla violenza di genere deve diventare una questione centrale nella azione quotidiana”, afferma con forza Lisa Vincenzi. E così conclude: “Quando si ragiona di qualsiasi cosa, anche nella contrattazione di secondo livello, questo è un tema da tenere sempre centrale. È solo parlandone che si riesce a fare crescere la cultura contro la violenza di genere perché ormai è diventata una piaga sociale. Bisogna parlarne non solo tra donne, bisogna condividere queste cose con gli uomini. Perché anche gli uomini devono diventare consapevoli, dal punto di vista sia psicologico sia sociale, che la violenza nei confronti delle donne è un problema per tutti e che però si può invertire la rotta”.

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