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Scuole aperte: è una priorità per la Regione Lombardia?

Riapertura scuole: dove i banchi monoposto non sono ancora arriv © Marco Merlini Roma, 26 agosto 2020 Istituto Comprensivo via Marelli Riapertura scuole: dove i banchi monoposto non sono ancora arrivati
Foto: Marco Merlini
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Le segreterie regionali di Cgil, Cisl, Uil e delle federazioni di categoria, Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola Rua, hanno seguito con attenzione le comunicazioni rese al Consiglio regionale della Lombardia dall’assessore al Welfare Letizia Moratti e dal consulente Guido Bertolaso.

"Nelle ultime settimane, abbiamo chiesto ripetutamente che il personale scolastico fosse individuato fra i target prioritari della campagna vaccinale anti Covid-19, considerando che la scuola è una delle infrastrutture di maggiore impatto sociale, con alta densità relazionale e, dunque, con particolare rischio di diffusione del contagio. Invece, nonostante l’inserimento del personale della scuola nelle priorità del piano nazionale, permane in Lombardia una situazione di assenza di chiare indicazioni su modalità di adesione e prenotazione, luoghi e programma di somministrazione del vaccino che non si comprendono nemmeno per rapporto alle dichiarate criticità sull’approvvigionamento delle dosi. La scuola e le politiche educative devono essere una priorità assoluta, per assicurare non solo la continuità formativa durante la pandemia, ma anche per investire sul futuro", sostengono le tre sigle di categoria.

Per questo, i sindacati confederali e della scuola chiedono a Regione Lombardia un tavolo di confronto per un approfondimento degli aspetti di sicurezza e garanzia dei lavoratori, per il coordinamento della campagna vaccinale nelle scuole. "Non possiamo che esprimere: forte preoccupazione per quanto sta avvenendo in alcuni territori lombardi dove la prevalenza della variante inglese del virus Covid-19 sta determinando una accelerata risalita dei contagi con profili da terza ondata pandemica; profonda gratitudine per tutti gli operatori sanitari che stanno lavorando con continua generosità in prima linea da marzo dello scorso anno. Purtroppo sappiamo per esperienza vissuta che quando gli ospedali si trovano a dover cercare altre collocazioni per i propri pazienti in condizione critiche sta emergendo la punta dell’iceberg di un fenomeno sfuggito al controllo; il virus come ci è stato detto ieri ha ripreso a correre.; vicinanza a tutti quei lavoratori con figli che non potendo esercitare la propria attività a distanza si sono visti costretti nel giro di poche ore a dover cercare di riorganizzarsi per conciliare il lavoro con la cura dei propri figli; siamo certi che Regione Lombardia ci farà sapere quali misure si è deciso di prendere per affrontare tale e non rinviabile tema (ad esempio: in zona arancione non sono previsti permessi per i genitori)".

"Facendo nostra l’immagine proposta di un incendio ormai sviluppato chiediamo di fare chiarezza sulle misure che s’intendono adottare per far fronte alla situazione: quali e quanti sono i comuni a margine, che attualmente sono in zona gialla e che dovrebbero costituire la così detta zona di “terra bruciata” per fermare l’avanzata dell’incendio, a partire dallo sviluppo del piano vaccinale, considerando che le mappe mostrate ieri da Regione Lombardia rappresentano condizioni di contagio avvenute dai 7 ai 15 giorni precedenti; quali strategie sono previste per evitare che le scintille prodotte dalla zona dell’incendio possano provocare ulteriori focolai; le attività lavorative non sono infatti giustamente bloccate, la mobilità dei lavoratori continua, si può uscire ed entrare per attività lavorativa nella zona dell’incendio; cosa è previsto nella zona dell’incendio, al di là delle misure che hanno evidenziato come punti maggiormente critici le attività di ristorazione in presenza e le scuole di ogni ordine e grado, tenendo conto che nelle scuole sono presenti comunque sia alunni con particolari esigenze didattico educative, sia tutto il personale della scuola per garantire la didattica in presenza per le situazioni specifiche e la che didattica a distanza", proseguono le organizzazioni sindacali.

"Si prenderà, infine, in considerazione quanto richiesto dalle categorie della scuola fin da agosto dello scorso anno di procedere ad un effettivo monitoraggio della situazione di contagio nelle scuole tramite uno screening adeguato e tempestivo, stante che fino al pieno sviluppo della campagna di vaccinazione la lotta al virus si può fare solo con attività di identificazione e di tracciamento; cosa è previsto nel piano vaccinale regionale per gli operatori della scuola; tale piano per quanto è stato riferito dall’Ufficio Scolastico Regionale è ancora in via di gestazione ovvero in bozza; per quanto riguarda il mondo della scuola e della formazione di ogni ordine e grado statale e paritario, Regione Lombardia prevede unicamente la chiusura del servizio, a fronte dell’avanzare della pandemia, che per quanto lo si possa considerare non direttamente utile alla produzione del Pil mette sicuramente in grado le aziende di avere personale che non deve decidere se lavorare o curare i propri figli", concludono i sindacati.