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Covid

Puglia, Cgil: chiusura scuole fallimento

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“Ci auguriamo che con l’avvio della vaccinazione per personale scolastico e over 80 la Regione Puglia recuperi un ruolo di governo delle azioni di contrasto alla diffusione del vaccino, perché i risultati fino ad oggi conseguiti sia in termini di  tamponi fatti che di controllo della curva epidemica sono del tutto insoddisfacenti". Così in una nota Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia.

Un fallimento dimostrato, continua il sindacalista, "dalla decisione che ci è stata consegnata come irreversibile per salvaguardare la salute di docenti e studenti, unica regione in zona gialla a decidere in tal senso, di chiudere tutte le scuole in Puglia, per ora fino al 5 marzo. Scaricando ancora una volta su docenti, studenti e famiglie l’organizzazione di una didattica a distanza che in troppi casi si è rivelata complicata per limiti legati all’accesso alla connessione veloce, alla dotazione strumentale delle famiglie, anche alle condizioni abitative”.

Gesmundo  propone “almeno la possibilità del congedo Covid, ad oggi limitato alle zone rosse, per i genitori che lavorano e hanno figli minori, in virtù dei disagi che potrà creare la Dad nella conciliazione dei tempi vita-lavoro. La Regione Puglia si faccia carico di chiederla al Governo”.

“Speriamo siano smentite presto le statistiche che sulla base della media delle vaccinazioni fatte in Puglia pongono l’orizzonte dell’immunità di tutta la popolazione nell’orizzonte temporale di 4 anni e mezzo. È evidente che al netto della necessaria disponibilità del vaccino, compete alla Regione Puglia e alle Asl organizzare nel migliore dei modi il servizio. Così come vorremmo ci fosse spiegato perché la nostra regione presenta un dato inferiore al 70 per cento nel rapporto tra dosi somministrate e quelle consegnate. Non è possibile che vi siano sprechi e ritardi in una simile condizione di emergenza”, sottolinea Gesmundo.

Per il segretario generale della Cgil Puglia, “la risposte sul piano sanitario, la rete e l’organizzazione del lavoro che vanno strutturati per accelerare le vaccinazioni e portare quanta più popolazione possibile nel minor tempo possibile a immunizzarsi non è evidentemente esente da implicazioni sociali di altra natura. Mentre stiamo ragionando di come recuperare i posti di lavoro precari persi, oltre 18mila nel solo 2020, con la più grande vertenza occupazionale che oggi affronta il Paese, quella legata all’Ilva, che rischia di esplodere e che reclama non slogan ma decisioni concrete che salvaguardino 20mila posti di lavoro, che coinvolge la salute e l’ambiente del territorio tarantino, che è legata anche al destino di un pezzo di manifatturiero italiano”.

Ancora, “mentre discutiamo di quali progetti mettere in campo per attrarre investimento colmando gap che la regione presenta sul piano delle infrastrutture materiali e immateriali, l’azione di contrasto alla diffusione del virus è fondamentale. Va garantito ai lavoratori, ai cittadini utenti di servizi, agli studenti, il diritto a svolgere le proprie attività in sicurezza, e su questo ad oggi le risposte – ce lo dicono i numeri e i numerosi e contrastanti provvedimenti ad esempio presi sulla scuola - sono stati oltremodo deboli. Servono monitoraggi a breve sui risultati delle decisioni assunte e che chiederemo alla Regione di illustrare nella prossima cabina di regia regionale. Così come servono risposte sul piano delle tutele sociali, del lavoro, degli investimenti”.