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Stati Uniti

Con Biden una nuova era per i sindacati 

Foto: Gage Skidmore
Ludovico Manzoni
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Dopo decenni di difficoltà e governi ostili, sembra arrivato il momento della svolta. Il presidente riuscirà a mantenere le sue promesse?

Joe Biden non ha ancora terminato il suo primo semestre di presidenza, ma negli Stati Uniti le cose per i sindacati stanno già cambiando, in meglio. Negli Stati Uniti il tasso di partecipazione dei lavoratori ai sindacati è storicamente più basso che in Europa, come di conseguenza la loro influenza e il potere negoziale nei confronti dei governi, con cui hanno avuto spesso una relazione conflittuale. I conflitti non sono sorti solamente con i presidenti Repubblicani. Il Democratico Kennedy, ad esempio, fu notoriamente un grande avversario del sindacato degli autotrasportatori (si racconta che lo storico leader Jimmy Hoffa festeggiò la sua morte).

Biden, invece, durante la sua campagna elettorale ha promesso di essere “il presidente più a favore dei sindacati della storia degli Stati Uniti”, e oggi sta iniziando a mantenere le sue promesse.

Secondo una ricerca del Washington Post Joe Biden, durante i suoi primi cento giorni, ha fatto più dichiarazioni pubbliche a sostegno dei sindacati che George Bush e Donald Trump nei loro interi quattro anni di mandato, e si è già avvicinato al numero di Obama. Durante il suo discorso di fronte al Congresso a camere riunite, Biden ha dichiarato: “Sono stati i sindacati a costruire la classe media”. Mentre approvava vari provvedimenti di aumento della spesa pubblica e forti investimenti da parte dello Stato, Biden ha più volte ribadito l’importanza di creare posti di lavoro sindacalizzati e ben pagati.

Si è percepita la netta differenza rispetto a Donald Trump, che durante la sua presidenza ha mantenuto una classica linea repubblicana di sostegno agli interessi delle grandi aziende, restrizioni all’attività sindacale, e deregolamentazione del mercato del lavoro.

Questa nuova linea favorevole ai sindacati si è notata anche nelle nomine politiche: come Segretario del Lavoro, nel suo governo, Biden ha scelto Marty Walsh, in precedenza sindaco di Boston, e con una carriera pluridecennale nel sindacato. Non è l’unico esponente di primo piano della nuova amministrazione con esperienza sindacale: James Frederick, che ha lavorato per venticinque anni nel sindacato dei metalmeccanici, è stato nominato Sottosegretario al Lavoro con il compito di guidare l’OSHA (Occupational Safety and Health Administration), l’agenzia governativa che si occupa della sicurezza sul lavoro. Celeste Drake è stata nominata a capo del programma “Made in America”, che spingerà il governo americano ad acquistare più prodotti realizzati nel paese, dopo anni di lavoro nell’Afl-Cio, la più grande centrale sindacale degli Stati Uniti.

Biden ha inoltre creato una task force della Casa Bianca, con il mandato di facilitare e promuovere la sindacalizzazione dei lavoratori. A segnalare l’importanza di questo atto per il governo, la task force sarà guidata dalla Vicepresidente Kamala Harris.

Questo nuovo clima politico più favorevole ai sindacati sta iniziando a creare risultati concreti: dopo un calo costante negli ultimi qurant’anni, che aveva visto la percentuale di lavoratori sindacalizzati dimezzarsi negli Stati Uniti, si vede un primo leggero aumento del tasso di sindacalizzazione. La fiducia nei sindacati è aumentata, raggiungendo il livello più alto dal 1984. 

Entrambi questi indicatori, però, rimangono molto al di sotto della media europea, e un processo di ricostruzione ed espansione dell’influenza sindacale richiederebbe diversi anni. 

Per accelerare questo processo i democratici al Congresso hanno proposto il Protect the Right to Organize (PRO) Act, una proposta di legge, fortemente sostenuta da Joe Biden, per aumentare e proteggere il diritto alla contrattazione collettiva, impedire ai datori di lavoro di fare pressioni sui lavoratori affinché non formino un sindacato, e modificare le esistenti leggi sulle relazioni lavorative in maniera favorevole ai sindacati. La proposta è già stata approvata dalle Camera dei rappresentanti, ma è improbabile che riesca a passare il Senato, a causa degli attuali regolamenti parlamentari, che negli Stati Uniti prevedono una maggioranza di 60 seggi (su 100) per poter legiferare, mentre i democratici ne hanno solamente 50.

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Un altro momento concreto di sostegno ai sindacati da parte di Biden si è visto a marzo, quando i lavoratori di un magazzino di Amazon, in Alabama, hanno votato un referendum interno sul diritto a organizzarsi per formare per la prima volta una union. Il referendum non è stato approvato, anche a causa di fortissime interferenze e pressioni da parte dell’azienda sui lavoratori, ma Biden, con una mossa senza precedenti per un presidente degli Stati Uniti, si è esposto in prima persona, ricordando ai lavoratori che tutti hanno diritto a formare un sindacato, senza subire pressioni o ritorsioni da parte del datore di lavoro.

Dopo cinque mesi di presidenza è chiaro che Joe Biden voglia sostenere i sindacati e aumentare la loro influenza. Che queste buone intenzioni si trasformino in fatti è ancora da dimostrare: gli Stati Uniti sono ancora un Paese profondamente neoliberista, dove il potere negoziale delle multinazionali e dei grandi gruppi industriali resta immenso. Ma i segnali ci sono, oggi si può sperare che si sia aperta un’epoca nuova, in cui anche il Paese storicamente più attento al capitale e al profitto possa porre la stessa attenzione ai diritti dei lavoratori.