Nelle Marche il sistema educativo e di cura per la prima infanzia mostra segnali positivi sul fronte della copertura e dell’integrazione dei servizi ma sconta un forte ritardo nella spesa pubblica e nell’accesso per le famiglie svantaggiate. “Ben lontani dal 45% fissato dalla Ue – Dichiara la Cgil Marche –: investire sui nidi è investire sul futuro della regione anche per fermare lo spopolamento”.

I dati delle Marche a confronto con l’Italia: in regione coperto il 32% del fabbisogno

I dati ufficiali Istat (anno educativo 2023/2024) registrano una platea di 27.179 bambini tra gli 0 e i 2 anni. A fronte di questa domanda potenziale, i posti disponibili nei soli asili nido (compresi micronidi e sezioni primavera) sono 8.804 garantendo una copertura del 32,0%. Questo dato è superiore alla media nazionale italiana, che si ferma al 29,6%, posizionando le Marche davanti a grandi regioni come il Piemonte (29,7%) ma dietro a eccellenze come l’Umbria (42,5%) e l’Emilia-Romagna (41,5%). Se si considerano anche i servizi integrativi per la prima infanzia (come spazi gioco e centri bambini-genitori), nelle Marche si aggiungono altri 714 posti (pari al 2,6%). L’offerta complessiva di servizi educativi sale così a 9.518 posti totali, pari al 34,6% dei bambini residenti. La regione supera quindi l’obiettivo minimo nazionale (LEP) fissato dalla legge di Bilancio del 33% entro il 2027. Tuttavia, la percentuale resta ancora molto lontana dal nuovo target del 45% fissato dall'Unione Europea per il 2030.

Aspetti positivi e criticità del sistema marchigiano

Tra gli aspetti positivi si rileva l’importante contributo della rete pubblica: nelle Marche il 62,6% dei posti disponibili è a titolarità pubblica, a fronte di una media italiana del 48,0%. Inoltre, la quota media annuale per utente pagata dalle famiglie marchigiane è di 1.799 euro, più alta della media nazionale che è di 1567 euro, lasciando il 30,3% della spesa complessiva dei nidi alla compartecipazione delle famiglie.

Le note dolenti emergono sul fronte dei finanziamenti pubblici complessivi. La quota media per utente pagata dai Comuni marchigiani è di appena 4.132 euro l'anno, un dato nettamente inferiore rispetto alla media nazionale di 6.532 euro. Ancora più allarmante è il dato sulla spesa pubblica totale pro capite calcolata sul totale dei bambini residenti di 0-2 anni: le Marche spendono in totale 1.691 euro per bambino, meno della media italiana (1.732 euro). La carenza di copertura si traduce in liste d'attesa ancora lunghe per i nidi comunali.

L’analisi della Cgil: “Nelle Marche profonda insufficienza di investimenti pubblici”

“I dati Istat confermano che le Marche tengono il passo sul fronte della copertura formale ma rivelano una profonda insufficienza di investimenti pubblici correnti da parte delle amministrazioni locali", dichiara la segreteria della Cgil Marche. "Spendere meno della media nazionale per ogni bambino marchigiano significa non comprendere che il nido non è un servizio assistenziale di conciliazione per le mamme ma un diritto educativo universale e paritario per i bambini. Con l’attuale crisi demografica e il record negativo di nascite, non possiamo permetterci nidi accessibili solo a chi ha due redditi alti. Se vogliamo fermare lo spopolamento delle nostre aree interne e sostenere la natalità, servono asili nido diffusi, gratuiti, gestiti pubblicamente e con personale valorizzato, superando la logica dei bonus temporanei messa in atto in questi anni. Rafforzare la rete dei nidi d’infanzia è cruciale non solo per abbattere le disuguaglianze di partenza e contrastare la denatalità, ma rappresenterebbe una misura di welfare capace di garantire la reale partecipazione”.