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L'intervista

Lezioni all'aperto per una didattica creativa

© Marco Merlini Roma, 8 giugno 2020 Bambini fuori dalla scuola
Foto: Marco Merlini
Emiliano Sbaraglia
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La scrittrice Carola Susani, tra le fondatrici dell'associazione Piccoli Maestri: “Quest'ultimo periodo di scuola potrebbe essere l'occasione per una diversa sperimentazione pedagogica”

Sin dagli esordi Carola Susani ha rivolto il suo sguardo di autrice al mondo dei bambini e degli adolescenti, continuando a coltivare questa attitudine nel tempo. Tra gli ultimi volumi ricordiamo Terrapiena (minimum fax, 2020), seconda parte della trilogia imperniata sulla figura del giovane protagonista Italo Orlando; Un segreto a scuola (Mondadori, 2019), ed Elsa Morante. Tra storia e sortilegi (La Nuova Frontiera Junior, 2020). La sua attività culturale è dedicata ai temi dell’educazione scolastica, anche grazie alla partecipazione sin dagli inizi al progetto Piccoli Maestri, associazione di scrittori che ormai da un decennio propone negli istituti la lettura di libri che appartengono alla storia della letteratura, non soltanto italiana. La nostra conversazione parte dal tema del momento: riaperture sì o no? "In questi termini devo dire, prima di tutto da mamma, di avere molta paura, soprattutto per quanto riguarda i trasporti, un problema enorme di gestione che in questi mesi non siamo riusciti a risolvere – risponde la scrittrice –. Poi c’è un altro tipo di gestione, quella interna alle classi. L’aula rimane luogo di lezione per eccellenza, ma credo si possa utilizzare questo ultimo periodo dell’anno scolastico anche per creare qualcosa di diverso, dato che ormai ci troviamo in primavera inoltrata e si possono organizzare molte attività all’aperto, non solo per maggior sicurezza ma anche, come dire, d’impatto. Potrebbe insomma essere l’occasione per dare spazio alla fantasia, all’invenzione pedagogica".

In questo anno i Piccoli Maestri hanno offerto il loro supporto da remoto per diversificare la proposta della didattica a distanza, attraverso una serie di incontri con scrittori che raccontavano altri autori. Che tipo di esperienza è stata?

Penso che stare in contatto di persona con gli studenti abbia un senso profondo; ma è anche vero che nella dad ci sono possibilità per una nuova interazione. Per fare un esempio, posso dire di far parte di un gruppo di lavoro informale, composto da maestre, insegnanti di secondaria di primo grado ma anche docenti universitari, che stanno utilizzando e raccogliendo materiali su come nella dad si possano sperimentare azioni pedagogiche di tipo nuovo, anche perché la lezione frontale in dad è un falso movimento, mentre può stimolare nuove intuizioni, che possono rivelarsi utili e servire anche in una situazione di ritorno in classe. Tornando a parlare in veste di mamma, vedo che l’insegnante che ha passione, che possiede una certa consapevolezza pedagogica, anche in dad arriva a promuovere iniziative originali, che non stancano, mettendosi lì ad “acchiappare” i loro allievi uno per uno.

Ci sono però genitori che si lamentano della didattica digitale integrata, ritenendo che alcuni insegnanti ne approfittino per lavorare meno…

Possono esserci insegnanti meno stimolati che quasi spariscono, che non si preoccupano degli esiti didattici, mettendo però così a fuoco una situazione che secondo me c’è già nella scuola: come coinvolgere, come stimolare alla partecipazione quei docenti che non sono motivati? Sia chiaro che non sto colpevolizzando nessuno, non sto accusando i professori, anche perché credo che su determinati problemi, come questo, debba esserci una reciproca presa in carico. Inutile colpevolizzare, cedendo alla totale separazione, di fronte all’altro da te. Bisogna soltanto affrontare insieme la questione: come si va incontro a chi si sente demotivato all’insegnamento? Da osservatrice, da scrittrice dell’infanzia, e come componente dei Piccoli Maestri, in questo senso sento di poter offrire del materiale da mettere a disposizione degli altri. Bisogna capire se gli altri hanno il desiderio di aprire la loro porta.

Forse in questo anno pandemico tutti noi abbiamo parlato troppo poco degli effetti che comporterà sulla persona, e sulla personalità delle giovani generazioni. Quali potrebbero essere le conseguenze?

Prima di ogni cosa credo che senza la scuola gli studenti abbiano perso l’esperienza, in particolare l’esperienza fisica della relazione dei corpi: studiare insieme, fare ginnastica insieme, innamorarsi. Lo dimostra il fatto che in questi mesi sembra vivano come un’epifania l’incontro con un’amica, tornare a scuola, o all’università. Dovranno escogitare un modo per elaborare un grande lutto determinato da una grande privazione che ha generato in loro ansia e preoccupazione. Per certi versi hanno anche guadagnato delle cose, ma non c’è dubbio che nella bilancia pesi di più ciò che hanno perduto. Oltre la sete di esperienza, di esperienze (pensiamo soltanto alla possibilità di scambio con istituti di altri Paesi), quello che maggiormente subiscono in questo nefasto periodo è il fatto di non avere uno spazio di assoluta serenità per le amicizie. E da questo punto di vista capisco quei ragazzi che non ce la fanno più.

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