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I nostri suggerimenti

Se il sogno diventa un incubo

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Ma Jian, scrittore-operaio esule, racconta il tradimento di Xi Jinping. E per chi vuole conoscere i grandi mutamenti del gigante asiatico i film di Jia Zhangke sono imprescindibili

 

Il film/Il cinema imprescindibile di Jia Zhangke
Jia Zhangke è forse, oggi, il maggiore regista cinese della nuova generazione. Amato e premiato nei festival, Leone d'oro a Venezia 2006 con Still Life, spesso invisibile in sala: ha raccontato la Cina odierna criticandone la modernità problematica, ha inscenato gli operai delle miniere e le solitudini delle città, ha incrociato il realismo con la deriva immaginifica, il simbolo e la metafora. Nel nostro tempo senza cinema, alcuni suoi film sono disponibili sulle piattaforme streaming: I figli del fiume giallo è (2018) su Prime, interpretato da un'altra grande artista cinese, Zhao Tao. Sulla piattaforma Mubi c'è il primo lungometraggio Pickpocket (1998), che ruba il titolo a Bresson e inscena un piccolo borseggiatore nel Paese in trasformazione. E il corto The Hedonists (2016), tra i titoli più lavoristici di Jia: tre operai disoccupati cercano un impiego come buffoni in un parco di divertimenti, ostaggi del capitalismo selvaggio. Per capire la Cina non si può non passare da questo
regista (E.D.N.).

Il libro/Ma Jian, Il sogno cinese, Feltrinelli 2021
L'autore vive da esule a Londra e le sue opere sono bandite in patria. Ha una biografia complessa: operaio, poi fotogiornalista per il giornale dei sindacati e artista underground, ha partecipato a numerose manifestazioni per la democrazia. Questo libro è un romanzo che si legge come un pamphlet, un duro, grottesco, atto di accusa contro il potere e la burocrazia corrotta del paese, uno dei luoghi oscuri in cui è precipitato il "Sogno Cinese". "Nella cultura cinese i sogni forniscono uno spazio per mettere in discussione la realtà – ha detto in una recente intervista –. Ma Xi ha inquinato questo sogno sacro". Dello stesso autore Pechino in coma (dedicato a Tienamnen) e La via oscura, sul controllo delle nascite (S.I.).

La mostra/China goes urban, Torino, Museo di arte orientale
L'esposizione è dedicata al grande processo di urbanizzazione cinese ed era prevista fino al 21 maggio, sperando che i dati sanitari ne rendano possibile la visita. Fotografie, video, installazioni, maquette, dati e infografiche accompagnano i visitatori lungo due percorsi logici.  Il primo, si legge nel sito della mostra,  "decostruisce progressivamente l'idea che l'urbanizzazione cinese sia eccezionale a partire dalla ricostruzione di una “exhibition hall” in cui developers e pubbliche amministrazioni “mettono in scena” la città".  Il secondo itinerario "inizia da spazi vuoti, lontani e senza vita. A poco a poco, però, gli stessi spazi si animano, si riduce la distanza tra i visitatori e le persone ritratte. I loro volti, gesti e movimenti appaiono così simili ai nostri volti, gesti e movimenti. Tongzhou, Zhaoqing, Zhengdong e Lanzhou sono le new town da cui comincia l’esplorazione, spostandosi continuamente dalla Cina al mondo e poi dal mondo alle specificità dei nuovi insediamenti" (S.I.).