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27 settembre

Urne tedesche, patto sociale e salario minimo

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

I risultati delle elezioni tedesche sono la notizia più battuta sulle prime pagine dei quotidiani di oggi. Il Corriere della sera titola: “Spd in vantaggio, crolla la Cdu”; la Repubblica sceglie: “La Germania sospesa”; la Stampa opta per “Germania, non vince nessuno”. Il Messaggero titola invece sulle riaperture: “Stadi e teatri, si riparte così”; il Sole24Ore sceglie: “Fisco, obiettivo riordino delle flat tax”. Il Fatto quotidiano si occupa di dibattito sul salario minimo: “I padroni atterriti dalle paghe giuste. Ma Draghi li rassicura”.

Interviste
Sul Corriere della sera, a pagina 6, Stefano Montefiori intervista l'ex primo ministro francese Manuel Valls, sugli scenari europei che aprono le elezioni tedesche. Si legge: “Avremo qualche mese complicato, una fase di assestamento tra il nuovo governo a Berlino e l'elezione presidenziale della primavera 2022 a Parigi. Ci sono comunque due tendenze di fondo. La prima è che per quanto la coppia franco-tedesca sia necessaria, senza gli altri grandi Paesi in Europa non può fare nulla. La seconda, che forse non viene abbastanza sottolineata, è che la Brexit ha ridotto la capacità di gioco della Germania. Ai tempi di Schröder e Blair, Berlino si muoveva talvolta tra Parigi e Londra. Ora non è più così, e da questo punto di vista Francia, Germania e Italia possono fare molto”.

Sullo stesso tema, la Repubblica a pagina 8, ospita un'intervista di Stefano Cappellini al segretario Pd Enrico Letta, che dice: “Il cancelliere sarà Scholz, non ho alcun dubbio su questo. E lo sarà perché è stato capace di strappare alla Cdu l'eredità positiva dell'era Merkel. Quale eredità? Negli ultimi cinque anni, oltre alla Il risultato tedesco, che ha smentito previsioni e sondaggi, prova quanto sia falsa l'idea di una vittoria ineluttabile di Salvini e Meloni efficiente gestione della lotta alla pandemia, Merkel ha dimostrato la capacità di rimettere la Germania al centro di uno progetto europeista forte, che è alla base del Next generation Eu. Scholz è stato bravo a rivendicare una continuità e a presentarsi come il vero erede di Merkel. La Cdu, invece, paga la sua svolta a destra con una sconfitta drammatica e il minimo storico dei consensi. La Spd, come molti altri grandi partiti socialisti e progressisti, era praticamente data per finita ancora fino a pochi mesi fa. Erano sbagliate le previsioni o è stato bravo Scholz a rimetterla in partita? Scholz è stato molto sottovalutato, ma nella politica europea ha avuto un ruolo decisivo, perché la linea tedesca è cambiata quando la gestione delle Finanze nel governo tedesco è passata da Schäuble a lui. L'ho incontrato a fine giugno, in quel momento i sondaggi davano la Spd terzo partito, con la Cdu al primo e i Verdi al secondo. Mi disse che era certo che aveva impostato bene la campagna e sarebbe arrivato in testa. Rimasi molto colpito dalla sua determinazione, parlava già da cancelliere.”

Sempre sullo stesso tema, sulla Stampa Fabio Martini intervista invece  Giulio Tremonti. Si legge: “La 'nuova' Germania può essere tentata dal ritorno al Patto di Stabilità e alla vecchia Bce perché, chiunque sia il Cancelliere, porrà a se stessa e ai partner europei una grande questione che da loro è il problema emergente: uno Stato sociale che si basa sulle mutue e sulle cooperative. Pagando le prestazioni con i rendimenti ottenuti sul mercato, ora si ritrovano con rendimenti a tassi zero. Ma così il Welfare tedesco rischia di entrare in crisi, finendo per chiamare in causa anche l'Italia. Giulio Tremonti, ministro dell'Economia dell' ultimo governo Berlusconi, durante la crisi finanziaria del 2011, in polemica proprio con tedeschi e francesi sostenne che all'origine di quella crisi non c'era l'Italia e che non sono state la Germania e la Francia a salvarci ma semmai sono state loro e le loro banche a salvarsi anche con i nostri soldi. Possibile? Siamo sempre noi a salvarli? Loro hanno un problema emergente, del quale, per ora si parla poco e che spiega gran parte del voto tedesco. C'è un grosso problema che riguarda la struttura del Welfare. Lo Stato sociale tedesco si basa su mutue, cooperative, assicurazioni: un sistema a capitalizzazione. Non come da noi, che è a rotazione con l'Inps. Lì investono sul mercato e con i rendimenti pagano le prestazioni. Questo sistema sta crollando con i tassi zero o sotto zero. La scelta di stampare moneta dal nulla fatta nel 2012 per, dicono loro, salvare l'euro - ma in realtà per salvare le loro banche - adesso lo ripagano con gli interessi: può fargli saltare lo Stato sociale”.

Analisi e commenti
Il fondo della Repubblica è affidato a Ezio Mauro che scrive di 'Patto sociale': “Mario Draghi cerca adesso di costruire un sistema di alleanze nel Paese, guardando oltre il sistema politico e istituzionale. E il momento della società. Va investita e coinvolta nelle sue energie e nei suoi bisogni se si vuole sfruttare fino in fondo la possibile fine dell'emergenza per avviare una vera fase di ricostruzione, come negli anni del Dopoguerra. È questo il senso del «patto per la rinascita» presentato giovedì dal presidente del Consiglio agli imprenditori riuniti nell'assemblea di Confindustria, e oggi illustrato ai vertici sindacali. Riscrivere il contratto sociale Una proposta che nasce da un'ambizione e da una preoccupazione: il sistema politico da solo non riesce a garantire il percorso, i tempi e la portata del piano di riforme indispensabili per usufruire del Recovery Fund; bisogna dunque cercare forze di sostegno e di propulsione nel sociale, anche per organizzarlo e non lasciarlo in balia delle dinamiche del virus, che ha scaricato proprio qui i suoi effetti di trasformazione, convertendo la paura nella ribellione dei No Vax. È l'atto di passaggio da un governo tecnico a un governo politico”.

Sullo stesso argomento, e più in generale di mercato del lavoro, scrive poi Luca Ricolfi sulla prima del Messaggero: “E' paradossale: mentre i media sono impegnati a denunciare (giustamente) i licenziamenti collettivi in atto in alcuni gruppi internazionali come Embraco, GKN, Whirpool, centinaia di migliaia di piccole e grandi imprese si trovano alle prese Il nodo del Reddito e il ruolo delle aziende con il problema opposto: non riuscire a coprire determinati posti di lavoro (oltre 300 mila, secondo alcune stime). E il segno più chiaro di tutto ciò è nella dinamica della disoccupazione: negli ultimi due anni il numero di persone in cerca di lavoro, anziché aumentare, è diminuito di circa 200 mila unità. Come se la risposta alla crisi occupazionale provocata dalla pandemia non fosse la ricerca di un nuovo posto di lavoro, bensì il ritiro dal mercato del lavoro. 11 risultato è che l'economia italiana, che in questi mesi sta crescendo a buon ritmo come rimbalzo rispetto al tonfo del 2020, rischia nei prossimi annidi crescere molto al di sotto del suo potenziale: un'eventualità perniciosa, tenuto conto dell'enorme debito pubblico aggiuntivo che ci stiamo accollando, e che prima o poi dovremo ripagare. E' dunque il momento di chiedersi: perché manca la forza lavoro necessaria a far girare l'economia a pieno ritmo?”

Carlo Verdelli firma invece il fondo del Corriere della sera, e si occupa di mafie: “Uno dei pericoli più insidiosi per un Paese che ne conosce bene il morso è stato derubricato a generico allarme contro la criminalità organizzata. I motivi possono essere tanti: perdita di memoria civile, comoda indifferenza, paura personale verso un nemico spietato, implicita complicità (ampiamente dimostrata da inchieste e sentenze), e Infine colpevolissima incomprensione e sottovalutazione di un male endemico della nostra storia, tutt'altro che curato, meno che mai sconfitto. Si dovrebbe ricominciare a chiamare le cose con il proprio nome, e quindi non 'crimine organizzato', che nella sua vaghezza depotenzia la portata eversiva del fenomeno, ma proprio 'mafia' o 'mafie', includendole tutte, dall'ormai dominante `ndrangheta a Cosa Nostra, dalla camorra alla Sacra corona unita, mettendo sotto lo stesso coperchio le organizzazioni straniere che con le nostre stringono alleanze su ogni fronte dove sia possibile succhiare sangue a una democrazia sotto attacco: dal traffico di droga alla tratta dei migranti, dal gioco d'azzardo all'usura, dall'edilizia ai trasporti, dalla raccolta allo smaltimento dei rifiuti, dall'infiltrazione ormai sistematica nelle amministrazioni pubbliche all'ingresso in grande stile nel tessuto economico e imprenditoriale privato”.

Sempre di Patto sociale scrive Piero Ignazi su Domani: “L'invito rivolto dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi per un patto sociale non può essere che benvenuto. A condizione che non si dimentichi che un patto si sigla tra contraenti che dispongono di risorse simili, dove ciascuno cede qualcosa all'altra L'esortazione lanciata al convegno confindustriale va comunque conciliata con iprincipi di fondo di un sistema democratico per evitare scivolamenti neocorporativi da un lato, o direttivi, di tipo top-down, dall'all'altro. A cosa serve il conflitto una democrazia ben funzionante necessita, in dosi adeguate, sia di conflittualità che di propensione all'accordo-compromesso. Due istanze apparentemente inconciliabili. Ma solo apparentemente. La prima postula il confronto tra visioni e programmi diversi che competono nell'arena politica per conquistare il favore degli elettori. Questo tipo di conflitto va però regolato da norme e istituzioni che lo incanalano per evitare che deflagri e provochi rotture insanabili.”

Economia, welfare, sindacato
Sul Corriere della sera, a Pagina 17, Enrico Marro si occupa dell'incontro previsto oggi tra Draghi e i sindacati. Si legge: “Chiamiamolo Patto o come vogliamo. Ma a me non interessa un accordo politico, una cornice, bensì quale quadro ci mettiamo dentro e che colori usiamo. Con questa metafora il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha confermato la freddezza del suo sindacato rispetto al Patto tra governo e parti sociali proposto qualche giorno fa dal presidente del consiglio, Mario Draghi, all'assemblea della Confindustria. Lo ha fatto rispondendo alle domande del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, a chiusura del convegno di tre giorni che la Cgil ha svolto a Bologna per approfondire i temi cari al sindacato alla luce dei cambiamenti determinati dalla pandemia. Landini ha anche smorzato gli entusiasmi sull'incontro di oggi pomeriggio tra lo stesso Draghi e i segretari di Cgil, Cisl e Uil. La riunione, ha sottolineato, ha all'ordine del giorno la sicurezza sul lavoro, non il Patto sociale, anche se i sindacati si aspettano che il premier indichi loro un calendario di incontri sulle questioni da risolvere con la prossima manovra: fisco, pensioni, ammortizzatori e politiche attive del lavoro, delocalizzazioni, salario minimo”.

Di salario minino e patto sociale scrive anche Valentina Conte sulla Repubblica, a pagina 10 e 11. Si legge: “No al salario minimo per legge. Sì al rafforzamento della contrattazione nazionale. Confindustria e sindacati, almeno su questo, concordano – si legge -. Le imprese perché temono un rialzo del costo del lavoro. I sindacati di abdicare al ruolo di mediazione. Sia come sia, il tema non è nell'agenda di Palazzo Chigi. E la posizione espressa ieri dal leader degli industriali Carlo Bonomi, dal numero uno Cgil Maurizio Landini e della Cisl Luigi Sbarra non entra in frizione con questa esclusione, anzi. 'La contrattazione va rafforzata perché garantisce tutti, guardate cose succede a Ita', l'ex Alitalia, dice Bonomi a In Mezz'ora in più su Raitre. 'Inaccettabile che un'azienda pubblica come Ita, perché nasce con i soldi pubblici, la prima cosa che fa è cancellare il contratto nazionale di lavoro e decidere unilateralmente chi assumere e chi no, anche persone che non vengono da Alitalia', aggiunge Landini parlando a 'Futura 2021', l'evento Cgil di Bologna. Ecco perché per Landini bisogna disboscare la giungla dei 985 contratti pirata contati dal Cnel, di cui solo 200 firmati da Cgil, Cisl e Uil. Fare una legge sulla rappresentanza che dica chi rappresenta chi tra i sindacati e tra le imprese”.

Sempre di lavoro e ripresa si occupa il Messaggero a pagina 6 con Luca Cifoni: “Nell'incontro di oggi con Cgil, Cisl e Uil (visto positivamente anche dal numero uno di Confindustria Bonomi) si partira dalla sicurezza del lavoro, che in era Covid vuol dire anche discussione delle possibili modifiche ai protocolli dopo il debutto del green pass, e costo dei tamponi per i lavoratori non vaccinati. La convocazione a Palazzo Chigi è arrivata praticamente in contemporanea all'assemblea di Confindustria in cui il presidente del Consiglio ha parlato dell'esigenza di una «prospettiva economica condivisa» per consentire al Paese di affrontare una situazione internazionale che si presenta complessa, con la possibilità che il rialzo dell'inflazione si riveli meno temporaneo di quanto ipotizzato finora”.

Ancora sul Messaggero a pagina 9 Francesco Bisozzi scirve invece di lavoro agile e valutazione nella Pa: “Voti che i cittadini potrebbero dare via mail, come avviene per l'Inps. Anche se il ministro della Pa Renato Brunetta precisa che ancora nulla è stato definito. Intanto la Cgil chiede che i parametri su cui verranno tarati i sistemi di valutazione delle performance e della customer satisfaction passino per la contrattazione integrativa. Saranno le singole amministrazioni pubbliche, con i Piani integrati di attività e organizzazione, da redigere entro gennaio, a stabilire come misurare la produttività e il grado di soddisfazione dell'utenza, nel rispetto però delle linee guida che il ministero della Pa si accinge a emanare. Così Florindo Oliverio, segretario nazionale della Cgil Funzione pubblica: 'Siamo favorevoli allo smart working ancorato al raggiungimento degli obiettivi e al livello di customer satisfaction, ma i sistemi di valutazione delle performance e del livello di soddisfazione dell'utenza che le amministrazioni inseriranno nei Piani integrati di attività e organizzazione, i Nao, dovranno passare attraverso la contrattazione integrativa per garantirne l'efficacia'”.

SPECIALE FUTURA 2021
Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, ha infine chiuso ieri sera Futura 2021, la tre giorni del sindacato andata in scena al teatro Duse di Bologna: "Noi come Cgil vogliamo progettare il cambiamento", ha detto.

Landini ha parlato del rapporto col governo, in vista dell'incontro col premier Draghi, oggi 27 settembre a Palazzo Chigi, sul tema della salute e sicurezza. "Nei confronti del governo e delle imprese rivendichiamo la necessità di una nuova partecipazione: vogliamo essere coinvolti nel momento in cui si prendono le decisioni, tutte le riforme in cantiere devono avere queste caratteristiche. Abbiamo a disposizione risorse senza precedenti, non vogliamo perdere l'opportunità e vogliamo dire la nostra in modo molto preciso".

Su Collettiva l'intero evento è stato trasmesso in diretta, evento dopo evento. Nel nostro Speciale si possono rivedere tutti i video, i backstage, le foto e tutti gli interventi.