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10 giugno

L'estate dei vaccini

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

La terza dose dei vaccini e il green pass per l'estate la fanno da padrone sulle prime pagine dei giornali di oggi. Il Corriere della sera apre con “Vaccini in ferie, le regole”; la Repubblica con: “Il piano per la terze dose”; il Messaggero sceglie: “Sì al pass per la ripartenza. Ma l'Italia è ancora in ritardo”. La Stampa sceglie “AstraZeneca, si cambia. Rasi: non è per i giovani”; il Fatto quotidiano opta per “Stop AZ per i giovani. E chi l'ha già avuto?”; il Manifesto apre con: “Open day after”. Diversa apertura, infine, per il Sole24Ore che sceglie: “Piano sblocca costi per l'edilizia”.

Interviste
A pagina 6 del Corriere della sera Enrico Marro intervista il sottosegretario all'economia leghista Claudio Durigon, sulle proroghe alla Cig. “I dati che abbiamo dicono che i lavoratori in cassa integrazione ordinaria sono più o meno 480mila. Analizziamo questo universo e vediamo quali sono i settori più in crisi e interveniamo su questi – si legge - . Quali sono? Sicuramente il comparto del tessile e della moda, dove abbiamo i4o mila lavoratori in cassa. Settori come questi e il calzaturiero hanno bisogno di una proroga del blocco dei licenziamenti. Parliamo quindi di una proroga selettiva. Valutare le attività più in crisi è importante per gestire questa fase. Per queste attività prolunghiamo il blocco mentre lasciamo liberi tutti gli altri settori, molti dei quali sono in forte ripresa e non credo proprio che licenzieranno, ma semmai assumeranno. Però bisogna restituire il mercato del lavoro alle sue dinamiche e allo stesso tempo mettere in campo una robusta riforma degli ammortizzatori sociali”.

Sullo stesso quotidiano, ma a pagina 35, appare un'intervista al responsabile auto della Fiom Michele De Palma. Il tema è Stellantis, l'autore Fabio Savelli: “Tutti gli impianti vivono di ammortizzatori sociali, se si eccettua quello della Sevel a Val di Sangro che produce veicoli commerciali leggeri. Significa una riduzione strutturale del salario di tutti i lavoratori. Ha un'incidenza fortemente negativa per i lavoratori con ridotte capacità. A Grugliasco il mese di giugno lo passeranno con la cassa a zero. Cassino viaggia ai minimi: che tipo di strategia ha Stellantis per l'Alfa Romeo visti i volumi in picchiata? Perché il nuovo suv della Maserati non sarà in grado di garantire la piena occupazione. A Pomigliano non è ancora partita la produzione del Tonale, la cui data di lancio sta slittando. A Mirafiori i volumi della nuova 500 elettrica sono lontani dagli obiettivi. E poi c'è il caso Melfi, su cui non siamo intenzionati ad arretrare di un centimetro. L'azienda sta pensando ad accorpare tutto su un'unica linea produttiva. Che cosa significherebbe? La riduzione strutturale della capacità installata. Melfi pesa la metà dei volumi italiani di auto di Stellantis. Se l'ipotesi fosse confermata si aprirebbe uno scenario di scontro con i sindacati”.

Sulla Repubblica poi, a pagina 29, Riccardo Luna intervista il ministro dell'istruzione Patrizio Bianchi. “Tutti dobbiamo tornare a scuola. Tutti noi che abbiamo scoperto che un lavoro si può fare anche a distanza. Dobbiamo fare un reskilling del paese intero – si legge - . Anche i mestieri più tradizionali per essere fatto al meglio hanno bisogno di investimenti in formazione. I lavori non sono più quello di prima. E neanche la scuola. La presenza è fondamentale ma va usata diversamente dalla lezione frontale, per fare ragionamenti insieme. E dobbiamo saper incrociare i saperi”

Sul Messaggero, a pagina 9, Michele Di Branco intervista invece un'altra sottosegretaria all'economia, Maria Cecilia Guerra: “Sottosegretaria Guerra, cosa pensa del piano che prevede la riforma della Riscossione con la cancellazione delle cartelle esattoriali dopo 5 anni? - si legge -. Il principio dei cinque anni dipenderà da come questa formula verrà tradotta dal Parlamento. Io sono favorevole. Il problema è capire cosa si può e si deve fare in questi cinque anni per riscuotere. Vale a dire se l'agente della riscossione ha tutti gli strumenti adeguati per attivare azioni che rendano effettiva la riscossione. Se ci fosse questa garanzia andrebbero bene anche meno di 5 anni. Cosa bisogna fare in concreto allora? Immaginare, ad esempio, una situazione in cui, anche di fronte ad una inerzia dell'agente della riscossione, il debito decade o, addirittura, immaginare l'introduzione di interventi selettivi in cui si dà la caccia ad alcuni debiti più pesanti e ad altri no, perdé questa sarebbe la fine della riscossione e quindi anche il tracollo del sistema fiscale”.

Editoriali e commenti
Il fondo del Corriere della Sera di Carlo Verdelli prende spunto dall'ultimo discorso alla Camera del compianto Guglielmo Epifani: “L'Italia è una Repubblica democratica che andrà rifondata sul lavoro - si legge -, come previsto dal primo comandamento della nostra Costituzione. Non sarà facile, anzi rischia di diventare, dopo l'indiscutibile credito guadagnato nella lotta alla pandemia, la nuova emergenza su cui si misurerà la bontà e la tenuta di un governo come quello di Mario Draghi. Essere stato concepito con una stragrande maggioranza, e con un premier d'acciaio, è un vantaggio nell'affrontare questioni complicatissime ma in fondo condivisibili da chiunque (salvare il Paese dal Covid, ottenere i crediti per il rilancio nazionale). Vedremo se continuerà ad esserlo adesso che si entra nel campo delle decisioni più politiche, per esempio la data dello sblocco dei licenziamenti e le garanzie concrete per le centinaia di migliaia di persone (da 70 a 500 mila, a seconda del grado di ottimismo delle previsioni) che pagheranno il primo conto ai guasti dilatati da un anno e mezzo di coronavirus. Servirà enorme equilibrio per trovare soluzioni che non dispiacciano all'Europa che ce le chiede, e anche con piglio, ma che insieme non indirizzino la ripartenza del Paese in una direzione che sacrifichi la pietra miliare della nostra Carta: il lavoro, appunto, come condizione di libertà, dignità e quindi autonomia di ogni singolo cittadino”.

Sempre in prima pagina del Corriere, per poi girare a pagina 7, Dario Di Vico scrive: “La cassa integrazione è stata un grande telo sotto il quale si è prodotta una secca riduzione delle ore lavorate. Le imprese ancora prudenti non allargano il numero dei posti fissi, come nel turismo in Veneto dove è boom di impieghi temporanei. L'industria dell'auto senza incentivi e senza chip frena la corsa. Le attività industriali restano sostenute come nei mesi difficili, stavolta però alla resilienza manifatturiera si aggiunge la ripresa dei servizi, specie della ristorazione grazie anche a quella che potremmo chiamare l'economia del dehor. In verità i consumi delle famiglie sono ancora deboli (in media spendono ancora 250 euro al mese meno del '19), le risorse continuano a indirizzarsi verso il risparmio a dimostrazione che il cambiamento di mood è sentimentale, non ancora razionale. Il sistema comunque cammina grazie ai consistenti flussi di spesa pubblica e agli investimenti che sono ripartiti meglio del previsto (+48,6% gli ordini di macchine utensili e robot). I paragoni con gli anni '50 sono totalmente retorici e quindi sconsigliabili ma qualcosa nella società si sta muovendo, dovremo capirne di più.”

Gad Lerner, a pagina 4 del Fatto quotidiano, invece scrive: “Gridavano, pensi, di essere sfruttati... Chissà se da giovane l'ha cantata pure lui, la prima strofa di Contessa. Di certo, però, ieri l'anonimo titolista del nuovo corso di Repubblica ha deciso di condividere in pieno l'indignazione padronale contro 'quei quattro straccioni' disposti addirittura a rinunciare a una paga da fame. Testuale, d'apertura in homepage: 'I posti ci sono, mancano i lavoratori. Chi si sente sfruttato ora rinuncia. Gli imprenditori: troppi assistiti'. Avete capito bene. La Confindustria sta lanciando una campagna preventiva contro l'eccessiva destinazione di fondi del Recovery Plan a sostegno di precari, lavoratori in nero, disoccupati. E il giornale che fu dei progressisti se ne fa portavoce, ricorrendo all'antico argomento dei proletari ingrati e lavativi che invece di rimboccarsi le maniche lamentano l'iniquità di retribuzioni al di sotto dei livelli minimi di sopravvivenza. Si tratta, naturalmente, di un'invenzione bella e buona”.

Su Avvenire, a pagina 3, Eugenio Mazzarella scrive invece di lavoro femminile: “Ma c'è anche un fatto di cultura, da rimontare nelle nostre società - si legge - . Per cui sarebbe ben opportuno 'propagandare' alle nuove generazioni la famiglia e la generatività, e non i modelli di fitness estetico e sociale che le disincentivano. Ma accanto a questo, che già chiede una 'mano sulla coscienza' a ognuno di noi, c'è qualcos'altro si potrebbe fare. E cioè immaginare azioni di welfare di sostegno differenziale al lavoro delle donne. Azioni tese a rispettare e promuovere la differenza femminile”.

Economia, welfare, sindacato
Tutti i maggiori quotidiani riportano la cronaca dei funerali romani dell'ex segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.Sul Sole24Ore, a pagina 4, Giorgio Pogliotti e Paolo Tucco scrivono di contratti a termine. “Sui contratti a termine, motore della ripartenza del mercato del lavoro, la maggioranza accende un faro – si legge -, e incalza il governo a intervenire. La spinta arriva dalla Lega, che oggi alla Camera presenta un pacchetto di emendamenti al decreto Sostegni bis per chiedere maggiore flessibilità nell'utilizzo dello strumento: 'Proponiamo di affidare le causali alla contrattazione collettiva, inclusa quella aziendale - spiega la sottosegretaria al Lavoro del Carroccio, Tiziana Nisini -. Chiediamo anche di eliminare il contributo addizionale dello 0,5% che scatta su ciascun rinnovo e di non conteggiare, nei limiti di durata massima del rapporto a tempo, il periodo di pandemia e le settimane di cassa integrazione. Vogliamo dare più respiro alle aziende e strumenti flessibili e tutelanti per I lavoratori, per supportare questo inizio di ripresa». Anche il Pd, con Antonio Viscomi della commissione lavoro della Camera, e ordinario di diritto del lavoro 2, all'università di Catanzaro, è pronto a presentare un emendamento per affidare le causali alla contrattazione collettiva: 'Fin dall'inizio della vicenda parlamentare del decreto Dignità - afferma il professor Viscomi - chiediamo di valorizzare ai fini regolatori l'autonomo dialogo tra le parti sodali'.

Su Repubblica , a pagina 6, Valentina Conte si occupa dell'ipotesi di sommare stipendio e cassa integrazione: “Prevalgono timidi 'sì, ma...'. Qualche no. Anche i sindacati sembrano divisi: Cgil per il no, Cisl per il sì, Uil aperturista. Se Forza Italia con la vice coordinatrice Anna Maria Bernini concede che 'in questa fase è giusto liberare le professionalità congelate in Cig', Fratelli d'Italia dall'opposizione nicchia. 'Quando sei in Cig dovresti piuttosto essere obbligato a formarti', dice il deputato Walter Rizzetto. Lato sindacato, Tania Scacchetti (Cgil) mette paletti: 'La Cig non è un sussidio, ma uno strumento per conservare il lavoro quando l'azienda ristruttura. Meglio investire in formazione che obbligare a lavorare altrove'. E sull'altra idea di Garnero, un'integrazione benefit ai salari bassi, avverte: 'Attenzione a non sdoganare il lavoro sottopagato'”.

Sempre su Repubblica, ma a pagina 7, Roberto Mania si occupa di blocco dei licenziamenti. “Il premier Mario Draghi è disposto a cambiare un'altra volta le regole sul blocco dei licenziamenti purché sull'eventuale nuova formulazione ci sia l'accordo di tutti, dai partiti di maggioranza alle parti sociali, sindacati e Confindustria - si legge - . È questa la linea che avrebbe espresso il presidente del Consiglio negli incontri separati che ha avuto nei giorni scorsi con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Draghi, dunque, non difende a tutti i costi la soluzione presa con il decreto Sostegni bis (blocco fino a giugno nell'industria e nell'edilizia; blocco fino ad ottobre per le piccole imprese dei servizi) ma vuole essere certo che una modifica non porterà con sé altre polemiche e altre richieste. E questo non è affatto scontato, da qui l'estrema cautela del presidente del Consiglio. Che ha deciso di rifletterci, di prendersi del tempo considerando che anche le posizioni (o le strategie) sindacali, al di là delle dichiarazioni formali, non sono del tutto coincidenti”.

Sul Manifesto a pagina 5, Nina Valoti dà conto della protesta della scuola: “Nuovo reclutamento. La scuola non va in vacanza e continua a protestare contro il governo. Ieri pomeriggio presidio indetto da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Anief a Roma in piazza Montecitorio e nelle principali città italiane a sostegno delle numerose richieste di modifica al testo del decreto legge Sostegni bis, il cui iter di conversione è già avviato alla Camera.'Bisogna cambiare profondamente le misure sul reclutamento con l'assunzione dei precari chiamati dalla prima e seconda fascia delle graduatorie delle supplenze, superare i blocchi sulla mobilità del personale ripristinando l'assegnazione provvisoria annuale, rafforzare gli organici del personale docente, educativo ed Ata, ridurre il numero di alunni per classe”.

Oggi Collettiva apre con Sociotechlab: un progetto firmato dallo Spi Cgil con la Scuola superiore universitaria Sant'Anna di Pisa, per sperimentare innovazioni nel campo della biorobotica e della telemedicina, a favore degli anziani e dei disabili.

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