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La grande opera: mettere in sicurezza l'Italia

Cgil, Cisl e Uil: vigilare contro infiltrazioni mafiose negli appalti
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La Cgil chiede di far partire immediatamente i lavori su migliaia di ponti, viadotti, gallerie, ferrovie e su oltre 120 mila km di strade secondarie. “Bisogna intervenire, non aspettare altri eventi disastrosi. Ci sono 14 miliardi subito spendibili"

Prima il crollo del ponte Morandi, poi quello del viadotto sull'autostrada A6 Savona-Torino. Nel mezzo un'infinità di dissesti, rotture, allagamenti, cedimenti. La situazione in cui si trova il nostro Paese sotto il profilo della sicurezza e della stabilità delle sue infrastrutture è oggi sotto gli occhi di tutti. Da questa situazione “de facto” prende spunto la Cgil per rilanciare nuovamente la sua proposta, da lungo tempo avanzata (già con il Piano del Lavoro nel 2016), quella della messa in sicurezza del Paese attraverso un grande piano di investimenti pubblici.

Per il sindacato guidato da Maurizio Landini, “non c'è più tempo da perdere, bisogna intervenire subito, non aspettare altri eventi disastrosi. Le risorse economiche – sostiene la Cgil in una nota – ci sono, non accettiamo scusanti. Va subito messa al lavoro una ristretta task force per far partire immediatamente i lavori sulle migliaia di ponti, viadotti, gallerie, rete ferroviaria e sull'estesa rete di oltre 120 mila km di strade secondarie, vera nervatura di collegamento per milioni di italiani, lasciate senza più manutenzione dopo l'abolizione delle Province”.

“Ci risultano immediatamente disponibili e spendibili oltre 14 miliardi, che svilupperebbero centinaia di migliaia di posti di lavoro e porterebbero stabilità e sicurezza all'Italia. Per quanto ci riguarda – conclude il sindacato – siamo disponibili a fare la nostra parte in termini di confronto e responsabilità collettiva, per dare al Paese sviluppo, lavoro e sicurezza per tutti i cittadini italiani”.

Sulla falsariga della Cgil nazionale anche due Cgil regionali, quelle di Piemonte e Liguria, le regioni più duramente colpite dagli eventi degli ultimi giorni, avanzano una proposta: “Usare le competenze scientifiche universitarie che abbiamo, usare bene i fondi già disponibili e non utilizzati efficacemente per il rimpallo sulle competenze e l'impossibilità di progettazione e messa in opera dei piccoli Comuni, le Comunità montane e le Province”.

"È evidente a tutti – affermano Cgil Piemonte e Cgil Liguria – che si è perso fin troppo tempo. Il rischio isolamento è diventato una tragica realtà, ma non è un problema solo per la Liguria, perché a risentirne sarà tutta l'economia del Nord-Ovest, a partire dal basso Piemonte. Per questo serve un'iniziativa congiunta delle amministrazioni delle due regioni. Le infrastrutture e la cura del territorio devono diventare una priorità dell'azione di governo a livello locale”.

I sindacati delle due regioni chiedono dunque che si ripristini nel più breve tempo possibile la viabilità ordinaria, ma che si cominci a lavorare per il futuro, per ridurre le tragedie e i danni che oggi subiscono le popolazioni. “Si completino le opere già finanziate e si reperiscano le risorse per quella cura del ferro che deve accompagnare la prossima entrata in funzione del terminal di Vado. Alla politica spetta il compito di farsi trovare pronta a quest'ultima prova di appello”, concludono Cgil Liguria e Piemonte.