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Spi, il pilastro formativo

Spi, il pilastro formativo
Foto: Marco Merlini
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Rossi: "La formazione è una priorità e vi continueremo a investire nei prossimi anni, costruendo un lungo percorso in termini di risorse e persone Tre i progetti principali, dedicati all'attività delle Leghe, a contrattazione sociale e diritti delle donne

‘I nostri vecchi imparavano le cose una volta per tutta la vita. Noi dobbiamo ricominciare daccapo e reimparare tutto ogni cinque anni, se non si vuole restare fuori moda’. La frase è di Wolfgang Goethe, tratta dalle ‘Affinità elettive’, ed è stata scelta dallo Spi Cgil per lanciare la sua nuova campagna nazionale dedicata alla formazione.

“La formazione è un pilastro e una priorità e vi continueremo a investire nei prossimi anni, costruendo un percorso a lungo termine in termini di risorse e di persone che possono dare il loro contributo – afferma Lucia Rossi, della segreteria nazionale Spi Cgil –. Perciò, abbiamo rivisto il nostro piano formativo in vista del prossimo congresso che terrà anche conto del ricambio dei gruppi dirigenti. Il progetto per il 2017-18 parla con evidenza sia all’interno che all’esterno del sindacato. È come se, attraverso la formazione sindacale, non ci si rivolgesse solo al gruppo dirigente Spi, ma ci fosse l’ambizione di parlare a tutti. La missione principale della nostra categoria è focalizzata sulla formazione della contrattazione sociale, cogliendo le peculiarità di ogni persona e territorio. Vogliamo dare gli strumenti a tutti coloro che affrontano quel tipo di contrattazione. Questa è la nostra ‘cassetta degli attrezzi’, rivolta anche ai cittadini e alle persone estranee al sindacato. Poi c’è il tema della partecipazione, su cui abbiamo investito molto, con le richieste che facciamo agli amministratori pubblici”.

Paola Chiorrini, responsabile formazione Spi, illustra i tre principali progetti del sindacato dei pensionati Cgil, riguardanti l’attività delle Leghe, donne e diritti e la contrattazione sociale. “Il primo è quello che parla di più ai dirigenti e agli iscritti Spi. Ci rivolgiamo in particolare agli attivisti delle Leghe, che mettono a disposizione il loro tempo e che all’80% non provengono dal mondo sindacale. Ad esempio, sono molti coloro che non appartengono al mercato del lavoro e che decidono di far parte delle Leghe. Il piano è complesso, e il primo lavoro è stato fatto con la squadra dei formatori, individuando tre percorsi - uno per il Nord, uno per il Centro e uno per il Sud - che si concluderà nell’aprile 2018. Faremo dei corsi base, che poi i formatori proporranno nelle loro Leghe sul territorio. In totale, vi sono 1.600 Leghe a livello nazionale, mentre i formatori sono una ventina di media per ogni Lega. Vi sono anche corsi interregionali, con attività d’interscambio fra territori. Nel corso degli anni, sono formatori che hanno seguìto il corso di formazione a loro riservato. Sono persone preparate a fare corsi. Un altro corso di formazione per formatori servirà per integrare la squadra nazionale”.

“Molti iscritti non provengono dalla storia del sindacato – conferma Rossi –. Far crescere i formatori significa far crescere lo Spi in vista del congresso. I nuovi iscritti hanno bisogno di una formazione identitaria, perchè è gente che non ha mai fatto parte dell’organizzazione. Abbiamo bisogno di fare un percorso nelle Leghe per conciliare la tutela individuale e la tutela collettiva. Un’operazione che nell’ambito della formazione doti i compagni e le compagne degli strumenti necessari per rivolgersi all’esterno. È un impegno straordinario per noi. In vista del congresso, un’altra operazione sarà quella del rinnovo dei gruppi dirigenti”.

“Il secondo grande impegno formativo riguarda la contrattazione sociale e territoriale – specifica Chiorrini –. Il progetto è rivolto a segretari provinciali e segretari delle Leghe. Un’attenzione particolare è rivolta alla lettura dei bisogni del territorio. Ogni operazione formativa si compone di due moduli e quattro giornate di lavoro per individuare le priorità e le problematiche del territorio e poi di un lavoro di sintesi. Un riordino istituzionale, quindi, con la controparte con cui confrontarsi, una lettura dei bilanci comunali su cui agire per un eventuale recupero di risorse. Un occhio particolare poi, è dedicato al welfare, in primis alla sanità, senza dimenticare una grande attenzione alle politiche di genere, con la costruzione di una piattaforma ad hoc, che possa essere oggetto di verifica successiva per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti o meno”.

“Sempre in merito al progetto sulla contrattazione sociale e territoriale, due sono le questioni che meritano uno sguardo attento, le politiche di genere e la proposta formativa su donne e diritti – rileva Rossi –. Lo Spi ha un coordinamento donne strutturato, che elabora politiche di genere e noi abbiamo costruito molte proposte soprattutto nel campo della medicina di genere. Ma le politiche di genere in ambito formativo riguardano tutti, anche il genere maschile. Per i coordinamenti donne, laddove non c’è stato un percorso di formazione, pensiamo sia utile costruire un percorso ad hoc per evidenziare e riprendere il tema dei diritti e le conquiste fatte dalle donne. Organizzare un corso di formazione rivolto al coordinamento donne è anche un processo identitario dove si affrontano in termini di partecipazione temi come la discriminazione sul lavoro e di riflesso l’handicap sulle pensioni, visto che la maggior parte delle donne percepisce una pensione inferiore del 30% rispetto ai maschi. Dunque, vi è la necessità d’intervenire sia sul mercato del lavoro che sul fronte previdenziale femminile”.

Secondo Giancarlo Pelucchi, responsabile formazione Cgil nazionale, “lo Spi ha sempre fatto tanta attività formativa. Oggi è come se raddoppiasse la propria attività. Si occupa della formazione delle sue strutture di base come le Leghe, ma nello stesso tempo lavoriamo assieme per creare un metodo comune. Il sindacato pensionati ci ricorda che quando si fa contrattazione sociale e territoriale la si fa non solo per gli anziani, ma anche per i giovani e i disoccupati, insomma ci si rivolge a tutti. Uno degli elementi più interessanti del piano dello Spi è che ha un approccio molto concreto: vuole fare formazione, per poi fare della contrattazione sociale e territoriale, mettendo al primo posto il lavoro di cura per bambini e per anziani. Una proposta formativa a tutto tondo, che diventa importante per lo Spi e per tutta la Cgil”.