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Non basta limitare i voucher, vanno aboliti

Non basta limitare i voucher, vanno aboliti
Foto: Simona Caleo
Emanuele Di Nicola
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A Lecce confronto tra Cgil e governo. Baseotto: "Ne chiediamo la cancellazione. L'esecutivo finora ha usato la medicina sbagliata". Il vice ministro dello Sviluppo Bellanova: "Ora norma sulla tracciabilità, poi vedremo se intervenire ancora"

“Noi come Cgil abbiamo una proposta di legge che contiene una richiesta precisa: i voucher vanno aboliti”. Lo ha detto il segretario confederale della Cgil, Nino Baseotto, intervenendo all’incontro “Diritto al lavoro decente e dignitoso”, che si è svolto oggi (28 maggio) a Lecce nell’ambito delle Giornate del Lavoro. Il lavoro dignitoso, ha spiegato, “in Italia non c’è per tutti. L’impiego poco dignitoso si va allargando: è il risultato delle politiche sbagliate negli ultimi vent’anni, dove si è scambiata la precarietà per flessibilità”. I settori che più preoccupano il sindacato “sono quelli con maggiore precarietà, con rapporti di lavoro senza contratti regolari: tra questi si includono larghi segmenti dei settori tradizionali come i servizi”. L’uso sconsiderato dei voucher “non garantisce certamente le tutele”.

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Sulla questione voucher è tornata anche il vice ministro dello Sviluppo economico, Teresa Bellanova. “I voucher non sono stati inventati con l’ultima riforma, c’erano già prima. Vanno utilizzati quando non c’è spazio per intavolare un rapporto di lavoro regolare: se c’è un rapporto in nero allora i voucher sono utili. Al contrario, non credo siano utili per l’industria”. Il governo si è già impegnato a porre un limite ai voucher con un provvedimento che sarà approvato a breve: “Partiamo con la norma sulla tracciabilità, poi vediamo dove e come sarà il caso di intervenire ancora”, così Bellanova. La Cgil ne chiede la cancellazione.

L’esponente del governo ha poi parlato del lavoro: “E’ una vera e propria piaga, dobbiamo combatterlo con una battaglia a viso aperto. Occorre mettere insieme gli ispettori e ampliare la capacità di intervento, ottenere una programmazione ispettiva unica. Ma le ispezioni non sono sufficienti, bisogna lavorare sulla cultura della legalità: abbiamo fasce di lavoro tutelato e fasce irregolari perfino all’interno della stessa impresa”.

Nino Baseotto si è soffermato sul nodo dei contratti. “Oggi siamo impegnati nei rinnovi – ha spiegato -. Se andiamo a solo a quindici mesi fa, il presidente di Federchimica diceva che si potevano realizzare solo con la restituzione degli aumenti da parte dei lavoratori. Un anno dopo – invece - abbiamo rinnovato parecchi contratti, sono aperti molti tavoli difficili”. Con il governo in carica, ha riflettuto Baseotto, “abbiamo assistito negli ultimi due anni all’avanzare di una filosofia che dice che i sindacati sono vecchi, non servono più, l’esecutivo vuole risolvere da solo le grandi questioni sociali. Una filosofia che non ha registrato particolari successi”. Al contrario “è servita a nascondere un’impostazione vecchia, che ricorda gli anni Cinquanta, con qualcuno che pensa di prescindere dalle parti sociali e rivolgersi direttamente al popolo”.

 

Nel nostro paese, inoltre, “non si può parlare di tassazione di grandi patrimoni e ricchezze. Sulla previdenza, alcuni esponenti governativi hanno annunciato la flessibilità in uscita con penalizzazioni, ma non toccano le pensioni d’oro. Questo è un modo di non affrontare i problemi, senza riflettere su dove si prendono le risorse. Siamo davanti a qualcosa di insensato – a suo avviso -: in questi giorni saranno 20 anni dal pacchetto Treu, nel frattempo il mantra ha imposto di aumentare la flessibilità sostenendo che così riprende la crescita, ma il risultato è l’esatto contrario”. Da parte sua, il governo “fa finta di non accorgersi che c’è un problema e insiste con la medicina sbagliata. Bisogna lasciare da parte le bandierine, ammettere che se una ricetta non guarisce il malato bisogna cambiarla e ripartire dal lavoro. Questa - a suo giudizio - deve essere la sostanza del dialogo sociale in Italia”.

“Voglio congratularmi con coloro che hanno inserito la parola ‘dignità’ nella Carta dei diritti”. Così Gianni Rosas, direttore dell’Oil  per l’Italia e San Marino: “E’ la dignità dei lavoratori, prima di tutto, che concede loro libertà assoluta e una retribuzione adeguata. Il lavoro ha alcuni pilastri: l’accesso all’impiego, sia come quantità sia come qualità, la paga adeguata e la fruizione dei diritti fondamentali tra cui la contrattazione collettiva”. Un altro pilastro è la protezione sociale, ha aggiunto, e “le parti sociali devono essere coinvolte nei processi di organizzazione del lavoro”.

Una riflessione sui mercati del lavoro in Europa è stata al centro dell’intervento di Fabiana Pierini, ricercatrice della commissione Affari sociali della Ue. “Nei paesi nordici i lavoratori sono protetti all’interno del mercato – ha osservato -, in caso di licenziamento vengono avviati a trovare un altro lavoro in modo veloce ed efficace”. La componente femminile è ancora penalizzata, soprattutto in Italia: “Le donne soffrono di una serie di disincentivi, per esempio la mancanza di congedo parentale per entrambi i genitori, oppure il carico fiscale eccessivo che pesa su una coppia”, ha concluso.