Vertenza Start Romagna, fumata nera. Per i sindacati siamo a un punto morto. Nessuna intesa su personale aziendale, trattamenti economici, assunzioni, appalti e sicurezza, accordo unico di secondo livello: “restano irrisolte le principali criticità sollevate – scrivono in un comunicato unitario Luigi Montesano della Filt Cgil, Rita Scarano della Fit Cisl, Carmelo D’Urso della Faisa Cisal, Giuseppe Montesano della Usb Lavoro Privato e Alberto Palmieri della Ugl Autoferro –. Un primo incontro tra sindacati e Start Romagna si era svolto in data 11 settembre e si era concluso senza alcun accordo, poiché l’azienda, pur dichiarandosi disponibile al confronto, è rimasta di fatto ferma sulle proprie posizioni. Per questo motivo, le organizzazioni sindacali, come previsto dalla legge, hanno richiesto un ulteriore incontro presso la Prefettura di Rimini”. Anche in questa occasione fumata nera: era venerdì scorso, 18 settembre, le parti si erano incontrate in Prefettura a Rimini, “nell’ambito della procedura prevista dalla normativa in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La procedura era stata avviata a fronte di una serie di criticità riguardanti la gestione del personale aziendale, i trattamenti economici, le relazioni sindacali, l’organizzazione del lavoro, le assunzioni e la sicurezza. Al termine del confronto, non sono emerse risposte sufficienti a superare le questioni poste al tavolo”.

Trattamenti economici e relazioni sindacali

Per i sindacati uno dei nodi principali da sciogliere riguarda le recenti scelte dell’azienda in materia di trattamenti economici individuali. Secondo le organizzazioni di rappresentanza, “gli ultimi interventi della direzione hanno determinato differenze retributive tra lavoratori con lo stesso inquadramento, le stesse mansioni e responsabilità, creando disparità all’interno delle medesime figure professionali”. Condizioni che, secondo le sigle, non possono essere affrontate attraverso una contrattazione individuale e unilaterale. “La contrattazione collettiva deve essere il luogo nel quale vengono definiti criteri e condizioni economiche trasparenti e condivisi. Il singolo lavoratore, infatti, non dispone dello stesso peso contrattuale e degli stessi strumenti di una rappresentanza collettiva e, nel confronto individuale con l’azienda, rischia di trovarsi in una posizione più debole. È proprio per questo che i lavoratori scelgono di essere rappresentati”. Per questo motivo, secondo i sindacati, è “necessario ricondurre queste scelte all’interno di un confronto sindacale  strutturato, evitando che trattative individuali producano disparità tra lavoratori che svolgono le medesime mansioni e indeboliscano il ruolo della contrattazione”.

Assunzioni e condizioni contrattuali

“Restano da chiarire – continua la nota sindacale – i criteri adottati per alcune assunzioni di operatori di esercizio con trattamento economico superiore al parametro di ingresso 140 e di Comandanti del traghetto con parametro superiore al 193. Analoga attenzione è stata posta sulle assunzioni di personale addetto alla verifica dei titoli di viaggio con parametro inferiore al 140 e con contratto a tempo determinato”. Le organizzazioni chiedono chiarezza sulle motivazioni di tali scelte, che vanno, secondo loro, “in direzione opposta rispetto alle intese precedentemente raggiunte, nonché sulle prospettive occupazionali dei lavoratori interessati, affinché all’interno dell’azienda non si consolidino condizioni differenti prive di adeguate motivazioni”.

Appalti e valorizzazione delle professionalità interne

Un altro nodo riguarda il ricorso agli appalti e alle esternalizzazioni. Secondo i sindacati “è necessario verificare quali attività possano essere svolte utilizzando le professionalità già presenti in azienda, evitando di ricorrere all’esterno quando esistono concrete possibilità di valorizzazione e ricollocazione del personale, anche in funzione delle imminenti innovazioni negli impianti fissi. La verifica dei titoli di viaggio rappresenta un esempio significativo: lavoratori non più idonei alla guida (sia definitivi che temporei) potrebbero essere impiegati in attività compatibili con la loro esperienza, trasformando una situazione di difficoltà professionale in un’opportunità di ricollocazione. Lo stesso principio deve essere valutato per altre attività lavorative oggi affidate all’esterno, che peraltro hanno anche ricadute importanti sul bilancio economico dell’azienda”.

Verso un unico accordo di secondo livello

I sindacati ribadiscono, dopo più di 14 anni dalla nascita dell’Area Vasta, la “necessità di avviare finalmente un percorso finalizzato alla definizione di un accordo collettivo di secondo livello unico per Start  Romagna spa. L’obiettivo è armonizzare le condizioni oggi differenti nei territori, iniziando e intervenendo su mensa, buoni pasto, orario di lavoro, maggiorazioni, indennità, vestiario e tutti gli altri istituti contrattuali aziendali. Un quadro unitario delle condizioni di lavoro può rappresentare anche uno strumento utile per affrontare le prospettive future del trasporto pubblico locale e l’eventuale evoluzione delle gare a livello romagnolo o regionale”.

Sicurezza: servono interventi concreti

Resta particolarmente delicato il tema della sicurezza di lavoratori e utenti. “Sono state segnalate criticità relative ad alcuni mezzi – scrive il sindacato –, tra cui l’assenza di adeguate paratie di protezione del posto guida e anomalie  tecniche improvvise su alcuni autobus elettrici, riguardanti la movimentazione, la sterzata, il blocco delle porte e altri malfunzionamenti. Le organizzazioni hanno richiesto anche quali siano state le modalità operative rispetto alla formazione del personale viaggiante per i nuovi mezzi, precisando che occorre investire maggiormente sulla formazione degli autisti. Si tratta di aspetti che richiedono controlli tempestivi, procedure chiare e interventi efficaci, compresa la messa fuori servizio dei mezzi quando le anomalie possano compromettere la sicurezza dell’esercizio”.

“Il confronto non si chiude qui”

Il mancato accordo conferma che restano aperte questioni importanti per il futuro dell’azienda e per le condizioni di lavoro del personale. I sindacati, si legge nella nota, “continueranno a chiedere trasparenza nella gestione del personale, sui trattamenti economici, sul rispetto della contrattazione collettiva, valorizzazione delle professionalità interne, un percorso verso condizioni contrattuali che siano finalmente omogenee e precise garanzie sulla sicurezza. La procedura di raffreddamento si è conclusa senza un’intesa, ma la vertenza prosegue”. 

Le organizzazioni valuteranno le prossime iniziative da intraprendere, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa, e continueranno a informare le lavoratrici e i lavoratori sugli sviluppi del confronto con l’azienda. Confermando la propria piena disponibilità a proseguire il confronto, qualora la direzione di Start  Romagna intenda affrontare concretamente le questioni ancora aperte come dichiarato in sede Prefettizia e giungere alla definizione di un accordo formale tra le parti, anche quale inizio di un percorso negoziale per un accordo aziendale unico di secondo livello. “La semplice disponibilità al dialogo, fin qui manifestata, non è infatti sufficiente: è necessario che il confronto produca risposte concrete e consenta di superare le criticità che hanno dato origine alla vertenza. Nei prossimi giorni si terranno le assemblee con le lavoratrici e i lavoratori nei territori di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, nel corso delle quali saranno illustrati gli esiti del confronto e saranno valutate le prossime iniziative da intraprendere”.