Gli stabilimenti ex Ilva di Genova, Taranto e Novi Ligure (Alessandria) non chiudono. I commissari di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria lo hanno comunicato nella tarda serata di ieri (mercoledì 14 ottobre). “Taranto e Genova - scrivono - continuano a produrre e continueranno a farlo nei prossimi mesi, con il richiamo del personale necessario dalla cassa integrazione straordinaria, mentre per Novi Ligure si lavora a una soluzione dello stesso tipo”.

I commissari dell’ex Ilva precisano che “le brevi sospensioni tecniche previste tra una fase e l'altra sono parte di un piano di continuità produttiva e occupazionale, non di una cessazione dell'attività”. Sul tavolo, inoltre, c'è un piano interventi che è stato attivato, volto a “contenere gli effetti della contrazione produttiva, salvaguardare il più possibile i livelli occupazionali e tutelare l'indotto”.

Taranto: quarto giorno di sciopero

Prosegue per il quarto giorno la protesta dei lavoratori di Taranto, con presìdi sulle statali 7 per Massafra e 106 Jonica (in direzione Reggio Calabria), bloccate da lunedì mattina. Anche nella notte appena trascorsa operai e delegati sindacali sono rimasti lungo le strade, riparandosi nelle tende e accendendo fuochi difendersi dal freddo.

Il decreto varato dal governo non ha placato le preoccupazioni di Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil e Usb, che oggi incontrano a Bari (alle ore 10) il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. Centinaia di manifestanti sono giunti nel capoluogo pugliese per l’incontro, dopo aver sfilato in corteo per il lungomare. Al centro del confronto la richiesta di un sostegno concreto da parte di Regione e Provincia, attraverso un documento condiviso che faccia pressione sull'esecutivo e favorisca una nuova convocazione a Palazzo Chigi.

Ma veniamo alla comunicazione dei commissari di ieri sera. I tre professionisti nominati dal governo hanno dichiarato di aver avviato con alcune imprese siderurgiche italiane un accordo per l'attività di “laminazione conto terzi”, che ha portato alla sottoscrizione (con tre società) di ordini per circa 365 mila tonnellate di bramme. La fornitura esterna di bramme si è resa necessaria poiché a Taranto da alcuni giorni è stata fermata la produzione di acciaio, mentre nell'area a caldo è stato messo in preriscaldo l'unico altoforno (il 2) che era in marcia.

Il programma prevede il richiamo dalla cassa integrazione del personale di esercizio e manutenzione del Treno Nastri 2 nei primi giorni di novembre, la laminazione dal 10 novembre al 14 dicembre e la messa in sicurezza degli impianti entro il 19 dicembre. Una seconda fase è programmata dal 7 gennaio 2027 per tutto il mese, e si sta lavorando per ampliare gli ordini e definire accordi con altri operatori per l'intero primo semestre 2027.

Ma la laminazione delle bramme è solo un segmento del ciclo di produzione, e questo non può certo placare la protesta. Da settimane i sindacati insistono sulla necessità di strumenti straordinari di tutela dei lavoratori, come il riconoscimento del lavoro usurante in acciaieria o dell'esposizione all'amianto e agli agenti inquinanti. Altra richiesta riguarda gli incentivi economici per l'esodo volontario agevolato.

Su questi temi non è giunta alcuna risposta dal decreto legge varato dal governo, spiegano i sindacati, per i quali il provvedimento sostanzialmente offre sino a giugno 2027 la cassa integrazione per gli operai dell'indotto-appalto e la prosecuzione dell'integrazione economica della cassa straordinaria per i dipendenti diretti.

Genova: si torna a lavorare

La protesta è rientrata ieri sera, con lo sgombero del primo piano della Prefettura che era stato occupato nel primo pomeriggio di ieri, dopo che i commissari hanno comunicato che a Cornigliano arriveranno i coils necessari a tenere in attività l'area di laminazione. I coils, pari a 35 mila tonnellate al mese, non giungeranno da Taranto, ma da operatori esterni; il sito di Genova, dunque, lavorerà in conto terzi.

“Tre giorni di lotta, tre giorni intensi. Tutti i lavoratori hanno capito la gravità del rischio che da metà novembre potessero essere messi in cassa integrazione a zero ore: questo scenario è momentaneamente sventato”, commenta il rappresentante Rsu Fiom Cgil Armando Palombo: “Questo grazie all'intelligenza di tutti, al coraggio che ci abbiamo messo. La produzione c’è, è sventato quello scenario catastrofico che prevedeva la chiusura dello stabilimento. Abbiamo chiesto lavoro e si torna a lavorare".

Venendo alla comunicazione dei commissari, i tre professionisti hanno annunciato che le linee di zincato, decapato e banda stagnata proseguono la lavorazione, con l'impiego delle maestranze fino a fine novembre 2026. Parallelamente, sul modello di Taranto, i commissari stanno conducendo trattative con operatori esterni per accordi commerciali, anche di “laminazione conto terzi”, a sostegno delle stesse linee; la finalizzazione è prevista entro circa dieci giorni.

Gli accordi assicureranno allo stabilimento una fornitura di 35 mila tonnellate mensili di coils, con il richiamo del personale necessario a partire dall'11 gennaio 2027. Tra l'esaurimento dei coils oggi disponibili (a fine novembre) e l'avvio della “laminazione conto terzi” vi sarà quindi soltanto una sospensione tecnica temporanea di alcune settimane, del tutto analoga a quella prevista per Taranto nel periodo delle festività.

Novi Ligure: corteo e incontro col prefetto

Corteo oggi ad Alessandria, dal centro cittadino a Palazzo Ghilini, per chiedere un incontro al prefetto. “Bene la decisione dei commissari sulla non chiusura dei siti di Taranto e Genova, ma mancano pezzi per Novi Ligure pre e post cassa integrazione”, spiega Maurizio Cantello (Fiom Cgil): “Ma, soprattutto, il nodo principale rimane il piano industriale”.

I lavoratori hanno anche inviato una lettera aperta ai cittadini. “La nostra è una battaglia vera per la difesa del posto di lavoro, della dignità e del futuro delle nostre famiglie”, scrivono i dipendenti ex Ilva: “Un prezzo altissimo che ci troviamo a pagare non per nostra colpa, ma a causa di scelte politiche e industriali fallimentari. Tra le campate di questo stabilimento sono passate generazioni intere di novesi. Questa fabbrica non è un corpo estraneo, ma fa parte del nostro dna”.

Riguardo il futuro dello stabilimento, i commissari hanno comunicato di essere “pienamente consapevoli delle difficoltà affrontate dai dipendenti” e confermano il proprio impegno a individuare soluzioni analoghe a quelle attivate per Taranto e Genova. La principale criticità è rappresentata “dalla disponibilità di coils con caratteristiche idonee alla laminazione nel sito”. I commissari ritengono comunque che entro il primo trimestre del 2027 sarà possibile, ragionevolmente, trovare le medesime soluzioni già individuate per Taranto e Genova.