Doccia gelata per l'ex Ilva. Acciaierie d'Italia ha annunciato da oggi (venerdì 9 ottobre) lo stop alle attività produttive degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto, nonché la “fermata temporanea generale” degli impianti di Genova, Novi Ligure (Alessandria) e Racconigi (Cuneo) entro il 15 novembre.

La risposta dei lavoratori: è sciopero

Immediata la risposta dei sindacati. Da lunedì 12 sono state proclamate 24 ore di sciopero nazionale in tutti gli stabilimenti. “Siamo venuti a Palazzo Chigi per chiedere lavoro, salute e sicurezza”, commenta il segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma: “La risposta è stata che da metà novembre tutti i lavoratori di tutti gli stabilimenti rischiano di essere messi in cassa integrazione. Per questa ragione abbiamo deciso di dichiarare 24 ore di sciopero”.

“L'unica certezza, come sempre, è la cassa integrazione, che non può essere assolutamente l'obiettivo”, aggiunge il segretario generale Uilm Uil Davide Sperti: “L'unica cosa emersa è che dal 15 novembre si fermano gli impianti e ci sarà una risalita della cassa integrazione, per noi assolutamente intollerabile”.

La situazione è drammatica, sottolinea il segretario generale Fim Cisl Ferdinando Uliano: “Dal 15 novembre avremo ferme le aree a caldo e anche le aree a freddo, questo non è sostenibile. Abbiamo chiesto al governo che venissero alimentate le aree a freddo, ma c'è stata prospettata una non disponibilità finanziaria. Abbiamo quindi dichiarato 24 ore di sciopero”.

La riunione di Palazzo Chigi

La comunicazione è arrivata ieri (giovedì 8 ottobre), poche ore prima dell'incontro a Palazzo Chigi tra governo e sindacati sul futuro dell'azienda. Nel corso del tavolo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha indicato che il governo intende portare nel prossimo Consiglio dei ministri un decreto-legge che contenga le tutele sociali per i lavoratori.

L’esecutivo punta a una cassa integrazione straordinaria non per cessazione d’attività, ma in una prospettiva di continuità. L'obiettivo del governo è una produzione di acciaio green con impianto Dri e forni elettrici, purché nell'ambito di un piano industriale credibile.

Da oggi (venerdì 9 ottobre), intanto, saranno sospese tutte le attività produttive degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. La decisione viene ricondotta all'ottemperanza al decreto della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio, dopo il rigetto, notificato il 5 ottobre, della richiesta di sospensione dell'esecuzione. L'azienda fa anche richiesta di ammortizzatori sociali.

Gli impianti saranno mantenuti in modalità di riscaldo “hot stand-by”, in attesa della decisione della Corte di Cassazione. Ma “in assenza” di un provvedimento favorevole, il 24 ottobre verrà “sospeso” anche il mantenimento in riscaldo, con lo spegnimento definitivo dell'area a caldo entro il 25 ottobre, “senza alcuna possibilità” di riavvio successivo.