Acciaierie d'Italia ha chiesto il ricorso fino al 28 febbraio di una nuova cassa integrazione straordinaria per 38 lavoratori (su 40 complessivi) del sito di Salerno della AdI Tubiforma, società che rientra nel perimetro del colosso siderurgico. A dirlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, chiedendo al ministero del Lavoro e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, un incontro poiché temono “un effetto a cascata, ovvero il progressivo coinvolgimento degli altri stabilimenti del gruppo”.

Fiom, Fim e Uilm, attraverso i coordinatori nazionali di settore, dicono che la comunicazione di cassa da parte di Acciaierie “anticipa tematiche discusse con il ministero del Lavoro, così come convenuto nell'incontro a Palazzo Chigi del 16 settembre, e che avrebbero dovuto verificarsi solo in occasione dello stop dell’area a caldo a valle della sentenza della Corte di Cassazione prevista per il prossimo 20 ottobre”.

In particolare, sottolineano i sindacati, l'azienda indica "come numero massimo l'intero stabilimento di Salerno, prevedendo un effetto a cascata”. Da qui, dicono le tre sigle citando la missiva aziendale, “la prossima strutturale modifica degli assetti produttivi dello stabilimento di Taranto per effetto della cessazione dell'esercizio dell'area a caldo”.

Infatti, scrive l'azienda ai sindacati, "il fermo produttivo imposto dal provvedimento giudiziale comporterà la conseguente impossibilità di alimentazione, almeno fino alla complessiva riorganizzazione produttiva del gruppo, delle attività a valle del ciclo produttivo dell'area a caldo e delle funzioni di staff connesse alle attività”.

Le tre categorie così concludono: “A questo si aggiunge la preventiva comunicazione del pagamento diretto Inps, condizione ancora in discussione nel decreto che dovrebbe essere adottato dal governo per la gestione dell'eventuale emergenza”.