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“Beko sta venendo meno alla corretta realizzazione del piano industriale concordato con l’intesa del 2025”. A denunciarlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil e Uglm nell’incontro tenutosi oggi (giovedì 8 ottobre) a Roma, presso il ministero delle Imprese, precisando che le maggiori inadempienze si registrano “sul versante della carenza di adeguati investimenti di prodotto, di volumi produttivi insufficienti e quindi di pesante ricorso alla cassa integrazione”.
Più in particolare, a Cassinetta (Varese) sono “crollate le produzioni della cottura, anche a causa del rinvio del lancio del nuovo forno, e abbiamo perfino ragione di temere la delocalizzazione di alcuni modelli di frigoriferi, con un conseguente aumento della cassa integrazione”. A Melano (Ancona) e Comunanza (Ascoli Piceno) i volumi “sono molto al di sotto dei target previsti, tanto che sta aumentando a dismisura il ricorso agli ammortizzatori sociali”.
I sindacati rilevano che “negli uffici continua poi la collocazione in cassa integrazione degli impiegati, nonostante le numerosissime uscite volontarie incentivate avvenute nel frattempo. Non sono garantite con un normale turnover le posizioni strategiche delle divisioni ricerca/sviluppo, qualità e commerciale. L’unica realtà che in questa fase sembra meno colpita dalla crisi è quella di Carinaro. La direzione di Beko si è trincerata con una posizione meramente formale di rispetto degli accordi nel mantenimento in Italia delle fabbriche e delle funzioni di staff”.
Fiom, Fim, Uilm e Uglm rimarcano che “Beko non solo sta rinviando gli investimenti di prodotto necessari agli stabilimenti italiani, ma sta privilegiando, con una strategia commerciale scellerata, le produzioni a basso costo a detrimento di quelle italiane. Abbiamo quindi chiesto al Mimit di far valere le garanzie di salvaguardia delle produzioni italiane che il ministero stesso aveva prestato. Per farlo occorre che il governo intervenga direttamente sulla proprietà turca, richiamandola alle sue responsabilità e chiedendo dignità e autonomia per le realtà e il management italiani. Al contempo deve concretizzarsi la politica di sostegno al settore degli elettrodomestici, in oggettiva difficoltà”.
Per quanto concerne lo stabilimento di Siena “non è stata ancora individuata una precisa soluzione di reindustrializzazione, ma il ministro ha parlato di un interessamento di Leonardo. Giacché troppe volte la soluzione per Siena è stata data per imminente sui giornali, ma poi smentita e procrastinata, chiediamo al Mimit una convocazione specifica per Siena, che chiarisca l’effettiva portata dell’interessamento di Leonardo”.
Fiom, Fim, Uilm e Uglm così concludono: “Da Siena al resto del gruppo troppe questioni restano in attesa di risposta, per cui consideriamo il tavolo di oggi solo sospeso e siamo pronti a nuove mobilitazioni dinanzi a ulteriori ritardi”.






















