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Formazione

La Cgil e il mondo che cambia

Roberto Greco
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Si chiama ‘Marco Polo' il nuovo corso formativo sperimentale della confederazione prossimo ai nastri di partenza, riservato ai responsabili esteri di categorie nazionali, regionali e Camere del lavoro, e ispirato alla gesta del celebre personaggio veneziano per poter affrontare le grandi sfide contemporanee, come nazionalismi, globalizzazione, digitalizzazione, ambiente, con una chiave di lettura più moderna e diversa da quelle delle generazioni precedenti 

Il progetto è ambizioso e stimolante. Fin dal titolo, ‘Marco Polo’, ispirato alle gesta del celebre viaggiatore e mercante della Repubblica di Venezia. Si tratta del nuovo corso di formazione della Cgil, ormai prossimo ai nastri di partenza (la presentazione ufficiale avverrà mercoledì 13 ottobre), dedicato a una serie di argomenti di grande attualità come i nazionalismi, la globalizzazione, la digitalizzazione, l’ambiente.“Ci siamo chiesti – afferma Giancarlo Pelucchi, responsabile formazione della Cgil nazionale -: come interpretiamo il mondo e i suoi cambiamenti? Ad esempio, in che modo affrontare la lotta contro i nazionalismi. Non è solo una scelta politica indispensabile per i sindacati confederali europei. Ma una chiave di lettura che riproduca in una visione più moderna la necessità di una nuova capacità di leggere le sfide della globalizzazione, della digitalizzazione, della compatibilità ambientale, generazionale e di genere, del multiculturalismo alle nostre identità e capacità di azione sociale”. Insomma, una sorta di nuovo mondo, quello che si ha di fronte, da dover affrontare sulla falsariga di quanto fece nove secoli fa Marco Polo sulla ‘via della seta’.

Ma a chi è riservato ‘Marco Polo’? Quali i fruitori del corso? “Pensiamo – precisa Pelucchi - a un’azione formativa sperimentale dedicata ai responsabili internazionali di categorie nazionali, Cgil regionali e Camere del lavoro, spesso giovani e scolarizzati, che hanno percorsi formativi e di socializzazione alla politica e al sindacato diversi da quelli tradizionali delle generazioni precedenti, in un mondo completamente cambiato e perennemente in evoluzione”. Dunque, saranno due i percorsi formativi e viaggeranno parallelamente: il primo sul mestiere del sindacato in continuo mutamento di fronte alle sfide globali, Un percorso da fare in parte in modalità sincrona virtuale, ma appena sarà possibile anche in presenza in aula, per creare legami e affinità al fine di costruire un gruppo.

 Il secondo percorso di formazione, intrecciato al primo, offrirà invece un ciclo di webinar dedicato ad approfondimenti su tematiche internazionali, rivolti non solo al gruppo costituitosi nel primo percorso, ma aperti a delegati e dirigenti Cgil. Tale offerta vede la partecipazione di docenti di alto livello e la possibilità di interlocuzione e partecipazione attiva sui temi della contemporaneità (crisi mondiale, approfondimenti di alcune contesti geopolitici, focus tematici come l’automazione o il cibo, solo per fare due esempi). Il ciclo è finalizzato all’analisi critica di alcune dinamiche geopolitiche e viene proposto in collaborazione con il Politecnico di Milano.

Il primo modulo dedicato agli strumenti di analisi sulle dinamiche geopolitche sarà attuato in collaborazione con il Politecnico di Milano (nella fattispecie con il professor Matteo Goldstein Bolocan, geografo e direttore del Pim). Il secondo modulo sarà incentrato sul sindacato e l’Europa e sul sindacato europeo con il contributo fattivo di Susanna Camusso, responsabile dell'area politiche europee e internazionali della confederazione. Inoltre, si terranno seminari tematici aperti anche ad altri potenziali partecipanti (genere, ambiente, digitalizzazione, materie prime, ecc,)

Spiega Goldstein Bolocan: “Le dinamiche che attraversano il mondo appaiono dirompenti e spesso in discontinuità con le logiche tradizionali che hanno a lungo regolato i rapporti internazionali e orientato i gruppi dirigenti nazionali e l’opinione pubblica nei diversi paesi. Tutto questo impone una rivisitazione del patrimonio di idee del movimento dei lavoratori e un affinamento delle stesse categorie interpretative che informano l’azione sociale e politica. Questa consapevolezza motiva l’insieme del programma di formazione sindacale Marco Polo e, in particolare, un secondo ciclo di incontri - egemonia e conflitti nello spazio-mondo contemporaneo - che si intreccia al primo dedicato alla pratica sindacale europea e internazionale. Per le ragioni accennate, l’istanza della formazione si combina qui più esplicitamente con quella della ricerca, nel senso di un’esplorazione collettiva orientata a interpretare il mondo e i suoi cambiamenti, come recita il sottotitolo dell’iniziativa”.

“Da questa prospettiva - prosegue il docente del Politecnico milanese -, il richiamo al più noto tra i mercanti e viaggiatori medievali è assai suggestivo in quanto il suo peregrinare nel mondo solcando le ‘vie della seta’ verso l’Oriente a la Cina durante l’ultimo quarto del Duecento risponde a una logica che rimanda all’esperienza diretta dei luoghi e dei paesaggi attraversati piuttosto che alla presunta capacità di calcolare movimenti e traiettorie in uno spazio astratto. È questo tratto, premoderno se si vuole, che affascina e cattura la nostra attenzione. Diversamente dagli esploratori del Quattrocento e Cinquecento, per i quali lo spazio-mondo è ricondotto a conoscenze misurabili e a distanze che impongono velocità di movimento e rotte riproducibili nelle cartografie moderne, Marco Polo avanza per luoghi attraversati facendo esperienza diretta del clima, del terreno e delle lingue parlate da una pluralità di popoli e civiltà".

“Intendiamo sperimentare un itinerario di formazione che intrecci la ‘storia del presente’ con le dinamiche di una globalizzazione che genera eventi e processi alle diverse scale e senza un ordine geopolitico apparente. E ciò in un mondo che anche nelle crisi più recenti sembra riprodurre quello scarto tra cosmopolitismo dell’economia e nazionalismo della politica che Antonio Gramsci individuava lucidamente e con preoccupazione già all’inizio del Novecento. Uno scarto conflittuale, quello tra spazialità politiche e spazialità economiche, che pare anzi radicalizzarsi con la globalizzazione più recente senza consentire facili composizioni. Alla luce di queste considerazioni risulta evidente che provare ad avanzare un’interpretazione del mondo contemporaneo e dei suoi cambiamenti non è solo una scelta politica indispensabile per i sindacati confederali europei, ma essa diviene una necessità non prorogabile per affrontare le cosiddette ‘sfide’ della globalizzazione, della digitalizzazione, della sostenibilità ambientale, generazionale e di genere, del multiculturalismo in una rinnovata chiave critica al tempo stesso realista e prospettica”, rileva ancora il professore.

“La storia della Cgil, del movimento operaio, del sindacato è una storia (e un presente) internazionale e internazionalista – sostiene Susanna Camusso -. Non solo per un tributo al monito: ‘Proletari di tutto il mondo unitevi’ di Karl Marx, è una lezione della storia che ci racconta che le grandi conquiste del lavoro non hanno mai una storia solo nazionale, anzi. Tuttora il presente ci dice che senza unità del lavoratori e delle lavoratrici, vincerà chi li divide e contrappone. Molto dei nuovi nazionalismi ci parlano di sfruttamento, di peggioramento delle condizioni di lavoro, di lavoro povero e di muri creati per indebolire ed impoverire diritti sociali e civili. Non è per caso che il Primo Maggio sia festa internazionale del lavoro, e mantiene una così forte carica simbolica che è ancor oggi, repressa ed impedita nei paesi a regime totalitario. L’unità è la prima ragione che varca i confini e unisce lotte e conquiste, una dimensione che porta l’organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) ad essere l’unica agenzia Onu a carattere tripartito (governi, sindacati, imprenditori); la dichiarazione di Filadelfia 1944 è tuttora un manifesto del valore del lavoro, da lì trae origine l’espressione il lavoro non è una merce”.

“Altre ragioni – osserva inoltre la dirigente sindacale - sostengono e rafforzano la dimensione internazionale: l’esistenza di organismi internazionali che condizionano scelte e politiche dei singoli paesi, dalla comunità europea, al fondo monetario internale, all’organizzazione del commercio piuttosto che della sanità per fare degli esempi. Ogni sindacato ha necessità di conoscere, interagire o confliggere con le istituzioni o gli organismi sovranazionali, per gli effetti che le politiche hanno sul lavoro e sulle sue condizioni e sempre più anche per la mobilità geografica del lavoro. Richiedono presenza e partecipazione si sono organizzati in confederazioni europee e mondiali, e in organizzazione di categoria. Organizzazioni internazionali dei sindacati che rafforzano e sostengono i processi di autonomia e di indipendenza nei singoli paesi. La Cgil nella storia e ne presente è protagonista di questi processi, è un’attività inscindibile da quella più nota e quotidiana del fare sindacato. Tutto poi trova sintesi nel grande principio della solidarietà, nel mutuo soccorso tra organizzazioni sorelle, nella relazione tra popoli lavoratori fratelli. Lo ritroviamo nella cooperazione, nelle vertenze, nel sostegno a popoli in lotta per la loro libertà".

Conclude l’ex segreteria generale Cgil: “La dimensione mondiale del lavoro precede di gran lunga la globalizzazione neoliberista, e la sua necessità non viene meno. Un impegno spesso sconosciuto ai militanti, alle militanti ed agli iscritti e alle iscritte, non sempre è immediata la coscienza della nostra interdipendenza, della necessità di orientarsi in una geopolitica complessa ed in movimento. Pensiamo sia necessario condividere, mettere a disposizione conoscenze e pratiche, ed anche le domande necessarie per ricostruire coordinate di lettura del mondo. Cosi nasce ‘Marco Polo’, storia, conoscenza, pratiche e un po’ di ‘avventura’ nell’analisi; formazione e ricerca, valore dell’attività della nostra organizzazione, valore che è davvero tale se conosciuto e condiviso”.